Nei commenti sotto al video della dittatura di Nicolae Ceausescu c’è stato un plebiscito di richieste per approfondire la vicenda di Michele I di Romania, il Re che fu costretto ad abdicare ma che era amato come pochi altri nell’Europa degli anni ’40, e così ho pensato di accontentarvi subito, invece che aspettare e pubblicare altri argomenti approfondiamo tutta la storia della Romania con due bei video corposi. Premetto che prima affronterò la vita di Michele politico e poi parleremo del suo grande amore e della sua vicenda privata. A proposito se non volete perdervi tanti altri argomenti simili qua sotto c’è il tasto iscriviti, se lo cliccate ci aiutate a portare la storia a un pubblico sempre più vasto, grazie mille.
Michele I nasce il 25 ottobre del 1921 nel castello di Peles, figlio di Carlo II di Romania e di Elena di Grecia e Danimarca. I primi problemi Michele li patisce a causa del padre, che è uno scapestrato tombeur de femmes. Carlo, discendente dell’antichissima casata degli Hohenzollern, si sposa una prima volta nel 1918 con Zizi Lambrino, ma all’epoca non ci si può sposare con chi si vuole e i genitori di lui lei proprio non la accettano. La corte suprema romena dichiara illegittimo il matrimonio, Zizi viene spedita in Francia in esilio, compensata con una grossa rendita, e Carlo si rianima velocemente con le sue avventure galanti, accompagnato da ragazze più o meno nobili.
Il 10 marzo 1921 Carlo si sposa con Elena di Grecia e Danimarca, e il 25 ottobre 1921 nasce il nostro Michele I. Curioso notare come, per l’epoca, questa fosse una relazione clandestina che andava assolutamente appianata, perché Michele nasce dopo soli 7 mesi di matrimonio. Elena era quindi già incinta prima delle nozze da circa un paio di mesi, una circostanza che a noi oggi farebbe sorridere, non la notiamo neanche, ma la situazione di una nobilissima principessa greca con un figlio illegittimo avrebbe fatto spaventare non solo lei ma anche l’autore di quel misfatto che era, appunto, Carlo II di Romania.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e poco dopo il matrimonio Carlo si invaghisce di Magda Lupescu, una semplice ragazza di popolo. Nel 1925 Carlo, ormai travolto da troppi scandali rosa, rinuncia al trono romeno in favore di suo figlio Michele e si reca in esilio a Parigi con la nuova fiamma.
Il 20 luglio del 1927, dopo la morte del nonno Ferdinando I di Romania, Michele I diventa il Re di Romania, ma visto che ha solo 6 anni il suo governo viene affidato a un consiglio di reggenza composto dallo zio principe Nicolas, dal patriarca Miron Cristea e dal presidente della Corte Suprema Gheorghe Buzdugan.
Quel consiglio però non riesce a mantenere il potere e Carlo il Casanova torna in Romania prendendosi il trono a discapito del figlio e dell’Ex moglie. Michele torna a essere l’erede alla corona romena e diventa Gran Voivoda di Alba-Iulia. Lo so che quando dico Voivoda vi viene subito da pensare a quello di Valacchia, ma quel titolo significa semplicemente “capo o governatore”.
Carlo II regna per 10 anni, ma quando salgono i nazisti al potere non riesce a condurre un doppio gioco efficace nell’alleanza con loro e con la Francia. Nel 1940, dopo la conquista di Parigi, i tedeschi scoprono che il re ha tentato di mantenere buoni rapporti con loro ma anche con i francesi, e quindi viene costretto a trasferire una buona parte dei suoi poteri al generale Generale Ion Antonescu, filonazista, che all’inizio non ne chiede l’abdicazione.
La testa del re la chiede il popolo romeno, che non ne può più di quel re insicuro e donnaiolo, circondato dal lusso, e in tutta risposta Carlo II chiede di soffocare la rivolta e sparare sui manifestanti a Bucharest. Antonescu si rifiuta di obbedire all’ordine e scopre addirittura un complotto per ucciderlo, il che lo porta a chiedere l’immediata abdicazione di Re Carlo II.
Nel settembre del 1940 Carlo II abdica a favore del giovanissimo Michele I di Romania, che all’epoca ha solo 19 anni, un re che i nazisti pensano di poter manipolare a proprio piacimento. Ma si sbagliano. Re Michele è formalmente il capo supremo dell’esercito, nominato Conducător, e autorizzato a nominare il primo ministro con pieni poteri, ma nella realtà è costretto a rimanere una figura di facciata per la maggior parte della guerra, fino all’agosto del 1944. Una curiosità: Michele pranza con Adolf Hitler due volte: una volta con suo padre in Baviera nel 1937 e una con sua madre a Berlino nel 1941. Fra gli incontri notevoli figura anche Benito Mussolini, in Italia, nel 1941.
Sotto la dittatura di Antonescu la Romania partecipa alla Seconda Guerra Mondiale al fianco della Germania nazista in funzione antisovietica, ma quando le cose si mettono male, all’inizio del 1944, Michele I entra in azione per salvare il suo paese dalla disfatta.
Il colpo di stato del 1944 è un singolare mix fra la monarchia romena e il partito comunista. I due principali cospiratori del Partito Comunista sono Emil Bodnăraș e Lucrețiu Pătrășcanu, che contattano Re Michele per preparare il colpo di Stato contro Ion Antonescu. Il primo incontro tra i rappresentanti di Re Michele e i comunisti avviene nella notte tra il 13 e il 14 giugno 1944 in una casa segreta, al numero 103 di Calea Moșilor a Bucharest. Oltre ai due cospiratori, partecipano all’incontro il gen. Gheorghe Mihail, il gen. Constantin Sănătescu e il col. Dumitru Dămăceanu, mentre re Michele è accompagnato dal barone Ioan Mocsony-Stârcea, il suo segretario Mircea Ionnițiu e Grigore Niculescu-Buzești.
I rappresentanti del Re presentano il piano Gigurtu, attraverso il quale il Re avrebbe incontrato il barone Manfred Freiherr von Killinger, ambasciatore tedesco a Bucarest, per discutere la sostituzione di Antonescu con un gabinetto guidato da Ion Gigurtu. I comunisti però pensano a questo piano come ingenuo e inutilmente pericoloso in quanto avrebbe allertato la Gestapo e attratto ancora di più lo spionaggio tedesco.
Il Partito Comunista presenta quindi un piano alternativo, attraverso il quale Re Michele, che era il comandante in capo, avrebbe ordinato all’esercito di rivolgere le armi contro la Germania nazista e Antonescu sarebbe stato convocato a palazzo, gli sarebbe stato ordinato di firmare un armistizio con gli Alleati e, in caso di rifiuto, sarebbe stato arrestato sul posto. Dopodiché, un governo di coalizione del blocco nazional-democratico avrebbe preso il potere.
Questa proposta viene accettata sia dai rappresentanti militari sia dai consiglieri del Re, che convincono Re Michele nel portarlo a termine.
Succede tutto il 23 agosto 1944. Il Re ha un incontro con il Primo Ministro Ion Antonescu, il Ministro degli Affari Esteri Mihai Antonescu (che non è suo parente) e il Generale Constantin Sănătescu. Il primo ministro informa il Re della situazione al fronte, e Re Michele chiede ad Antonescu di uscire dalla guerra e di firmare un armistizio con gli Alleati e i Sovietici. Antonescu naturalmente non ci sta e spiega che l’armistizio sarebbe stato annullato dalla Germania, si rifiuta di stringere un accordo soprattutto con l’Unione Sovietica.
In quel momento scatta l’operazione. Michele gli risponde: “Se le cose stanno così, allora non possiamo farci nulla”.
Nella stanza entrano un colonnello e quattro soldati che arrestano il Primo Ministro. Quella stessa sera, alle 22, il Re annuncia alla radio che Antonescu è stato deposto e che sarebbe stato accettato un armistizio con le potenze alleate e l’Unione Sovietica.
Le forze romene – la Prima Armata, la Seconda Armata, i resti della Terza Armata e la Quarta Armata – avevano l’ordine dal re di difendere la Romania da eventuali attacchi tedeschi. Il re si offre quindi di mettere le malconce armate romene a disposizione della coalizione degli Alleati.
L’influenza politica di Michele I e il giudizio storico su di lui derivano in gran parte da questo perfetto colpo di stato, portato a termine senza spargimenti di sangue né rivoluzioni di piazza. L’operazione è la più riuscita della seconda guerra mondiale, molto lontano dal pasticcio italiano e da altri tentativi finiti male. Nel giro di un mese cambiano fazione anche la Bulgaria e la Finlandia, inizia l’insurrezione nazionale slovacca e il 18 settembre viene tentato un fallito colpo di stato in Croazia.
Dal punto di vista economico è Albert Speer a dire che la defezione della Romania si rivela decisiva perché non solo priva l’Asse del petrolio romeno, ma taglia definitivamente l’accesso alle forniture vitali di cromo turco, utilizzato per l’industria bellica tedesca. Il Terzo Reich alimentava una grande parte dei propri mezzi con il petrolio di Re Michele, e ora che questo non c’è più la macchina bellica tedesca rischia di fermarsi, come in effetti poi avviene.
Il cambio di fazione viene portato a termine con danni minimi alle infrastrutture romene perché il paese non diventa mai un campo di battaglia come invece avviene in Italia. Quel geniale colpo di stato facilita moltissimo la vittoria dell’Unione Sovietica e degli alleati occidentali durante la seconda guerra mondiale, uno scacco matto al nazismo firmato da Michele I di Romania.
Ma non tutti sono d’accordo con quello che viene visto come un voltafaccia, e l’armata rossa che entra in Romania fa circa 140.000 prigionieri, spediti nei campi di lavoro russi, condannati a una morte di freddo e stenti.
La Romania non solo non perde territori dalla guerra, ma ne guadagna grazie all’annessione della Transilvania nei propri confini. Le conseguenze della guerra però non sono esclusivamente positive. Dopo gli accordi fra Stalin e Churchill la Romania finisce sotto l’influenza dell’Unione sovietica per il 90% del suo territorio, e l’esercito russo non lascerà il paese fino al 1958. L’esercito romeno partecipa all’offensiva contro i tedeschi e nelle operazioni muoiono circa 170 mila persone. Ion Antonescu, che non viene giustiziato immediatamente, viene consegnato ai sovietici il 1° settembre e finisce condannato a morte nel 1946.
Re Michele è celebrato sia dall’Unione Sovietica sia dagli americani. Stalin lo premia con l’Ordine sovietico della Vittoria ed Harry Truman lo nomina Comandante in capo della Legion of Merit. Ma, nei fatti, Michele continua a essere una figura senza valore nel nuovo regime che guida il paese.
Nel marzo del 1945 le pressioni politiche costringono Michele a nominare un governo filo-sovietico guidato da Petru Groza. Per gli oltre due anni successivi Michele torna ad essere solo un re di facciata, privato di qualsiasi potere. Tra l’agosto 1945 e il gennaio 1946, durante il cosiddetto “sciopero reale”, Re Michele tenta di opporsi al governo Groza rifiutandosi di firmare i suoi decreti, ma le pressioni di sovietici, britannici ed americani alla fine gli impongono di collaborare con Groza.
Il clima è teso, la cospirazione contro il re papabile e la fine della monarchia romena, in uno stato a trazione comunista, praticamente inevitabile. In questa situazione gioca un ruolo importante la madre Elena, che mette costantemente in guardia il figlio, lo incita ad accumulare capitali all’estero per assicurarsi un futuro, ma Michele è irremovibile e l’unica realtà che considera è quella di continuare il suo governo in Romania.
Nel novembre del 1947 Michele va a Londra per il matrimonio dei suoi cugini, la Principessa Elisabetta e il Principe Filippo di Grecia e Danimarca. Lo segue la madre Elena, che riesce a portare in una banca svizzera due dipinti di El Greco e altri beni di valore. E’ a Londra che Michele incontra la futura sposa Anna di Borbone Parma, ma di questo ne parleremo fra pochi minuti. I politici romeni si aspettano che lui scappi e non torni più, tanto che i reali inglesi gli offrono il loro asilo incondizionato, ma Michele e la madre tornano a Bucarest il 21 dicembre del 1947. Vengono accolti in modo freddo dal governo, che sperava di vederli rimanere all’estero per abolire con un decreto la monarchia.
Il primo ministro Petru Groza e il segretario generale del Partito comunista romeno Gheorghe Gheorghiu-Dej decidono di costringere il sovrano ad abdicare. Il 30 dicembre 1947 organizzano un incontro con il Re a Bucharest. Lui li raggiunge dal lontano castello di Peleș a Sinaia, la sua residenza, e si fa accompagnare dalla madre. Durante la riunione i due politici chiedono a Michele di firmare il documento di abdicazione, ma lui rifiuta fermamente, dicendo che per un cambiamento del genere sarebbe stato necessario un referendum popolare, proprio come accaduto in Italia. Ma i due politici, che avevano previsto la testardaggine del re, hanno un asso nella manica per costringerlo ad abdicare.
Nel novembre del 1946 erano stati arrestati circa 1000 studenti che manifestavano contro il potere comunista, e da allora marcivano in carcere. Groza e Gheorghiu-Dej gli dicono che se non abdica li ammazzano tutti, uno per uno, e che la colpa sarebbe ricaduta su di lui. Di fronte a questo ricatto Michele firma, rinunciando alla corona per salvare la vita di 1000 innocenti. Il 3 gennaio lui, la madre e buona parte della corte vengono espulsi dalla Romania e finiscono in esilio, privati di ogni loro bene e addirittura anche della nazionalità.
Ora sono necessarie alcune precisazioni: gli aspetti del ricatto a Michele non sono del tutto chiari, perché il re ha dato diverse versioni della vicenda. Fino agli anni ’70 ha parlato di un palazzo circondato da poche persone armate e del ricatto di far scoppiare una guerra civile, mentre in un’intervista al NYT del 2007 racconta la versione della minaccia agli studenti e di un esercito che circonda il palazzo con mezzi pesanti.
Un altro elemento non certo del resoconto di Michele è la minaccia di Groza con una pistola; nei resoconti precedenti agli anni ’90 aveva detto che Groza gli aveva mostrato la pistola che portava con sé solo dopo che aveva firmato l’abdicazione. Di più: alcuni leader di partiti comunisti esteri, fra cui Enver Hoxha leader del comunismo albanese, dicono che è stato Gheorghiu-Dej e non Groza a forzare l’abdicazione di Michele con l’uso delle armi, e che è stato accompagnato da una scorta e con un ingente numero dei suoi beni come premio per il suo operato durante la guerra. Altre trascrizioni sovietiche, che sono state recentemente declassificate, e che contengono i colloqui tra Joseph Stalin e il Primo Ministro romeno Petru Groza, affermano che poco prima della sua abdicazione Re Michele aveva ricevuto dal governo comunista beni per 500.000 franchi svizzeri. Re Michele, tuttavia, ha negato tante volte che il governo comunista gli avesse consentito di portare in esilio beni finanziari o di valore oltre a quattro automobili personali caricate su due vagoni ferroviari. Naturalmente i resoconti di quel giorno e i dettagli dell’abdicazione, dell’una o dell’altra parte, hanno avuto fini politici, e nessuno oggi è in grado di certificare come siano davvero andate le cose.
In questa situazione concitata e precaria Michele I trova non solo il tempo di innamorarsi ma anche di sposarsi con una ragazza che ha adocchiato almeno da un anno.
Torniamo a qualche settimana prima rispetto all’abdicazione. Nel novembre del 1947 Michele I incontra una sua lontana parente, la principessa Anna di Borbone-Parma, che come lui è in visita a Londra per il matrimonio della principessa Elisabetta e di Filippo Mountbatten, duca di Edimburgo. Un anno prima la regina Elena, madre di Michele, aveva invitato Anna, sua madre e i fratelli per una visita a Bucarest, ma la situazione politica aveva reso quel viaggio impossibile. Nel mentre Michele I aveva visto la principessa Anna in un cinegiornale e aveva chiesto un fotogramma del filmato in cui la si vedesse bene.
Ma chi è Anna che ruba il cuore a quel Re Romeno decisivo durante la seconda guerra mondiale destinato all’esilio? Anna è figlia di Renato di Borbone-Parma e della principessa Margherita di Danimarca. Nasce nel 1923 in Francia e lì cresce fino al 1939, quando fugge con la famiglia a New York dal giogo della Germania Nazista. Anna studia e lavora anche come commessa in un grande magazzino Macy’s, ma vuole fare qualcosa per il proprio paese. Nel 1943 parte volontaria per l’esercito francese e serve come autista di ambulanze in Algeria, Marocco, Italia, Lussemburgo e Germania, fino a quando ottiene addirittura la Croix de guerre per il suo operato.
Anna non vuole accompagnare i genitori a Londra per il matrimonio reale proprio a causa di Michele: non desidera incontrarlo in un’occasione ufficiale. Ha pensato di andare a Parigi da sola, fingersi una passante tra la folla e osservare il re in modo discreto mentre viene scortato al treno diretto a Londra. E’ suo cucino Jean, granduca del Lussemburgo, a convincerla ad andare. Le dice che sta organizzando una festa, lei non vuole mancare, e così alla fine va in Inghilterra.
Anna va al Claridge a vedere i genitori e lì trova Re Michele, che le viene praticamente presentato di sorpresa. Lei è in panico, sbatte i tacchi invece di fare l’inchino e fugge in preda all’imbarazzo. Michele anziché prendersela rimane affascinato dalla spontaneità di quella ragazza, e la rivede la sera del matrimonio alla festa dell’ambasciata del Lussemburgo. Con lei Michele si confida, le racconta le sue preoccupazioni per la situazione politica della Romania e le paure per l’incolumità della madre. E poi le dà un soprannome che manterranno per tutta la vita: Nan.
I due ragazzi si vedono ancora in quei giorni inglesi, sempre accompagnati dai genitori. Qualche giorno dopo Michele le chiede di seguirlo sul suo aereo a Losanna, dove avrebbe accompagnato al zia, la principessa Irene duchessa d’Aosta, e la madre, che forse aveva quei quadri e quei beni che costituiranno un piccolo patrimonio all’estero della famiglia reale romena. Sedici giorni dopo quel primo incontro Michele chiede ad Anna di sposarlo e lei accetta senza esitazione.
Michele dovrebbe dare l’annuncio al popolo romeno e ottenere il benestare del governo a quel matrimonio, ma i tempi non sono quelli giusti. Quando Michele torna in Romania chiede al primo ministro Grozu il permesso per l’annuncio del matrimonio, ma questi dice che “non è il momento opportuno”. Dopo il 30 dicembre il matrimonio viene usato dal partito comunista come spiegazione per l’improvvisa abdicazione di Michele, anche se, come abbiamo visto prima, i fatti sono andati in modo completamente diverso. La principessa Anna non ha notizie di Michele fino a quando non lascia il paese, e la coppia si riunisce finalmente a Davos il 23 Gennaio del 1948.
Si potrebbe pensare che il peggio sia passato, ma le difficoltà per sposarsi sono tutto meno che risolte. Anna è una Borbone e quindi è vincolata a al diritto canonico della chiesa cattolica romana, che le impone una dispensa per sposare un cristiano non cattolico. Michele è un cristiano ortodosso, e questa dispensa all’epoca veniva concessa solo se il partner non cattolico avesse acconsentito a un’educazione cattolica dei figli nati dal matrimonio. Ma questa promessa Michele non può farla perché avrebbe dato ulteriori argomenti al partito comunista per indicarlo come poco adatto a tornare sul trono di Romania.
Della questione non si occupa un vescovo o un prelato qualunque ma direttamente Papa Pio XII, che però rifiuta il suo assenso senza l’impegno di Michele all’educazione dei figli in senso cattolico. Si parla soprattutto di battesimo in questo caso. Si mettono di mezzo Elena di Grecia e Danimarca, la madre di lui, e Irene duchessa d’Aosta, la zia, che incontrano i genitori di lei e decidono di portare, di persona, le rimostranze al Papa.
Pio XII accetta di incontrare Elena e i genitori di lei, ma anche dal vivo è irremovibile: o Michele educa i figli da cattolici e li battezza in una chiesa romana oppure questo matrimonio non s’ha da fare. Elena è furibonda, sbatte persino i pugni sul tavolo, ma Pio XII è più duro del marmo e non cede. I due ragazzi non possono sposarsi.
Michele e Anna sono separati dalla fede ma uniti da un amore sincero, e decidono di procedere. Il 10 luglio del 1948 si sposano ad Atene, nella sala del trono del palazzo Reale, con le famiglie di lei e di lui presenti per l’occasione e moltissimi reali da tutti gli stati europei. Ma Michele e Anna sono sposati per la chiesa ortodossa e non per quella cattolica, un problema al quale porranno rimedio il 9 novembre del 1966, quando è papa Paolo VI, nella chiesa cattolica romana di San Carlo a Monaco.
La vita di Michele e Anna prosegue come dei governanti in esilio. Lui tanti anni tenta di tornare sul trono di Romania, dicendo che la sua abdicazione è stata forzata e che nessun referendum ha mai posto fine alla monarchia romena, ma non ha successo. Michele e Anna avranno cinque figlie femmine, che si sposeranno con persone dalle più disparate origini sociali.
Vivono vicino a Firenze fino al 1948, poi a Losanna, in Svizzera, fino al 1950, e poi nell’Hertfordshire, in Inghilterra, fino al 1956. Alla fine si stabiliscono a Versoix, in Svizzera, dove passeranno il resto della loro vita.
Curioso pensare che in esilio, e dopo esser stato uno degli uomini decisivi per le sorti del secondo conflitto mondiale, Michele abbia svolto tante professioni, meno nobili rispetto a prima. Ha fatto l’agricoltore, l’agente di cambio, l’imprenditore e addirittura il pilota, impegnato come collaudatore per un predecessore del produttore aerospaziale Learjet.
Il 25 dicembre 1990 un anno dopo la rivoluzione che rovescia la dittatura comunista di Nicolae Ceaușescu, Michele, accompagnato da diversi membri della famiglia reale, atterra all’aeroporto di Otopeni ed entra in Romania per la prima volta dopo 43 anni. E’ dotato di un passaporto diplomatico danese e riesce a ottenere un visto di 24 ore. Vuole raggiungere la cattedrale di Curtea de Argeș, pregare sulle tombe dei suoi antenati e partecipare al servizio religioso di Natale. Ma nel tragitto verso Curtea de Argeș, l’ex re e i suoi compagni vengono fermati da un blocco della polizia, portati all’aeroporto e costretti a lasciare il paese.
Nel 1992, il governo romeno consente a Michele di tornare in Romania per le celebrazioni pasquali, dove si radunano grandi folle per vederlo e celebrarlo. Il suo discorso dal balcone di una stanza al 1° piano dell’Hotel Continental viene visto da oltre 100.000 persone. La sua visita a Bucarest riesce ad attrarre oltre un milione di persone nelle strade della capitale, tutte accalcate lì per vederlo. Michele però vuole fare il re, non il politico. Rifiuta l’offerta del presidente del Partito Nazionale Liberale, Radu Câmpeanu, di candidarsi alle elezioni come presidente della Romania, ma allarma comunque il governo del presidente Ion Iliescu, e gli viene proibito di visitare nuovamente la Romania, per cui gli è negato l’ingresso due volte nel 1994 e nel 1995.
Nel 1997, dopo la sconfitta di Iliescu da parte di Emil Constantinescu, il governo romeno ripristina finalmente la cittadinanza di Michele e gli consente di abitare nel paese. Da quel momento torna a risiedere anche in Romania al Palazzo Elisabetta, che gli viene assegnato con una legge ufficiale. Gli viene restituito il castello di Săvârșin nella contea di Arad e le ex residenze private del castello di Peleș e del castello di Pelișor.
Dopo il suo ritorno Michele è sempre stato molto popolare in Romania, ma i romeni non hanno mai organizzato l’ascesa della famiglia reale al governo. Lui era popolare e acclamato ovunque andasse, ma la percentuale di monarchici nel paese non superava il 14%.
Dal 1997 in poi partecipa a un’infinità di feste, celebrazioni ed eventi ufficiali, e il popolo romeno lo assume un po’ come il suo personaggio più celebre, un padre fondatore della nazione nel senso più positivo possibile. Il 1° Agosto del 2016 rimane vedovo della regina Anna, che muore a 92 anni, e l’anno dopo muore anche lui, celebrato con tutti gli onori di stato in una cerimonia a Bucharest.
E’ inutile dare un giudizio su una persona che ha vissuto tempi tanto diversi dai nostri, in situazioni storiche che nulla hanno a che vedere con quelle odierne. Per chiudere vi racconto due curiosità. Quando Michele ha 16 anni investe e uccide un ciclista in un incidente d’auto, incidente che viene censurato dalla stampa contemporanea ma che appare nei registri della censura ufficiali. Il futuro re era molto appassionato di auto e della velocità in genere, e statisticamente un incidente all’epoca lasciava spesso poche possibilità di scampo alla persona investita.
L’altra curiosità invece è del 2010. Quell’anno partecipa a Mosca alla Parata della Vittoria in qualità di unico comandante supremo vivente di uno stato europeo della seconda guerra mondiale. Fra l’altro vincitore della Seconda guerra mondiale. Tutti gli altri capi sono morti e sepolti da diversi decenni, mentre lui rappresenta l’ultimo ricordo di un comandante della seconda guerra mondiale. E’ stato costretto ad abdicare, ha avuto un tremendo rapporto col padre ed è stato in esilio per tantissimi anni nella propria vita, ma vista la sua storia la sua dev’esser stata un’esistenza piena, forse anche felice, per essere arrivato così avanti negli anni.

