Isterica, pazza, inquieta, anaffettiva, lagnosa e tirannica, ninfomane, scandalosa. Questi sono solo alcuni degli epiteti che sono stati usati per descrivere una Granduchessa di Toscana ancora oggi poco nota, Marguerite Louise d’Orléans. L’infamia e l’oblio che da secoli la perseguitano sono il frutto di un terribile tentativo di damnatio memoriae messo in atto dal marito, il granduca Cosimo III de’Medici in quanto rea di non aver accettato un destino che le era stato imposto da altri: per questo, dal Settecento fino ai giorni nostri, le – poche – pagine che le sono state dedicate sono sempre state caratterizzate da note negative.
Chi scrive, da qualche anno sta tentando di riabilitare con pubblicazioni e conferenze la memoria e l’immagine di Marguerite Louise, restituendole quel ruolo e quella dignità che per troppo tempo le sono stati negati. Ma per capire meglio questa donna singolare occorre fare un passo indietro. Firenze, 15 giugno 1661. L’eco di festeggiamenti sontuosi risuona nelle sale di Palazzo Pitti: Marguerite Louise, cugina del Re Sole, è giunta in Toscana per sposare il futuro Granduca Cosimo III de’ Medici. In tutta la città furono allestiti apparati effimeri, luminarie e archi trionfali; rimbombavano fuochi d’artificio e colpi di cannone e la cattedrale di Santa Maria del Fiore venne ornata con drappi d’oro e di seta.

Per 20 giorni vennero sospese le esecuzioni, le cause penali e quelle civili, fu inaugurato il Teatro della Pergola e nell’anfiteatro del Giardino di Boboli fu inscenato lo spettacolo equestre Il Mondo Festeggiante, con le coreografie di Alessandro Carducci, la musica di Domenico Anglesi, le scene e le macchine di Ferdinando Tacca. Ma dietro la facciata di sfarzo e apparente armonia, si cela una realtà ben diversa. La giovane principessa, abituata alla vivace corte parigina, si trova catapultata in un mondo di rigida etichetta e tradizioni soffocanti. Marguerite Louise, donna colta e indipendente, mal sopporta il marito, da lei giudicato austero e bigotto. La nostalgia per la Francia e per l’amato cugino Carlo di Lorena (da lei conosciuto nel 1660 nel castello di Blois, dov’era nata quindici anni prima), si acuisce giorno dopo giorno.
Gli scontri con Cosimo e con l’odiata suocera, Vittoria della Rovere, sono all’ordine del giorno. Cosimo, nel tentativo di esercitare un controllo totale sulla moglie inquieta, arriva a licenziare tutte le dame francesi al suo seguito, privandola dei suoi affetti più cari. La situazione non migliora nemmeno con la nascita dei figli e Cosimo, pur di non dover affrontare le liti, decide di partire per un lungo viaggio in giro per l’Europa settentrionale; rientrato a Firenze dopo sette mesi, trovò la moglie ancor più distante e, invece di cercare una riconciliazione, la abbandonò di nuovo alle angherie di Vittoria della Rovere, assentandosi dalla Toscana per più di un anno.
Poggio a Caiano: un rifugio dorato Marguerite Louise è disperata. Sostiene di essere stata costretta dal cugino Luigi XIV a sposarsi con Cosimo de’Medici e quindi inizia a chiedere l’annullamento del matrimonio, contratto senza il suo consenso. L’ostilità del marito e della suocera fomentano in lei il rancore verso tutto ciò che riguarda Firenze e alimentano, al contempo, una straziante nostalgia della sua terra natale, la Francia. Si sente sola, incompresa, vessata. L’intervento di papa Alessandro VII non fa che peggiorare la situazione: Marguerite Louise non ha diritto alla felicità, deve essere sottomessa al marito e smetterla di creare scandalo con la sua condotta ribelle. In questo clima di tensione, c’è un luogo che più di ogni altro sarà decisivo nell’incredibile e ancora poco nota vicenda di Marguerite Louise d’Orléans: la villa medicea di Poggio a Caiano, oggi parte dell’istituto delle Ville e residenze monumentali fiorentine del Ministero della Cultura.
Qui, la principessa trovò non soltanto dove poter sottrarsi, almeno temporaneamente, alle rigide convenzioni di corte, ma soprattutto in questa meravigliosa dimora, commissionata da Lorenzo il Magnifico e progettata da Giuliano da Sangallo, diede libero sfogo alla sua passione per le arti: nonostante fino ad oggi siano state sottolineate, se non esagerate, soltanto le sue eccentricità e il carattere ribelle, Marguerite Louise fu una donna di grande cultura e talento, amava la danza, il canto e il teatro, sono documentate inoltre le sue assidue visite agli Uffizi e al Giardino degli Aranci a Pisa. Al pianterreno della Villa, Marguerite Louise fece edificare un ambiente di svago, un “Teatro delle Commedie” dove lei stessa si esibì, una sera di carnevale, in uno “scherzo musicale” insieme alla marchesa Incontri e a una tale Cinzia, sua inserviente, o ancora dove era solita cantare accompagnata dalle note del violinista Cecchin di Tobia. Attorniata da una vivace corte, Marguerite Louise a Poggio a Caiano amava inoltre cavalcare anche per sei ore di fila, cacciare i daini nel Bargo mediceo di Bonistallo e intrattenersi con un giovinetto francese, tale La Rue, e con Cosimo di Levert, detto Grand Maison, un musico dal passato torbido. Cosimo III, tuttavia, non poteva accettare che la moglie vivesse separata da lui una vita felice e spensierata, tanto più che ormai in tutte le corti d’Europa questa situazione era diventata uno degli argomenti più chiacchierati: la mise, quindi, sotto stretta sorveglianza e la privò di gran parte del suo entourage. Dopo quattordici anni di infelicità, scontri e tentativi di riconciliazione falliti, Marguerite Louise decide di non subire più. Una lettera da lei scritta a Poggio a Caiano e indirizzataa Cosimo testimonia la sofferenza e la risolutezza della principessa francese:
«[…] Vi dichiaro per tanto che non posso più vivere con voi: io fo la vostra infelicità, e voi fate la mia. Vi prego adunque di acconsentire a una separazione per mettere in calma la mia coscienza e la vostra, e vi manderò il mio confessore affinché ve ne parli. Attenderò in questo luogo gli ordini del Re che ho supplicato di permettermi d’entrare in un convento di Francia. Vi raccomando i miei figli».
Nel 1675, con il sostegno di Luigi XIV, ottiene la separazione e fa ritorno in Francia, lasciando dietro di sé una scia di scandali e pettegolezzi. Scrisse l’ambasciatore di Lucca: “Quando lasciò l’Italia era bella e galantissima”, aveva appena trent’anni, era convinta di andare finalmente incontro alla felicità. Tornata in Francia, Marguerite Louise visse tra la corte di Versailles e il convento di Montmartre, dove avrebbe dovuto, secondo gli accordi di separazione, ritirarsi a vita in clausura. Tuttavia, continuò a frequentare la corte, a viaggiare, a partecipare alle feste e a godere della protezione del Re Sole e della famiglia reale. Quando Cosimo III minacciò di tagliarle l’assegno di mantenimento pattuito a causa di alcuni atteggiamenti troppo libertini della moglie, Marguerite, infuriata, gli scrisse questa lettera violentissima:
“Voi mi riducete in modo che non posso più frequentare i Sacramenti, e così mi farete dannare, e con tutta la vostra devozione vi dannerete ancora voi, perché uno che è causa della perdita di un’anima non può salvare la sua, e voi sapete che se mi lasciassi stare e non vi impicciassi più di me non avrei se non occasione di far del bene […] se però non mutate foggia di trattare verso di me, e vi giuro per quella cosa che odio più, che è voi, che io farò patti con il Diavolo per farvi arrabbiare e per sottrarmi dalle vostre pazzie. Basta, tutte le stravaganze che potrò fare per dispiacervi le farò, e questo non me lo potete impedire. La vostra devozione non vi servirà a niente, e potete fare quello che volete perché siete un fior di ruta, Dio non vi vuole e il Diavolo vi rifiuta”.
Marguerite Louise d’Orléansmorì a Parigi nel 1721, all’età di 76 anni, lasciando un’eredità controversa ma affascinante. La sua storia è quella di una donna che non si piegò alle convenzioni e lottò per la propria libertà.



