Difficile trovare una definizione per gli Hells Angels: organizzazione criminale o associazione di uomini liberi e poco inclini a rispettare le convenzione sociali?

Anche se i membri dei club sparsi in molte nazioni sono stati spesso accusati di spaccio di droga, estorsione, sfruttamento della prostituzione e vendita di beni rubati, il fascino romantico che da decenni circonda i “selvaggi” motociclisti (merito anche di film come Easy Rider) perpetua il mito degli Hells Angels.

Angeli dell’Inferno: il nome scelto potrebbe sembrare minaccioso, ma in realtà è solo un indizio sulle loro origini. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, come spesso accade dopo ogni conflitto, molti reduci trovarono difficile tornare a una vita normale (e monotona).

Negli Stati Uniti, alcuni ex-piloti di cacciabombardieri si unirono in diversi gruppi che giravano per il paese a cavallo delle loro Harley-Davidson. Nel 1948, tutti questi diversi club si fusero negli Hells Angels, ispirandosi per la scelta del nome a un film del 1930, Gli angeli dell’inferno, dedicato ai piloti della Prima Guerra Mondiale.


Verso la fine degli anni ’50, gli Hells Angels erano un folto gruppo di motociclisti che si distinguevano non solo per la loro scelta di vestirsi spesso con indumenti di pelle, per i grandi tatuaggi che ostentavano, per i capelli e le barbe lunghe (la cultura hippie era ancora di là da venire), ma soprattutto per il loro atteggiamento di disprezzo verso tutto ciò che negli Stati Uniti era considerato “normale”:

la ricerca di stabilità e sicurezza


“Era una nuova razza di ribelli”, secondo il fotografo Bill Ray, che seguiva regole proprie, tra grandi bevute e risse frequenti, con risorse finanziarie di dubbia provenienza.

Anche se gli Hells Angels vengono spesso associati a quei movimenti di contestazione che fiorirono numerosi negli anni ’60, in realtà avevano poco a che spartire con loro: difendevano l’intervento degli Stati Uniti in Vietnam, ostentavano simboli nazisti e, anche se non dichiaratamente, avevano idee razziste.

Il prototipo di “Hells Angel” era l’uomo di razza bianca

Anche le donne venivano poco considerate: giovani ragazze entravano a far parte del gruppo, ma non condividevano né scelte né decisioni, erano solo “ospiti” che viaggiavano sul sellino posteriore di una Harley-Davidson.


Nel 1965, il fotografo Bill Ray trascorse diverse settimane con un gruppo californiano di Hells Angels, realizzando uno storico servizio per LIFE.

Il servizio, pensato appunto per la famosa rivista, non fu accettato, perché considerato non interessante per il pubblico di lettori del magazine: il direttore non volle pubblicare nulla su “quei puzzolenti bastardi”.


“Se fossero vissuti cento anni prima sarebbero stati dei pistoleri” ha detto un ex appartenente al gruppo, e secondo Bill Ray il fascino che esercitano è simile a quello dei cow-boy, o del leggendario West: “Una pista non finisce mai per il cow-boy, e una strada non finisce mai per gli Angels. Dove stanno andando è a malapena importante…”.

Tutte le fotografie sono state scattate nel 1965 da Bill Ray.

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Sotto, un video del 1965 che mostra alcuni momenti degli Hells Angels:

Categorie: Fotografia

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!