Migliaia di persone salutano dal basso un areo sul ponte di una nave: non è la fotografia di una qualche migrazione di massa, ma il ritorno delle truppe statunitensi a New York, nel 1945. La nave della fotografia è la Queen Elizabeth, la più grande nave passeggeri al mondo, che venne usata, insieme alla Queen Mary, per trasportare in Europa un grande numero di soldati americani durante la Seconda Guerra Mondiale (fra il 1942 e il 1945). La velocità di crociera delle due imbarcazioni consentiva di ridurre al minimo il rischio di essere intercettate dagli U-Boot tedeschi, consentendo alle navi di viaggiare spesso da sole, senza protezione. La capacità di carico di truppe era di 15.000 soldati e oltre 900 membri dell’equipaggio.

La sola Queen Elizabeth trasportò oltre 750.000 soldati e viaggiò per circa 800.000 chilometri

Ogni viaggio impiegava dai 5 ai 7 giorni per andare dalla costa orientale degli Stati Uniti alle isole britanniche, portando i contingenti statunitensi in Europa. Nonostante l’immagine sia stata usata per diversi scopi propagandistici per dimostrare “esodi di massa”, in realtà sembra affollatissima perché tutti i soldati hanno raggiunto i ponti superiori mentre stanno entrando in porto.

Come scrisse Dwight D. Eisenhower, comandante in capo delle forze Alleate in Europa e poi presidente degli Stati Uniti, i soldati statunitensi si lamentavano della lentezza con la quale venivano reimpatriati. A un incontro egli chiese se volevano continuare a tornare a velocità normale o essere stipati come sardine tornando in modo molto più veloce.

L’opzione della velocità venne applaudita in modo inequivocabile

Alcuni di questi soldati trovarono le famiglie ad accoglierli a New York, ma la maggior parte non trovò nessuno. Un viaggio in treno era allora molto costoso, e quasi tutti i soldati raggiunsero le proprie case autonomamente. Le famiglie di questi venivano informate quasi sempre con un telegramma, anche se alcuni avevano i soldi per fare una telefonata a casa. Chi invece non possedeva danaro né per un telegramma né per una telefonata si presentava a casa senza aver avvisato nessuno.

Credito della fotografia: New York Historical Society.

Categorie: Fotografia

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...