L’impiego di cantanti castrati nel teatro d’Opera è antichissimo, e risale all’inizio dell’Impero Bizantino, durante il V secolo, ma divenne una vera e propria moda durante il XVII secolo, quando tantissimi bambini, prevalentemente provenienti da famiglie poverissime, vennero evirati (evirazione bianca) per preservarne la voce infantile. Durante il periodo Bizantino a Costantinopoli perdurò l’impiego di persone castrate nei cori ma, dal 1204, anno della presa della città, il loro impiego scomparve.

I castrati riapparvero durante il XV secolo in Italia, probabilmente arrivati dalle corti spagnole, e aumentarono in numero sino a raggiungere, negli anni ’20 e ’30 del XVIII secolo, l’impressionante cifra di 4.000 operati l’anno (fonte: H. Pleasants, “The Castrati”, 1966). Fra il XVII e il XIX secolo furono centinaia di migliaia di bambini fatti evirare da famiglie povere (ma non solo) nella speranza che divenissero cantanti famosi.

I bambini venivano sovente “venduti” a degli imprenditori, i quali provvedevano poi a pagarne una scuola che, solitamente, durava all’incirca 6/7 anni. Durante questo periodo i fanciulli affrontavano una formazione musicale di alta intensità, che li rendeva pronti a calcare le scene entro brevissimo tempo.

L’intervento non era privo di complicazioni

Una percentuale significativa di bambini sottoposti al “miglioramento” moriva o rimaneva invalido a vita. Il rischio però valeva lo scotto, principalmente legato all’elevato numero di figli delle famiglie italiane dell’epoca e all’impossibilità per i genitori di mantenerli. Nel caso in cui il bimbo fosse divenuto famoso, tutta la famiglia ne avrebbe beneficiato, come fu per il cantante castrato Senesino, che collaborò per gran parte della sua vita con il famoso compositore Georg Händel.

Naturalmente non tutti i “cantori”, come venivano chiamati, raggiunsero la celebrità, e la stragrande maggioranza di loro finì nei cori, nelle formazioni delle chiese e, persino, a svolgere lavori umili nonostante l’handicap di una tremenda mutilazione.

Farinelli, il Castrato più Famoso

Furono moltissimi i cantanti eunuchi divenuti delle vere e proprie celebrità, e Farinelli, nome d’arte di Carlo Broschi, è certamente quello più famoso. La sua capacità musicale lo fece diventare una vera e propria “star” dell’Opera, e i suoi guadagni furono immensi.

Visse la propria epopea musicale fra l’Italia, Londra, la Francia e la Spagna, dove svolse anche il ruolo di cantante privato del Re Filippo V di Spagna. Quando salì al trono Ferdinando VI la sua importanza accrebbe ulteriormente a corte, salvo poi esserne allontanato nel 1759, anno dell’ascesa al trono di Carlo III.

Sotto, il trailer di Farinelli: Voce Regina, del 1995:

Il declino dei Castrati

Da metà del 1600 sino alla fine del ‘700, i cantanti evirati furono i grandi protagonisti della scena musicale europea, eccezion fatta per la Francia, perfetti interpreti dell’opera all’italiana che allora era la prediletta nei teatri di tutta Europa. La castrazione non venne però mai ufficialmente approvata dalla Chiesa di Roma, che la prevedeva soltanto in pericolo di vita.

La chiesa fu però l’ultima istituzione che si avvalse a livello musicale dell’impiego di castrati nei suoi cori

Le operazioni di castrazione dei bambini caddero in disuso già ad inizio ‘800, principalmente per il rinnovato interesse del pubblico verso le voci maschili, ma fu solo con l’Unità d’Italia nel 1861 che fu promulgata una legge che impediva la castrazione infantile.

Alessandro Moreschi: l’Ultimo Castrato

L’ultimo cantante castrato fu Alessandro Moreschi (1858-1922), conosciuto come “l’Angelo di Roma”, che venne impiegato nel coro della Cappella Sistina sino al 1913. Di Moreschi ci rimane l’unica registrazione di un cantante castrato della storia, un documento musicale dal valore altissimo a causa della sua unicità. Moreschi non raggiunse i livelli tecnici e stilistici dei cantanti più famosi (impensabile paragonarlo a Farinelli), ma ci da un metro della voce di uno di questi artisti, castrati da giovanissimi e allenati per tutta la vita al canto.

Fra il 1902 e il 1904 la sua voce fu registrata, su supporto in cera, dalla Gramophone & Typewriter Company. La differenza con la voce di una donna o di un uomo risulta evidente anche a un orecchio profano.

Sotto, il canto di moreschi a 46 anni circa:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...