6.5 milioni di litri di Birra, 7.2 milioni di visitatori, 70 tonnellate di bicchieri rotti, 642,91 salsicce cucinate, 214 anni di attività. Questi sono i numeri della più grande sagra del mondo: l’Oktoberfest!

Ma che cos’è esattamente l’Oktoberfest, com’è nato e quali sono le cose più curiose al riguardo? Lo scopriremo nel video di oggi!

Ciao a tutti amici di Vanilla! Come avete visto dall’intro, sono in trasferta e oggi vi porto direttamente nel cuore dell’Oktoberfest! Se vi piacciono questo tipo di contenuti e volete continuare a viaggiare con noi alla scoperta di nuovi luoghi ed eventi, restando in tema Oktoberfest, vi chiedo di offrirmi una birra! Scherzo, ma, seriamente, qui sotto trovate il tasto per abbonarvi al canale: per voi è come offrirci un caffè al mese, ma per noi fa davvero la differenza! Detto questo, partiamo con la storia.

L’Oktoberfest è oggi il più grande e famoso Volkfest del mondo e attira milioni di persone ogni anno. Si svolge a Monaco di Baviera, in Germania, e dura due settimane, a cavallo tra settembre e ottobre. Quando si pensa all’Oktoberfest, vengono subito in mente le immagini più tipiche della Germania: i tradizionali abiti bavaresi, fiumi di birra, wurstel sfrigolanti e pretzel fragranti. Per capire davvero l’essenza dell’Oktoberfest, è interessante esplorare le sue origini. Che cos’è esattamente un Volkfest?

Si tratta di una festa popolare (da Volk, popolo) tipica della Germania che celebra la cultura di un popolo attraverso cibo, bevande, musica e danze. Si potrebbe paragonare alle nostre sagre di paese, quelle feste che celebrano i prodotti tipici del territorio (funghi, castagne, porchetta) a seconda della regione. Proprio come nelle sagre, anche all’Oktoberfest il cuore pulsante della festa è un prodotto tipico: la birra.

A differenza di ciò che si può pensare l’Oktoberfest, nonostante sia il più grande e famoso, non è stato il primo del suo genere.

Il 21 aprile 1755, i consiglieri comunali di Erlangen – una cittadina vicino a Norimberga, in Baviera – decisero di spostare il tradizionale mercato di Pentecoste dal centro storico alla collina del Burgberg, sul lato della città. Questa scelta non era casuale: il lato sud della collina ospitava, già dal 1675, le cantine dove veniva conservata la birra. Queste cantine offrivano condizioni ideali per mantenere e produrre la birra tutto l’anno – all’epoca la birra veniva prodotta solo durante l’inverno.

Quando il mercato di Pentecoste si trasferisce proprio accanto alle cantine, prende vita il Bergkirchweih. Il nome si traduce letteralmente come “festa della chiesa sul monte”, ed è il primo Volkfest dove la birra è la vera protagonista.

E l’Oktoberfest? La storia dell’Oktoberfest ha origini piuttosto diverse da quelle delle altre feste popolari, perché nasce come… festa di nozze! E dietro questa celebrazione c’è, almeno in parte, l’intuizione di un italiano: Andreas Michael Dall’Armi, banchiere di origini trentine e maggiore della cavalleria della Guardia Nazionale Bavarese.

Quando nel 1810 si stavano per celebrare le nozze tra il Principe reggente Ludovico di Baviera e la Principessa Teresa di Saxe-Hildburghausen, Dall’Armi propone di festeggiare l’evento con una grande corsa di cavalli. Il 12 ottobre 1810, inizia il matrimonio che dura ben cinque giorni e coinvolge praticamente tutta la popolazione di Monaco. La festa, chiamata già allora Volkfest, si è svolge principalmente nel centro della città, ma l’ultimo giorno i festeggiamenti si spostano su un prato fuori le mura di Monaco, dove si tiene questa famosa corsa di cavalli.

Quel prato prende poi il nome di Theresienwiese, in onore della principessa Teresa, ed è ancora oggi la sede dell’Oktoberfest, chiamato infatti spesso ‘Wiesn’ da Theresenwiese.

(Capite ora perché si chiama Oktoberfest anche se ora inizia a settembre? Perché la prima celebrazione avvenne ad ottobre)

Nel 1811, appena un anno dopo il matrimonio reale, la gente di Monaco vuole ancora festeggiare. Non c’è più nessun evento regale in vista, quindi serve un nuovo motivo per celebrare.

L’organizzazione dell’evento passa così nelle mani dell’associazione degli agricoltori della Baviera, che capisce subito le potenzialità della situazione. Con grande astuzia e perspicacia, gli agricoltorivedono in questa festa una possibilità economica, una vetrina perfetta per promuovere i loro prodotti. Ed è così che nasce l’Oktoberfest!

Nei primi anni, l’Oktoberfest viene finanziato e sponsorizzato da privati. Tuttavia, nel 1819, la città di Monaco si rende conto dell’enorme potenziale economico della festa, che attira sempre più persone. Intuendo il beneficio che questo evento può portare all’economia locale, il municipio decide di prendere in mano l’organizzazione e trasforma l’Oktoberfest in una priorità assoluta per la città.

Quali sono i motivi che possono fermare l’Oktoberfest? In più di 200 anni di storia, la festa si è fermata ben 25 volte, principalmente per due ragioni: guerre ed epidemie.

Nel XIX secolo, Monaco viene colpita da due gravi epidemie di colera, nel 1854 e nel 1873, che costringono la città a sospendere i festeggiamenti. Nello stesso periodo, la regione è segnata da conflitti: prima le guerre napoleoniche del 1813, poi le guerre contro l’Austria e la Francia, che culminano con la formazione della Germania nel 1871.

L’Oktoberfest si interrompe anche durante le due guerre mondiali, tra il 1914-1918 e il 1939-1945. Più recentemente, la festa è stata annullata nel 2020 e 2021 a causa della pandemia di Covid.

LA BIRRA E LE BIRRERIE DELLA WIESN

Ovviamente la protagonista dell’Oktoberfest è birra. È il sindaco di Monaco ad inaugurare la festa, spillando il primo barile di birra alle 12 in punto. Ogni anno, partono le scommesse su quanti colpi saranno necessari per spillare. In alcuni casi bastano un paio di colpi di martello e la birra comincia a sgorgare, nel caso peggiore ce ne sono voluti 17.

Dopodiché, sentirete la famosissima frase che dà inizio all’Oktoberfest: “O zapft is!” È spillata!

Con queste parole, i capannoni vengono aperti e si dà il via ai festeggiamenti. A farla da padrone sono le sei birrerie storiche di Monaco:  Löwenbräu, Paulaner-Bräu, Augustiner-Bräu, Staatliches Hofbräu-München (quella che noi chiamiamo HB), Hacker-Pschorr-Bräu, Spatenbräu, le uniche ad avere i requisiti previsti dall Editto di Purezza della birra promulgato nel 1516 in Bavieria. Cosa significa “purezza della birra”?

Be’, all’epoca, nel sedicesimo secolo – ma anche prima, nel medioevo – la birra era un elemento imprescindibile delle diete di tutti. Molto più salutare dell’acqua, spesso sporca che conteneva gli scarti della città. La birra poiché era meno pericolosa – dato che nel processo l’acqua andava bollita, perdenendo parte della sua tossicità – e per via del suo apporto calorico era parte fondamentale della dieta dei lavoratori.

Poiché era così diffusa alcuni mastri birrai, un po’ per far più soldi, un po’ per sperimentare, avevano cominciato a metterci dentro di tutto, anche ingredienti più o meno leciti che rendevano la birra potenzialmente pericolosa. Parlo di anice, cumino, ginepro, ma anche rospi.

Ora, poiché come ho detto prima, la birra era un elemento fondamentale che veniva consumato quotidianamente, c’era bisogno di regolare la sua produzione.

La Reinheitsgebot è stata praticamente la prima legge sulla tutela alimentare perché prevedeva che una birra, per essere considerata tale, e dunque per poter essere venduta, dovesse avere solo quattro ingredienti: malto, luppolo, lievito e acqua.

(In realtà, all’inizio gli ingredienti erano solo tre, perché non si conoscevano i poteri del lievito. Si è però notato che quando una birreria era vicino a un panificio, la birra veniva meglio ed era più buona. Quando se ne sono scoperte le proprietà, anche il lievito è stato aggiunto come ingrediente principale).

Ora, non aspettatevi un piccolo sorso di birra da gustare. L’unità di misura qui all’Oktoberfest è il Mass, un boccale da un litro. Non esistono bicchieri più piccoli. Il prezzo quest’anno è di circa 15 euro per litro di birra.

Ma è vero che la birra dell’Oktoberfest è più forte del normale? Cioè ha una gradazione alcolica più alta? Sì, ma non per rendere le persone ubriache prima. In realtà, c’è un’altra ragione. Adesso ve la spiego.

Il tutto ha a che fare con la produzione della birra che ha ancora la “gravità originale”. Cioè il contenuto dei nutrienti della birra prima della fermentazione: l’amido, che si trasforma in zucchero durante l’ammostamento, le proteine, le vitamine ecc. Più alta è la gravità originale, cioè più alto è il numero di nutrienti, più il lievito può fermentare il che equivale anche a una maggiore gradazione alcolica.

L’oktoberfest non è solo cibo e birra, è un vero e proprio parco dei divertimenti. Le prime giostre, in realtà all’epoca erano due semplici altalene, vengono installate nel 1818 e da quel momento, di anno in anno, sono state aggiunte sempre nuove attrazioni.

Nel 1886 l’elettrcità arriva sulla Wiesn e l’Oktoberfest comincia a prendere la forma della fiera che conosciamo.

Oggi, si possono trovare numerose attrazioni per tutte le età e tutti i gusti. Dalle montagne russe, alle case dell’orrore, autoscontri e chi più ne ha più ne metta! La cosa più particolare è la presenza della nuove gisotre accanto a quelle più vecchie che continuano, come tradizione, ormai nel cuore dei bavaresi a intrattenre da secoli.

Una delle più antiche e curiose attrazioni è: il Teufelsrad, la “Ruota del Diavolo”. Questo semplice dispositivo, che esiste da oltre un secolo, è diventato un’istituzione culturale, un vero e proprio rito di passaggio per i locali e una curiosità irresistibile per i turisti.

Ma cos’è esattamente il Teufelsrad? Immaginate una grande piattaforma circolare, una sorta di disco rotante, situato al centro di un’arena. I partecipanti, spesso ignari del destino che li aspetta, si siedono sul disco e cercano di rimanere in equilibrio mentre questo comincia a girare sempre più velocemente. Il principio fisico dietro il gioco è semplice, eppure geniale: la forza centrifuga spinge i concorrenti verso il bordo del disco, rendendo sempre più difficile mantenere la posizione. È una battaglia contro le leggi della fisica e, naturalmente, contro se stessi. Cadere è inevitabile, ma è proprio qui che risiede la magia dello spettacolo.

Il vero cuore pulsante del Teufelsrad, tuttavia, non è solo la sfida fisica, ma il commentatore, o meglio, il “comandante” di questa folle giostra. Oggi il ruolo è ricoperto da Wiggerl Kugler, che con grande abilità e ironia accompagna ogni momento dell’azione. I suoi commenti trasformano la gara in un vero e proprio show, oscillando tra l’umorismo bonario durante il giorno, quando le famiglie con bambini riempiono le tribune, e uno stile decisamente più spinto e sopra le righe la sera, quando il pubblico diventa adulto e l’atmosfera si fa più irriverente.

Il Teufelsrad, a ben vedere, non è solo una corsa, è uno spettacolo interattivo. Le persone non partecipano soltanto per vincere, ma per divertirsi, per ridere di sé stesse e degli altri, in un contesto dove l’umiliazione bonaria diventa parte del divertimento.

DIRNDL E TRACHT

Come ben sapete, l’Oktoberfest richiede un dress code specifico: il Tracht, l’abito tradizionale bavarese. Ma di quale tradizione stiamo parlando?

Probabilmente la prima cosa che vi viene in mente sono i famosi pantaloncini di pelle – che, se fatti secondo tradizione, sono fatti di pelle di cervo, sempre corti e accompagnati da calzettoni di lana. Si chiamano Lederhosen, letteralmente pantaloni di pelle. I Lederhosen sono la parte principale del Tracht maschile, il resto dell’outfit varia a seconda dell’origine di provenienza. Possono quindi esserci le bretelle, le camice a quadri, ricami di diverso tipo, ecc.

Questo che sto indossando ora si chiama Dirndl – molto diffile da pronunciare per noi italiani – ed è composto da una camicetta, in realtà molto corta che arriva proprio sotto il seno, un abito dalla gonna ampia che può essere più o meno lunga a seconda dei gusti e un grembiule. Le diverse scollature dipendono dalla regione di provenienza del Dirndl. Come vedete il mio è “a collo alto”, tipico taglio della Franconia. Probabilmente, lo stile più famoso è l’importante scollatura bavarese, propria di Monaco.

Con la fondazione del Regno di Baviera, nel 1806, vengono uniti sotto un unico regno i Franconi, gli Svevi, i Palatini e i Bavaresi, quattro regioni nel sud della Germania che avevano poco niente in comune. Ancora oggi – in modo molto simile a certe dispute tra città italiane – se si dà del Bavarese a un Francone questa è considerata un’offesa. C’era quindi la necessità di trovare qualcosa che desse un’identità nazionale al regno.

Felix Joseph von Liwoski già nel 1789 aveva cominciato a raccogliere illustrazioni di abiti tipici e tradizionali. È sbagliato pensare che questi fossero i vestiti tipici solo della classe rurale, dei contadini e le contadine. In realtà, per quanto riguarda l’abito femminile, era un tipico vestito estivo che le donne di città – anche di classi più basse – indossavano nelle loro gite fuori porta. Mentre i Lederhosen, i famosi pantaloncini di pelle, erano e sono sempre stati abiti da caccia vista la loro comodità e durabilità.

Ludwig 1 di Baviera, quello delle nozze di cui parlavamo prima, era un gran fautore di questi abiti “nazionali”, tanto che proprio in occasione del primo Oktoberfest aveva fatto vestire i bambini con i lederhosen e si faceva vedere spesso con il Tracht addosso.

Col decreto del 1 giugno 1853, il successore Massimiliano II. Giuseppe, promuove l’uso del Tracht come vestito di tutti i giorni per “elevare il sentimento nazionale bavarese”.

Nel 1859 nasce la prima di molte associazioni per i costumi tradizionali, la “Gesellschaft Gemüthlichkeit” (Società del comfort, dell’accoglienza (?)).

Proprio in occasione dell’Oktoberfest, a partire dal 1895, queste associazioni hanno cominciato a sfilare e, ovviamente, si è fatto in modo che avessero grande popolarità, con numerose foto immediatamente pubblicate su tutti i quotidiani bavaresi. Anche le danze e gli spettacoli musicali presentati durante gli eventi di festa furono ampiamente pubblicizzati.

Il Tracht non è sempre stato usato in modo “pacifico”. Dopo la prima guerra mondiale, la Repubblica di Weimar non dà molto peso all’identità nazionale bavarese, a favore di un’unità tedesca. Dunque, il Tracht diventa un simbolo di resistenza reazionaria indossati dai vigilanti politici e monarchici bavaresi. Ricordiamo che è in Baviera, a Monaco che nasce il movimento Nazionalsocialista guidato, nei primi anni, da un Hitler che cercava consensi indossando spesso Lederhosen.

Oggi i Tracht hanno una doppia qualità: da un lato, sono ancora utilizzati come simbolo nazionalista, quindi spesso utilizzati e indossati per occasioni speciali da membri di partiti conservatori. Dall’altro, sono un fenomeno mondiale ormai commercializzato che diventa talvolta un’attrazione turistica più che altro.

Ovviamente, online si possono trovare costumi a pochi spicci, ma in generale, i prezzi sono alti perché di solito corrispondono a una certa qualità. Quello che mi avete visto indossare era un dirndl di seconda mano, ma è facile vedere Dirndl non usati che partono da 250 euro – camicetta esclusa – e arrivano a 500. Sempre parlando di Dirndl “da negozio” se poi si vuole il vestito su misura, le cifre sono astronomiche. Lo stesso vale per i lederhosen, che difficilmente trovere a meno di 200 euro per paio.

Una piccola curiosità. Nell’indossare il Dirndl il grembiule è fondamentale perché dà delle indicazioni. In base a dove posizionate il fiocco, potreste far capire che siete single, impegnata o addirittura vedova!

L’ATTENTATO

Purtroppo, l’Oktoberfest non è sempre stato solo un luogo di festa. Qui ai miei piedi, c’è una targa in ricordo delle vittime dell’attentato del 1980 che avvenne proprio qui, alle porte d’ingresso della Wiesn.

Alle 22.20 del 26 settembre 1980, si andava verso l’ora di chiusura, davanti alla fermata dei mezzi di Bavariaring, al nord di Theresienwiese, c’è un’esplosione.

Un ordigno nascosto dentro un cestino metallico è esploso con conseguenze devastanti. Quando i soccorsi sono arrivati, hanno trovato feriti e corpi che giacevano sulla strada per un raggio di 23 metri.

Uno dei giornalisti accorsi sul posto riporta: “Ore 22.40, un’immagine dell’orrore. Devo dire che al momento non posso dire nient’altro. Vedo solo questo, l’intero ingresso, il pavimento, coperto di sangue. Scarpe, sciarpe e pezzi di abiti sono sparsi in giro.”

12 persone più l’attentatore stesso sono morte sul colpo, quasi disintegrate dall’ordigno. 221 persone sono rimaste ferite, 68 delle quali in modo grave. A causa delle schegge di metallo, molte ferite hanno richiesto l’amputazione di arti o l’asportazione di organi.

Il giorno dopo l’attentato, l’Oktoberfest rimane chiuso e – a parte mazzi di fiori che erano stati lasciati sul luogo – non c’era quasi più traccia dell’attentato. La bomba era esplosa in un’area praticamente esterna allla Wiesn, quindi nessun capannone era stato danneggiato. C’è solo qualche segnale stradale piegato e la strada scheggiata. I danni materiali sono limitati e la maggior parte è stata riparata il giorno successivo all’attacco.

Infatti, già due giorni dopo, il festival riapre. Il sindaco in carica in quel momento, Erich Kiesl già la notte dell’attentato aveva fatto sapere che l’Oktoberfest non si sarebbe interrotto. Certo, una decisione che aveva fatto discutere molti, basata su due motivi principali: il primo è l’enorme numero dei visitatori che tutti i negozi e le birrerie si aspettavano. Se il festival si fosse fermato, si sarebbe tradotto in un danno economico enorme per tutti gli stand che si erano preparati per quelle due settimane.

In secondo luogo, quel fine settimana era prevista una partita di calcio tra Hamburger SV e FC Bayern Monaco, con rispettivi tifosi. Dire che la città era sovraffollata è dir poco. Si temeva che il disappunto per i tendoni chiusi e lo spropositato numero di persone si sarebbero potuti trasformare in atti di violenza per le strade.

Non dimentichiamo poi che l’attacco era a sfondo terroristico. Dunque, riaprendo l’Oktoberfest, la città voleva anche dare una dimostrazione di forza. Non si sarebbe lasciata mettere in ginocchio da un terrorista.

Ora, sono sicura che vi starete chiedendo chi è stato e perché? Qual era il motivo dietro l’attentato? Perché proprio l’Oktoberfest?

Subito dopo l’attacco parte l’indagine della polizia, non c’è tempo da perdere. Anche perché dieci giorni più tardi, il 5 ottobre, si sarebbero tenute le elezioni federali. Dunque, è necessario far chiarezza sulle dinamiche e i motivi, soprattutto se questi avevano a che fare con motivi politici.

Sul fatto che fosse un attacco terroristico non c’erano dubbi. Ma chi era il responsabile? Era solo uno o c’erano dei complici? Era un atto a sfondo politico? E se sì, la responsabilità era dei militanti di sinistra o di destra? Questa era ovviamente la domanda che più interessava.

In realtà, nonostante le bisticce tra diversi dipartimenti di polizia per capire a chi spettassero le indagini (Se all’ufficio bavarese per le indagini penali LKA o l’ufficio federale per le indagini penali SoKo o ancora l’ufficio federale di polizia criminale BKA), già il giorno dopo l’attentato viene riconosciuto Gundolf Köhler come l’attentatore.

Köhler nasce nel 1959 nella regione di Baden-Wuttenberg, e già da giovanissimo, a 14 anni, comincia a entrare in contatto con gruppi di militanti neo nazisti, partecipando agli eventi dell’NPD, il neo nazi group, e diventando membro della Wiking-Jugend, la “gioventù vikinga” che seguiva l’impronta della Gioventù hitleriana.

Kohler diventa sempre più attivo e prende parte alle attività dei gruppi paramilitari neonazisti che vogliono ribaltare il governo con la violenza.

Negli stessi anni, Köhler comincia anche a “giocare” con composti chimici al fine di creare potenti esplosivi. Cerca di entrare nell’esercito come artificere ma per via di un danno all’udito non viene accettato.

All’epoca dell’attentato era uno studente di geologia presso l’Università di Tubingen.

Nel frattempo, oltre ad aver raccolto informazioni sull’attentatore, la polizia è riuscita a ricostruire la composizione della bomba. Sulla base dei frammenti di bomba sequestrati, sono giunti alla conclusione che si trattava di una bomba artigianale composta da una bombola di gas propellente CO2 e da un proiettile di mortaio inglese all’interno. Durante una perquisizione nella cantina della casa dei genitori di Gundolf Köhler, oltre ad appunti scritti sulla fabbricazione di esplosivi e dispositivi di detonazione, sono state trovate particelle di vernice dello stesso materiale delle tracce di vernice sui frammenti di bomba sequestrati. Erano prova che Köhler non solo aveva fatto esplodere la bomba, ma l’aveva anche costruita. Nelle settimane e nei mesi successivi furono interrogati oltre 1.800 testimoni per ricostruire lo svolgimento dei fatti. Alcuni testimoni avevano dichiarato di aver visto Gundolf Köhler nelle vicinanze della scena del crimine in compagnia di diverse persone. Tuttavia, queste persone, alcune delle quali potevano essere descritte solo vagamente, non sono state rintracciate. Anche una valigia che Köhler avrebbe avuto con sé immediatamente prima del crimine non è stata trovata.

Sebbene non sia stato possibile ricostruire completamente lo svolgimento dei fatti, la polizia criminale bavarese chiude l’indagine nel maggio 1981. Un anno e mezzo dopo, nel novembre 1982, anche la Procura federale concluse le sue indagini. Le conclusioni che si possono trarre dai rapporti finali non differiscono di molto. In entrambi, Gundolf Köhler viene indicato come l’autore unico che ha costruito la bomba, l’ha portata sulla scena del crimine e l’ha fatta esplodere. Il rapporto del Procuratore Generale considera possibile il coinvolgimento di terzi, ma lo classifica come non dimostrabile. Viene escluso il coinvolgimento di organizzazioni. Facendo riferimento alle dichiarazioni della cerchia di conoscenti di Köhler, il ragazzo viene descritto come un giovane con idee di estrema destra e un legame esagerato con gli esplosivi. La frustrazione personale e l’odio incontrollato per l’ambiente circostante vengono enfatizzati come motivi dell’attacco.

Da quando le indagini ufficiali sono state chiuse nel 1982, sono stati ripetutamente espressi dubbi sui loro risultati, che hanno portato a diverse iniziative per chiarire le domande senza risposta. L’avvocato Werner Dietrich, che ancora oggi rappresenta legalmente diverse vittime dell’attentato, ha presentato tre richieste di riapertura delle indagini. Le prime due richieste (1983 e 2008) sono state ufficialmente respinte dalla Procura generale federale “per mancanza di nuove prove”. Solo con il terzo tentativo, nel 2014, Dietrich e tutti coloro che si interrogano sull’unico responsabile hanno avuto successo.

Perché ci sono dubbi sui risultati delle indagini? Be’ in molti, non solo i famigliari delle vittime, credono che le indagini siano state condotte troppo velocemente per arrivare a una soluzione utile per le elezioni federali a favore di un candidato.

Infatti, il ministro bavarese e candidato a cancelliere federale, Franz Josef Strauss, aveva più volte ribadito che il pericolo rappresentato dagli estremisti di sinistra era significativamente più elevato rispetto agli estremisti di destra. Se dunque l’attentato all’Oktoberfest fosse stata un’azione organizzata da una banda di estrema destra, questo avrebbe sicuramente influito nelle elezioni.

Alla fine, è Schimdt, il candidato di sinistra che vince, e forse è stato proprio l’attentato ad aver influito sul voto.

Inoltre, quando le indagini vengono riaperte ci sono nuovi documenti da cui attingere e cioè quelli del Ministero della Sicurezza dello Stato della ormai non esistente DDR, la Stasi. Ecco, secondo i resoconti della Stasi, Kohler non avrebbe agito da solo. Viene riportato negli atti che diversi quotidiani di monaco avevano ricevuto nel giorno successivo all’attentato diverse telefonate anonime da parte di una donna e la frase era sempre la stessa: siamo della destra bolognese. Siamo contro i rossi. Ieri abbiamo fatto uno scherzo”.

E così, apparentemente, l’attentato della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 è legato a quello dell’Oktoberfest.

Ma la verità è che non lo sapremo mai con certezza. Ancora oggi mancano informazioni, le prove sono state distrutte e non sono più riutilizzabili, e in molti credono che sia necessario andare avanti, concentrarsi sul futuro e lasciarsi alle spalle questa brutta e tragica vicenda.

Durante il servizio funebre che si svolse nel Municipio Vecchio di Monaco per commemorare le vittime e i feriti, l’allora sindaco Kiesl fa un discorso e vorrei qui riportarvi un passaggio molto importante: “la violenza, indipendentemente dal fatto che sia motivata da sentimenti di destra o di sinistra, è sempre diretta contro la società nel suo complesso.”

Per mantenere vivo il ricordo delle vittime dell’attentato nella coscienza pubblica, nel 1981 è stata eretta una colonna commemorativa all’ingresso principale dell’Oktoberfest. Tuttavia, anche dopo essere stata ridisegnata più volte, come l’inserimento in un’aiuola nel 1985, la colonna è spesso passata inosservata. Spesso veniva addirittura usata come discarica o orinatoio. Per dare maggiore dignità e attenzione al sito commemorativo e per proteggerlo da eventuali danni, il memoriale è stato nuovamente ristrutturato nel 2008. La stele di bronzo, progettata da Friedrich Koller nel 1981, è stata ampliata da una parete semicircolare in acciaio perforato per ricordare la forza di dispersione della bomba. Secondo l’artista, questo muro deve essere inteso come una metafora di protezione e democrazia, che è stata violata come indicato dai fori. Inoltre, ci sono schegge d’acciaio incastrate nel pavimento, che simboleggiano le vittime dell’attentato. Dal 1987, i nomi delle vittime sono stati incisi sulla colonna stessa su iniziativa dei loro parenti.

E voi siete mai stati all’Oktoberfest? Vi ho fatto venir voglia? Fatemelo sapere nei commenti qui sotto e se avete qualche domanda non esistate a chiedere qui sotto o sui social, sarò felice di rispondere! Vi saluto qui sotto, ai piedi della statua Baviera, e ci vediamo nel prossimo video.

Irene Lo Faro

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