Fra le tante vittime innocenti della rivoluzione francese, al piccolo Luigi di Borbone fu riservata la sofferenza più lunga e la morte più crudele, peggiore di un’esecuzione.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Luigi Carlo era nato nel marzo 1785, figlio dei sovrani francesi Luigi XVI e Maria Antonietta. Era il secondo figlio maschio ma il primo, Luigi Giuseppe, nato nel 1781, era morto di tubercolosi ossea nel 1789.

Maria Antonietta con i figli Maria Teresa, Luigi Carlo e Luigi Giuseppe

Il piccolo Luigi Carlo divenne quindi l’erede al trono, il Delfino di Francia, a soli 4 anni.
La coppia reale aveva avuto anche due femmine, Maria Teresa nel 1778 e Sofia Elena nata nel 1786 e morta a neppure un anno.

“Mon petit chou”, come lo chiamava Maria Antonietta, era vissuto a Versailles fino al 1789. In seguito alla tentata fuga della famiglia reale nel giugno 1791, bloccata dai rivoluzionari a Varennes, la famiglia fu riportata e confinata nel palazzo delle Tuileries. Qui la vita aveva ancora una parvenza abbastanza serena per un bambino che non si rendeva ben conto di cosa fosse la rivoluzione.

Ritratto di Luigi Carlo – 1792

Nel giugno 1792 la folla prese d’assalto il palazzo, pur non riuscendo ad arrivare alla famiglia reale, ma il 10 agosto ci fu un altro attacco, ben più massiccio, durante il quale morirono molti nobili del seguito e le guardie svizzere del re.

Luigi XVI venne dichiarato decaduto e la famiglia trasferita alla Torre del Palazzo del Tempio. Il sovrano fu processato in dicembre e ghigliottinato il 21 gennaio 1793.

La situazione cominciava a complicarsi per il piccolo Luigi, ora riconosciuto e acclamato dai monarchici come re Luigi XVII.

Suo zio Luigi (fratello minore di Luigi XVI, che poi diventerà re Luigi XVIII ), rifugiatosi in Germania insieme ad altri membri della nobiltà, si autoproclamò reggente del piccolo re e tentò di trovare un modo per liberarlo, d’accordo con alcuni fedelissimi aristocratici.

La reazione non si fece attendere: nel luglio del 1793, nonostante le suppliche di Maria Antonietta, Luigi venne separato dalla madre e dal resto della famiglia ed affidato ad un fedele rivoluzionario, il calzolaio Antoine Simon e a sua moglie.

Luigi XVII e il suo tutore, il ciabattino Antoine Simon

Simon doveva istruire il piccolo, plagiarlo, cancellarne la vita precedente e piegarne la volontà, per usarlo come testimone d’accusa (e che testimone!) nel processo contro Maria Antonietta.

Per alcuni Luigi veniva maltratto da Simon, considerato un aguzzino, mentre pare che la moglie gli si fosse affezionata; per altri invece veniva trattato piuttosto bene.

La verità è, quasi sempre, solo un punto di vista

Un bambino cresciuto in una reggia, servito e riverito, coccolato e viziato, separato dalla famiglia, si trovava a vivere in un luogo misero (sempre alla Torre del Tempio), con due analfabeti abituati a usar più le mani che le parole per educare i figli, i quali peraltro, alla stessa età di Luigi, erano già costretti a lavorare, come tutti i bambini poveri dell’epoca.

Maria Antonietta e Maria Teresa lo sentirono cantare canzoni rivoluzionarie, le poche volte che lo videro giocare in giardino, ma per la madre fu questione di pochi giorni, perché il 2 agosto venne trasferita alla Conciergerie.

D’altronde Luigi XVII, sovrano di Francia per chi ancora credeva nella monarchia, era pur sempre un bambino, che probabilmente cercava di assecondare il suo carceriere sperando di evitare le botte.

Il piccolo Luigi firmò in ottobre una dichiarazione dove sosteneva che la madre e la zia Elisabetta avevano abusato sessualmente di lui, insegnandogli a masturbarsi e ad avere rapporti incestuosi con loro. Luigi aveva sempre avuto il vizio di toccarsi – lo riportano alcuni scritti della madre – e veniva rimproverato. E’ possibile che, sorpreso in questa abitudine, abbia inventato che gli era stato insegnato dalle donne di famiglia, per evitare rimproveri.

Luigi XVII ritratto per l’ultima volta alla prigione della Torre nel 1793

Difficile sapere cosa spinse Luigi a fare quella dichiarazione (spontaneamente, costretto, mentendo per non subire punizioni?), ma sicuramente  fece il gioco dei rivoluzionari, che cercavano in ogni modo di denigrare la regina.

Il destino di Maria Antonietta era comunque già segnato: l’accusa di alto tradimento sarebbe stata sufficiente per mandarla alla ghigliottina, ma era necessario non solo distruggere la sua immagine di regina, occorreva consegnarla alla storia anche come pessima figura di donna (cosa che in effetti avvenne).

Fu una dichiarazione orribile, una vera coltellata per Maria Antonietta sentir leggere le parole del figlio al processo, anche se fu l’unico momento nel quale le donne del pubblico parteggiarono per lei, offese come madri da una simile bugia.

L’ex regina venne condannata a morte e decapitata il 16 ottobre 1793

Improvvisamente Luigi non serviva più a nulla. Simon lasciò la Torre a gennaio del 1794, la stanza di Luigi venne praticamente sigillata, con solo una fessura nella porta per far passare il cibo.

La stanza, gelida in inverno, non aveva ovviamente servizi igienici – solo un secchio per i bisogni fisiologici – mentre dalla finestra sbarrata passava poca luce e ancor meno aria. Il piccolo Luigi non vedeva mai nessuno, tranne la persona che gli passava da mangiare, e venne praticamente dimenticato. Aveva un ‘valletto’ che si occupava dei pasti ma non c’erano contatti fra loro, nessuno lo poteva incontrare.

Robespierre e Jacques Hebert, i più intransigenti fra i capi della rivoluzione nel periodo del Terrore, andarono alla Torre per incontrare Maria Teresa, ma ritennero inutile vedere Luigi. Il capo del Direttorio, Barras, lo visitò in luglio, trovandolo deperito, sporco, infestato di parassiti, con la stanza piena di escrementi. Pur non trovando alternative a quella detenzione così inumana, fece almeno ripulire la stanza e diede disposizioni affinché il bambino fosse lavato e vestito con abiti puliti.

Il 10 maggio 1794 venne ghigliottinata la zia paterna Elisabetta, accusata di aver favorito il tentativo di fuga del re e di aver avuto rapporti incestuosi col nipote. Alla Torre restavano solo Maria Teresa e Luigi.

Dopo la caduta e l’esecuzione di Robespierre, nel luglio 1794, Barras cercò di riportare una certa tranquillità nella vita in Francia; le misure estreme del Terrore vennero abolite, mentre le monarchie europee premevano per la salvezza dei due figli del re.

Iniziarono le trattative per la liberazione della ragazza e forse anche del Delfino, ma per quest’ultimo, senza risultato: era una figura troppo pericolosa. Il bambino, piegato oltretutto nella mente e nel fisico, di per sé non contava nulla, ma si temeva che i monarchici lo usassero come simbolo, e che suo zio lo manovrasse come pedina per sollevare disordini e rivolte.

Luigi XVII nel 1790

Nel marzo 1795 le condizioni di salute di Luigi erano molto serie, non parlava quasi più, non si muoveva e si lamentava. Vennero chiamati dei medici a visitarlo ma era oramai troppo tardi; la situazione pareva irreversibile, e ogni tentativo di cura sembrava inutile.

Luigi morì l’8 giugno 1795, dopo 2 anni di tormenti.

Aveva da poco compiuto 10 anni

La sorella Maria Teresa venne liberata e condotta a Vienna alla fine del 1795, dopo lunghissime trattative che portarono a uno scambio tra lei e sei importanti prigionieri francesi detenuti in Austria.

L’autopsia effettuata dal dott. Pelletan sul corpo di Luigi riscontrò tubercolosi, un inizio di peritonite e scrofola, un’infezione dei linfonodi che risultò essere la causa della morte.

Copia dell’atto di morte di Luigi XVII

Durante l’autopsia Pelletan prelevò il cuore del piccolo re e riuscì a trafugarlo dal Tempio.
L’intenzione era di venderlo come reliquia al futuro re Luigi XVIII, che lo rifiutò ritenendolo un falso; poi passò di mano in mano, finì in Austria, in Spagna e solo nel 1975 ritornò a Parigi.

Sulla sepoltura di Luigi ci sono voci contrastanti: era finito in una fossa comune o, come testimoniato da una cameriera di Maria Antonietta, era stato sepolto vicino a un muro, nel cimitero di Sante Marguerite? Una risposta non si può dare perché, nonostante ricerche ed esumazioni effettuate, i resti del bambino non sono mai stati ritrovati.

Un gruppo di esperti con le presunte ossa di Luigi XVII riesumate dal cimitero di Sainte Marguerite nel 1894

Il cuore, una volta rientrato in Francia, venne esaminato e fu analizzato il DNA mitocondriale, quello della linea materna, confrontandolo con quello dei capelli di Maria Antonietta, conservati in un medaglione, e con quello di diversi membri femminili della famiglia Asburgo.

Venne accertato che il cuore apparteneva a un figlio della regina

Non fu possibile effettuare il controllo per il cromosoma Y ricevuto dal padre, i cui resti, coperti di calce viva, non permisero l’esame, mentre il cuore del fratello Luigi Giuseppe, che era stato imbalsamato, non fornì dati utili per il raffronto.

La conferma della reale paternità del piccolo Luigi (già all’epoca della sua nascita in molti sospettarono che il bambino fosse frutto di un adulterio) non fu quindi possibile, ma in fondo aveva poca importanza: era figlio di Maria Antonietta e, fosse stato anche illegittimo, il cuore era quello del bimbo morto al Tempio. La schiera di 43 sedicenti Luigi, che nel corso degli anni avevano dichiarato di essere miracolosamente sopravvissuti alla prigione del Tempio, venne alla fine sbugiardata.

Nel giugno 2004 il cuore ormai pietrificato di Luigi venne sepolto nella cripta reale della cattedrale di St. Denis, accanto ai resti dei suoi genitori, del fratello e della sorellina.

Monumento funebre col cuore di Luigi XVII, Basilica di Saint-Denis

Immagine di Pierre-Emmanuel Malissin et Frédéric Valdes via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Ma i discendenti di Karl Wilhelm Naundorff, un orologiaio tedesco morto nel 1845, non si rassegnano. Naundorff aveva sempre sostenuto di essere Luigi, liberato mentre un bambino sordo e muto veniva imprigionato al suo posto.

Pare dimostrasse una buona conoscenza di usi e costumi della famiglia reale, parlava (male) il francese ed alcuni che avevano incontrato il delfino credettero di riconoscerlo, ma molti altri, compresa la sorella Maria Teresa, negarono assolutamente quella possibilità e rifiutarono di incontrarlo.

L’esame del DNA di Naundorff, raffrontato con quello dei discendenti dei Borbone, ha rilevato una certa qual dose di credibilità. Al momento si può presumere che Naundorff facesse parte in qualche modo della famiglia, anche se viene esclusa la maternità di Maria Antonietta. Questo dovrebbe chiudere il discorso, se non fosse che i risultati vengono contestati dai Naundorf, convinti che i resti siano stati “inquinati” durante dei lavori di risistemazione della tomba.

Resta da capire come un disgraziato bambino (mendicante o orfanello), messo al posto di Luigi nella Torre del Tempio, potesse allo stesso tempo essere figlio di Maria Antonietta, come accertato dal test del DNA.

Karl Wilhelm Naundorff

Alcuni anni fa una famiglia bolognese dichiarò di essere in possesso di un fazzoletto, conservato in una zucca istoriata con scene della rivoluzione, che secondo la storia familiare era stato imbevuto del sangue di Luigi XVI dopo l’esecuzione.

Le tracce esigue e in cattive condizioni, effettivamente di sangue umano, hanno comunque riscontrato il gene degli occhi azzurri, come quelli di Luigi, ma questo non prova nulla. Non sono state trovate però prove della NON appartenenza alla famiglia Borbone, ma neppure conferme e quindi, allo stato attuale non si può dire se quel sangue appartenga proprio a Luigi XVI.

Il cuore di Luigi XVII in un’urna di vetro

Immagine di Pierre-Emmanuel Malissin et Frédéric Valdes via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Ma alla fin fine ciò che è più importante, in tutta questa vicenda, non sono tanto le ascendenze o discendenze reali, quanto la non giustificabile crudeltà riservata a un bambino, regale vittima innocente. Lui, come tutti i bambini del mondo di ogni luogo e ogni tempo, che pagano per la follia degli adulti.

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.