La regina dei francesi Maria Antonietta non fu probabilmente mai amata dal popolo, anche se la sua posizione è stata completamente rivalutata nel corso dei decenni e dei secoli, ma fatto sta che la conclusione fu il suo ghigliottinamento, che la vide protagonista il 16 ottobre 1793 dopo un processo farsa, accompagnata alla morta dalle urla di giubilo della gente accalcata attorno al patibolo di Place de la Révolution, oggi Place de la Concorde.

Uno degli eventi che la fece divenire ancora più invisa al suo popolo si svolse circa un decennio prima, tra il 1784 e il 1785, e fu quello relativo a una famosa truffa che non portò ad altro che a fomentare l’astio dei suoi già numerosi detrattori.

Parliamo dello scandalo della collana, una delle ragioni che scatenò la Rivoluzione francese e la fine dell’Ancien Régime.

La regina Maria Antonietta

Fotografia di Élisabeth Vigée Le Brun di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

La collana in questione era un meraviglioso gioiello realizzato dai gioiellieri Charles-Auguste Böhmer e Paul Bassenge, composta da circa 160 pezzi tra diamanti e perle: un oggetto dal grandissimo valore – pare fosse valutato oltre il milione e mezzo di livres –, realizzato su commissione del re Luigi XV il Beneamato che intendeva donare la collana alla sua favorita, la contessa Marie-Jeanne du Barry.

Con la morte del sovrano (10 maggio 1774), però, la nobildonna fu prontamente allontanata dalla corte e perciò la collana non poté più essere consegnata, rimanendo nella bottega parigina di Böhmer e Bassenge.

Il prezioso fu proposto comunque ai nuovi sovrani, Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena e Luigi XVI, incoronati l’11 giugno 1775, ma la corte ritenne assai sconveniente procedere a un tale dispendioso acquisto in un periodo di difficoltà come quello che si era presentato già all’indomani della salita al trono.

Medaglioni commemorativi dell’incoronazione di Luigi XVI e di Maria Antonietta

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Di fatti, se da un lato Luigi XVI manifestò il suo interesse a rimettere le mani sulle colonie perdute nell’America settentrionale, dall’altro attirò su di sé la furia dei sudditi per via della aspra crisi finanziaria, dalla quale il re non riuscì a sollevare il suo paese, che portò a nuovi aumenti di prezzo e a condizioni di vita sempre più dure. Oltre ciò, è da sapere che la regina era stata accolta fin dal principio con molti pregiudizi per via delle sue origini austriache – era difatti soprannominata l’Austriaca, in modo spregiativo –; preconcetti che la donna non aveva fatto nulla per mitigare, ma anzi, aveva alimentato con la sua condotta molto frivola e le decisioni avventate che spesso si ripercuotevano sulla pelle del suo popolo.

Insomma, non si poteva procedere a una tale spesa mentre il popolo moriva di fame e la collana tempestata di perle e diamanti rimase sul groppone dei poveri gioiellieri che per costruirla si erano duramente indebitati. Nel 1782, però, alle orecchie di Charles-Auguste Böhmer e Paul Bassenge arrivò una notizia che dovette suonare loro come una melodia di Jean-Philippe Rameau:

La regina Maria Antonietta era interessata al gioiello

A spargere la voce era stata una confidente della monarca, la dama Jeanne de la Motte (nata de Saint Remy de Valois). Ricevuta la nuova, i gioiellieri si misero subito in contatto con la nobildonna, promettendole una bella percentuale se fosse riuscita nell’impresa di convincere la regina ad acquistare la collana. Intermediario della vendita sarebbe stato il cardinale di Rohan Louis-René-Édouard de Rohan-Guéménée, già amico della contessa Marie-Jeanne du Barry, destinataria originaria del pregevole monile, ma tutt’altro che apprezzato da Maria Antonietta. Una circostanza alla quale i due gioiellieri non dettero peso.

Jeanne de la Motte

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Quello che i poveri artigiani e il prelato non sapevano, però, era che le voci giunte alle loro orecchie erano solo delle fandonie, messe in giro proprio dalla astuta Jeanne con la complicità del marito Nicolas de La Motte, piccolo nobile e avventuriero sempre alla ricerca di qualche trovata per sbarcare il lunario.

I truffatori si esercitarono nell’atto di falsificare la firma della inconsapevole sovrana e cominciarono ad assoldare alcune giovani dame e accompagnatrici che potessero somigliare alla regina di Francia.

Fu così che nell’agosto del 1784 l’ignaro cardinale di Rohan si incontrò nei giardini della reggia di Versailles con quella che credeva essere Sua Maestà la regina Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena. In realtà a vestire i panni della regnante era una giovane prostituta di Palais-Royal, complesso parigino in cui, tra i lussuosi saloni, le parrucchierie e le boutique, si praticava anche il mestiere più antico del mondo; il suo nome era Nicole d’Oliva, accuratamente vestita, acconciata e istruita dalla diabolica coppia de la Motte. Un’autentica imitazione del vero.

La consegna della collana, su fidata intercessione del cardinale, avvenne nel gennaio del 1785.Nell’occasione, Jeanne de la Motte si impegnò a consegnare personalmente la meravigliosa collana alla regina e a provvedere al pagamento in una manciata di comode rate.

Il cardinale di Rohan

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Le promesse, naturalmente, furono disattese. La collana fu disassemblata e i preziosissimi diamanti e perle furono condotti dal signor de la Motte a Londra e venduti alla svelta ad alcuni gioiellieri locali.

La truffa era andata a buon fine.

Passarono alcuni mesi senza che una sola delle rate per la cessione della collana fosse stata ancora saldata; così il gioielliere Charles-Auguste Böhmer si fece coraggio e si diresse nuovamente a Versailles per domandare alla regina quando avrebbe provveduto al pagamento del prezioso.

La sovrana guardò sbalordita l’uomo, non comprendendo cosa stesse farfugliando, e la truffa fu svelata

L’ingenuo cardinale di Rohan fu immediatamente imprigionato nella Bastiglia e interrogato in maniera pubblica; azione che si rivelò un errore per i sovrani perché l’imbroglio fu presto pubblicato sui giornali del regno, indignando tutto il popolo francese, dall’Alsazia alla Corsica. Maria Antonietta si rese conto della leggerezza, ma oramai il danno era fatto:

Per la sua gente era stata lei a commissionare la creazione e l’acquisto della collana, per la sua inappagabile sete di lusso

Una bugia ripetuta cento, mille e un milione di volte diventa presto una verità, come avrebbe sostenuto due secoli più tardi Joseph Goebbels, famigerato ministro della Propaganda del Terzo Reich.

Già nella stessa estate del 1785, comunque, tutte le persone coinvolte nel raggiro furono rinchiuse nella celebre fortezza parigina, tranne Nicolas de La Motte, rimasto a Londra e processato soltanto in contumacia. Oltre al cardinale, infatti, furono tratti in arresto Nicole d’Oliva, la falsa Maria Antonietta, Rétaux de Villette, complice reo confesso, Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, ambiguo figuro di origini italiane che fu incolpato direttamente da Jeanne de la Motte, e, chiaramente, anche la dama, architetta principale dell’affaire.

Il processo fu seguito con grandissimo interesse e dalla nobiltà e dalla plebe che, ça va sans dire, non aspettava altro per scatenare le accuse nei confronti della detestata regina, per la quale pure la nota passione per i gioielli non deponeva certo a favore, tifando magari anche per una condanna o perlomeno una ufficiale delegittimazione nei confronti della monarca.

Al termine del dibattimento, Rétaux de Villette fu dichiarato colpevole ed esiliato, Giuseppe Balsamo fu assolto ma espulso dal Regno, anche Nicole d’Oliva fu assolta da ogni colpa, mentre il cardinale di Rohan fu sì assolto, ma venne privato di tutte le sue cariche e spedito in esilio all’abbazia di La Chaise-Dieu per diretto ordine di Luigi XVI.

E Jeanne de la Motte?

All’ideatrice della grande truffa – una vera Circe, come fu appellata dal cardinale di Rohan – toccò la pena più dura: la nobildonna fu condannata alla flagellazione e all’incarcerazione nella prigione di Salpêtrière. Oltretutto, per ricordarle la sua malefatta per il resto della vita, fu marchiata a fuoco sul petto con una V, lettera che indicava i ladri – dal termine francese “voleuse”.

Una ricostruzione della collana

Fotografia di Château de Breteuil condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 4.0

Dopo qualche anno, scoppiata la Rivoluzione francese che lei col suo imbroglio aveva contribuito ad aizzare, Jeanne de la Motte riuscì a fuggire, riparando anche lei a Londra. Qui morì il 23 agosto 1791, precipitando da una finestra in circostanze mai del tutto chiarite e precedendo di due anni la plateale morte della regina Maria Antonietta, della odiata Austriaca uscita indenne, soltanto per la giustizia, dal clamoroso scandalo, ma per la quale, già da quel 1785, il destino era segnato.

Allo scandalo della collana sono dedicati alcuni libri come “La collana della regina” di Alexandre Dumas padre (Pironti), “Maria Antonietta. L’ultima regina” di Evelyne Lever (BUR) e “Maria Antonietta e lo scandalo della collana” di Benedetta Craveri (Adelphi) e il film “L’intrigo della collana”, diretto da Charles Shyer con Hilary Swank nei panni di Jeanne de La Motte e Joely Richardson in quelli della regina Maria Antonietta.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si occupa di editoria e giornalismo. È vicepresidente di Glicine associazione e rivista, autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".