Fuga da Alcatraz: l’enigma di una delle evasioni più celebri della storia

È la mattina del 12 Giugno dell’estate 1962. Uno degli Agenti di Custodia di una delle prigioni di massima sicurezza più note negli Stati Uniti e nel mondo, Alcatraz, si avvicina alle celle dei detenuti Frank Morris e dei fratelli John e Clarence Anglin e si rende conto che i tre, una volta chiamati all’appello del mattino, non si muovono.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Una volta aperte le celle, gli Agenti scoprono con sgomento che le teste che spuntano dai letti sono finte, fatte di gesso e cartapesta, e che i tre prigionieri sono scomparsi.

Testa finta trovata nella cella di Morris: By FBI – Fotografia di pubblico dominio:

Quando vengono rovistate le celle vengono scoperti dei buchi nel muro di cemento che portano dritti dritti nei cunicoli di ventilazione dietro le celle stesse, e che corrono dietro la prigione arrivando fin sopra il tetto.

Viene dato immediatamente l’allarme, e così ha inizio una delle cacce all’uomo più famose della storia, con un dispiegamento di forze che vede impiegati non solo l’FBI ma anche guardia costiera, polizia stradale e locale.

Viene spulciato ogni angolo dentro e fuori la prigione, vengono controllate tutte le calette che si trovano sull’isola su cui sorge il carcere di massima sicurezza, ma nonostante ciò dei tre non vi è traccia da nessuna parte, l’unica cosa che viene rinvenuta su di una spiaggia è il relitto di quello che sembra una specie di gommone fatto a mano.

La storia della Fuga da Alcatraz di Frank Morris e dei fratelli Anglin diventerà, negli anni, una delle più famose nella storia delle evasioni, talmente popolare da ispirare il famoso film Fuga da Alcatraz del 1979 di Don Siegel, con Clint Eastwood nei panni di Frank Morris.

Ma com’è andata davvero quella fuga? Come sono riusciti i 3 prigionieri a scappare da una delle prigioni di massima sicurezza più impenetrabili degli Stati Uniti? E soprattutto che fine hanno fatto?

Alcatraz – The Rock

Quando la prigione di Alcatraz era in attività si trattava quasi una sorta di Castello d’If alla Conte di Montecristo; chiamata anche con il soprannome “The Rock”, oggi è aperta alle visite del pubblico in quanto non più operativa da molto tempo.

Costruita nel 1909, divenne di massima sicurezza dal 1934 e restò in attività fino al 1963, quando venne chiusa a causa degli ingenti costi di manutenzione e di gestione.

Sorge su una piccola isola rocciosa lontana dalla terraferma nella Baia di San Francisco, che a sua volta è attraversata da gelide correnti e sferzata dai venti, e si trova di fronte all’isola di Angel Island; la sua fama, oltre ad essere dovuta ai suoi “ospiti”, tra cui figura anche Al Capone, è dovuta alla rigidità dei trattamenti a cui i detenuti erano sottoposti.

Veduta di Alcatraz, fotografia di D Ramey Logan condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Alcatraz infatti era il luogo dove venivano mandati i criminali più pericolosi che avevano tentato più volte la fuga anche da altre prigioni. Tuttavia, nonostante ciò, negli anni qualcuno ha provato a evadere, quasi sempre con esito negativo, eccezion fatta per alcuni tentativi, che lasciano aperta la speranza che non siano stati fallimentari, proprio come è accaduto con Frank Morris e fratelli Anglin.

Il piano

I tre detenuti che riuscirono a fuggire da Alcatraz nella notte fra l’11 e il 12 Giugno del 1962 non erano gli unici che avrebbero dovuto prendere parte alla fuga; con loro ci sarebbe dovuto essere un quarto uomo di nome Allen West; proprio costui fu l’unico fra tutti i detenuti della prigione, che si rifiutano di parlare con l’FBI, a decidere spontaneamente di raccontare quello di cui era a conoscenza in quanto sostenne di essere stato la mente che partorì l’ingegnoso piano che permise poi agli altri tre di fuggire.

E' uscito il 1° libro di Vanilla Magazine, ordinalo su Amazon:

Vittime e Carnefici: il Nazismo attraverso 63 storie di orrore ed Eroismo

Nel corso delle indagini e degli anni non si riuscì mai ad appurare con certezza se l’idea fosse stata davvero di West oppure di Frank Morris (che è invece la tesi sostenuta dal film di Don Siegel), ma la cosa certa è che quanto raccontato da West venne poi appurato come aderente a realtà nel corso delle indagini.

Clarence Anglin, fotografia di pubblico dominio via Wikipedia:

Raccontiamo quindi il piano e la fuga

Allen West, interrogato, racconta agli agenti che svariati mesi prima era stato impiegato alle pulizie dei corridoi, che si trovano dietro le celle dei detenuti,  da cui passano i canali di areazione che portano sopra il tetto. Durante i suoi turni di lavoro comincia a partorire il suo piano, avendo la possibilità di cercare i punti deboli nell’architettura del carcere.

Mentre pensa a come attuarlo, decide di coinvolgere altri due detenuti, i fratelli rapinatori di banche John e Clarence Anglin, conosciuti anche per essere dei bravi nuotatori.

A Dicembre 1961, sempre secondo quanto testimoniato da West, arriva ad Alcatraz un altro detenuto che si unisce al gruppo dei tre offrendo loro aiuto, Frank Morris, anche lui in prigione per rapina. E’ conosciuto come l’Houdini delle prigioni proprio per aver tentato la fuga da svariati istituti penitenziari in cui è stato, tra cui quello di Atlanta, e per questo trasferito ad Alcatraz.

Una volta decisa la cosa, Clarence riesce a rubare dalla mensa dei cucchiai da cui ricava degli scalpelli che servono ai 4 per scavare nel cemento attorno ai canali di ventilazione nelle loro celle.

Frank Morris, fotografia di pubblico dominio via Wikipedia:

Per farlo “lavorano” nell’orario serale, dopo le 18:00, quando gli altri detenuti hanno l’ora di musica prevista dal programma del carcere; è proprio il rumore degli strumenti musicali a distrarre gli agenti dal baccano prodotto dai 4 prigionieri.

Una volta scavate delle aperture abbastanza grandi e averle coperte in modo tale che gli agenti non si rendano conto del progetto d’evasione, proseguono con la preparazione della fuga procurandosi altro materiale utile.

E' uscito il 1° libro di Vanilla Magazine, ordinalo su Amazon:

Vittime e Carnefici: il Nazismo attraverso 63 storie di orrore ed Eroismo

La sfida più grande è la costruzione della zattera/gommone che servirà loro per attraversare la baia e che è la chiave di riuscita del piano

La baia di San Francisco infatti è percorsa da acque gelide e forti correnti, e anche nei periodi estivi restare in acqua per più di un’ora significa rischiare di morire d’ipotermia.

Veduta di Angel Island. Fotografia di Taras Bobrovytsky condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Ecco perché, per fare una zattera sufficientemente grande e resistente, si fanno aiutare dagli altri detenuti, chiedendo di donare gli impermeabili che serviranno proprio per la costruzione del gommone improvvisato. Riescono a procurarsene più di 50, e li usano per per la costruzione di quella che è una specie di zattera e dei salvagenti. Realizzano tutto grazie alla colla che riescono a reperire in carcere e con cuciture fatte con strumenti rubati all’interno del carcere o procurati da altri detenuti.

Dopo mesi di preparativi la sera dell’11 Giugno mettono in atto il piano; a quel punto però West purtroppo resta bloccato in cella. Come mai?

La risposta la fornisce egli stesso agli inquirenti: durante lo scavo dell’apertura si era reso conto di averne esagerato le dimensioni e di non riuscire più a coprirlo in modo da non farlo vedere agli agenti; a quel punto i fratelli Anglin lo avevano aiutato rattoppandolo con del cemento, ma per errore lo avevano reso troppo piccolo perché West riuscisse a passarci. Per qualche strana ragione uno degli Anglin aveva aspettato fino all’ultimo momento per riallargarlo e, anche se quella sera venne aiutato dagli altri 3 numerose volte, alla fine West viene abbandonato lì.

I tre infatti lo lasciano dietro in preda alla fretta e proseguono la fuga

L’ultimo appello da parte delle guardie carcerarie è quello delle 21.30, dopodiché le stesse guardie, passando davanti alle celle, continuano a guardare solo le teste addormentate dei detenuti, ed è proprio questo espediente a dar loro il tempo di fuggire. Se tutto va bene l’allarme non verrà dato fino al mattino seguente, soltanto al momento dell’appello del mattino.

John Anglin, fotografia di pubblico dominio via Wikipedia:

I fuggiaschi hanno infatti creato delle teste finte fatte di cartapesta e gesso, le hanno dipinte in maniera tale da farle sembrare davvero umane e le mettono in modo che gli agenti pensino che stiano semplicemente dormendo.

Passano quindi dai condotti dell’areazione e si arrampicano fin sopra il tetto, una volta lì, stando attenti a non farsi scorgere dal faro della prigione, scendono attraverso un tubo di ventilazione che corre parallelo al muro. Da lì in poi restano poche recinzioni, che riescono a oltrepassare inosservati, e giungono al mare dove gonfiano la zattera/gommone e si inoltrano nella baia.

Da quel momento di loro non si saprà più nulla di certo

Allen West intanto, rimasto in cella, racconta all’FBI di essere infine riuscito ad allargare l’apertura nel muro, ma una volta passato, resosi conto dell’impossibilità di raggiungere i compagni, decide di desistere; passerà il resto della sua vita in carcere e dirà all’FBI che il progetto dei fuggitivi, una volta giunti sulla terraferma (nello specifico Angel Island che si trova a nord di Alcatraz a circa 3 chilometri di distanza), era quello di fuggire lontano, anche se nessuno aveva mai specificato dove.

E' uscito il 1° libro di Vanilla Magazine, ordinalo su Amazon:

Vittime e Carnefici: il Nazismo attraverso 63 storie di orrore ed Eroismo

E quindi che fine hanno fatto Frank Morris e i fratelli Anglin?

Veduta della cella, fotografia di pubblico dominio via Wikipedia:

La caccia ai tre evasi è passata alla storia, e il mistero sulla loro scomparsa ha finito per far immaginare ipotesi di vario tipo.

I tre fuggiaschi sono davvero riusciti ad attraversare le gelide acque della Baia illesi, con una zattera sicuramente mal costruita, oppure sono morti annegati?

Le cose accertate sono molto poche in merito: le ricerche fatte, come già detto, hanno rinvenuto solo il relitto del gommone, e i corpi dei tre non sono mai stati trovati.

Corridoio dei condotti dietro le celle. Fotografia di Tom.k condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Qualche tempo dopo la loro evasione, all’ufficio dell’FBI di San Francisco arrivò una cartolina recante la firma dei 3, con un messaggio che diceva:

“Ahahah ce l’abbiamo fatta”

Tuttavia i test svolti sulla lettera hanno rivelato che né le impronte digitali né la calligrafia corrispondevano a quelle degli evasi.

Gli inquirenti finirono per concludere che Frank Morris e i fratelli Anglin erano, con ogni probabilità, morti annegati nella baia. Diversi tentativi di replicare la fuga da parte degli inquirenti sembrano confermare questa tesi, anche perché il relitto del gommone era davvero malridotto.

Tuttavia c’è chi pensa che possa essere andata diversamente; infatti, 6 mesi dopo, nel Dicembre del 1962, un altro detenuto prova la fuga e riesce ad evadere attraversando la baia arrivando fino al Golden Gate (più lontano e rispetto ad Angel Island); viene infine trovato sulle rocce in stato di ipotermia ma ancora vivo.

Alcuni studiosi si sono quindi chiesti: se lui ci è riuscito in inverno quando le acque sono più fredde rispetto a Giugno, possono esserci riusciti i tre prima di lui?

Ad alimentare la teoria del successo dell’evasione ci sono due sviluppi recenti:

Il primo riguarda una fotografia presentata da alcuni parenti dei fratelli Anglin; i parenti dei due fuggiaschi asseriscono che ritrarrebbe i due nel 1975 in Brasile, dove pare si siano recati dopo la fuga; in questo caso le ricerche non hanno escluso la possibilità che possa trattarsi effettivamente di loro.

La fotografia dal Brasile:

Il secondo riguarda una lettera del 2013 ricevuta dalla stazione di polizia di Richmond e firmata da John Anglin. Nella missiva l’uomo afferma di essere John Anglin e di essere scappato da Alcatraz nel 1962 insieme al fratello e a Frank Morris. Dice di avere 83 anni e di essere molto malato a causa del cancro. Afferma inoltre che Frank è morto nel 2005 ed è stato sepolto sotto falso nome, mentre il fratello è morto nel 2011.

L’uomo termina con un’offerta: se gli verrà promesso, in diretta televisiva, che non sconterà più di un anno di carcere e che gli verrano date le cure mediche necessarie scriverà di nuovo per far sapere dove si trova per consegnarsi alle autorità; termina dicendo che non si tratta assolutamente di uno scherzo.

Mandato di cattura dell’FBI per John Anglin:

Ad ogni modo però, da ciò che si sa, nessuno di questi due sviluppi, né altri minori che ci sono stati nel corso degli anni hanno mai avuto un reale seguito, e non è mai stato reso noto da nessuno se effettivamente i tre siano riusciti nella loro fuga; la versione ufficiale resta che i 3 sono morti nelle acque della Baia di San Francisco. I tre, però, risultano ancor oggi nella lista dei ricercati dalle autorità.

Giulia Flammia

Sono una storica appassionata di cinema, viaggi, culture del mondo e buona tavola. Parlare di storia e cinema davanti ad un bel film e in un bel posto, in buona compagnia, basta a rendermi felice. Scrivere è la mia più grande passione da quando ero bambina e quello che mi impegno a fare meglio (oltre a cucinare dolci ).