Il mistero del Sangue di Luigi XVI nella Zucca francese

Alla luce di nuove informazioni, ritorniamo a parlare della cosiddetta zucca francese (o della rivoluzione), citata in un recente articolo sul piccolo Luigi XVII, lo sfortunato figlio del re Luigi XVI e della regina Maria Antonietta.

Partiamo da una premessa. Sappiamo già che per secoli tutti i reali di Francia e i principi di sangue sono stati sepolti nella necropoli di St. Denis: dal 605 con re Dagoberto della dinastia dei Merovingi al 1824 con Luigi XVIII di Borbone. E conosciamo anche la consuetudine delle famiglie reali per cui i corpi venivano prima imbalsamati e poi privati del cuore e di tutti gli organi interni, che al termine venivano conservati in urne separate.

Nel 1793, per l’anniversario della presa delle Tuileries del 10 agosto 1792, fu deciso di aprire le tombe di St. Denis per recuperare il piombo e il bronzo delle bare dei sovrani. Non fu un’azione portata avanti con rispetto e, durante le operazioni, i corpi furono smembrati e gettati in due grandi fosse comuni per poi essere ricoperti di calce viva per accelerare il processo di decomposizione. Alexandre Lenoir, curatore del Museo dei Monumenti francesi, riuscì a recuperare le meravigliose effigi in marmo che coprivano le tombe e a trasportarle nel museo, sottraendole così alla distruzione.

Trascorsero alcuni anni e nel 1816, per ordine di Luigi XVIII, iniziò il recupero delle salme. Tra i tanti resti recuperati anche quelli di Luigi XVI e Maria Antonietta, sepolti poi degnamente nella necropoli di St. Denis; stesso luogo in cui oggi si trova l’urna con il cuore del loro terzo figlio, Luigi XVII, i cui resti non sono stati mai identificati.

Luigi XVII ritratto per l’ultima volta alla prigione della Torre nel 1793 da Joseph-Marie Vien

Fotografia di Joseph-Marie Vien il giovane di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Alla famiglia reale è legata anche l’affascinante storia della zucca francese, un oggetto che rappresenta un autentico gioiello. Tutto pirografato con ritratti di rivoluzionari, di Luigi XVI, Maria Antonietta e del Delfino, il manufatto riporta alla base alcune iscrizioni decisamente interessanti:

“Maximilien Bourdaloue il 21 gennaio di quest’anno ha imbevuto il suo fazzoletto nel sangue di Luigi XVI dopo la decapitazione”;

“Coagulatosi lo mise in quella zucca e me la diede in cambio di 2 assignats da 10 F. Testimoni i cittadini François L e F. Regnauld”;

“Mi è stato dato l’incarico di lavorarla in questo modo per farne dono all’Aquila che mi darà 500F”; “Terminato oggi 18 di 7 bre? 1793 Jean Roux cittadino parigino autore”.

In anni recenti la preziosa zucca è stata oggetto di numerose analisi.

Nel 2006 venne fatta la prima ricerca sul contenuto dal professor Pettener dell’Università di Bologna in contemporanea al professor Lalueza-Fox dell’Università di Barcellona, entrambi luminari di scienze biologiche.

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Dall’analisi risultò che all’interno della zucca francese si trovasse del vecchio sangue umano. Fu trovato pure il gene di un maschio dagli occhi azzurri e una sequenza parziale di DNA molto rara. Una comparazione con le spoglie di Luigi XVI sarebbe stata però inutile dato che i suoi pochi resti furono ricoperti di calce, oltre a essere stati contaminati dagli agenti atmosferici.

Fu così avanzata una richiesta di confronto con il cuore del piccolo Luigi XVII, ma questa non fu mai accettata, nonostante il caso davvero eccezionale. Del cuore fu esaminato il DNA mitocondriale, ovvero della linea femminile che corrispondeva a Maria Antonietta e agli Asburgo.

La ricerca si trovò quindi a un punto morto e vi restò fino al 2011, quando partirono le analisi del DNA di una testa mummificata che era stata acquistata nel 1919 da un collezionista pensando fosse quella di Enrico IV, trafugata durante la Rivoluzione. L’autenticità era dubbia perché la procedura di imbalsamazione prevedeva l’asportazione del cervello, insieme agli organi molli, mentre in questo caso specifico non era stata effettuata. I propugnatori dell’autenticità della testa sostenevano che era stata Maria de’ Medici, la moglie di Enrico, a richiedere di non toccare il cervello, in base a una consuetudine fiorentina; tuttavia, di prove non ne emersero.

Enrico IV di Francia

Fotografia di Frans Pourbus il Giovane di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Si procedette comunque a estrarre il DNA della testa da un frammento della gola, non toccato dall’imbalsamazione. Il DNA fu comparato con quello estratto dalla zucca. A primo acchito pareva che ci fosse una stupefacente somiglianza e così i risultati furono confrontati con quelli del DNA di tre discendenti dei Borbone in vita: Sisto Enrico di Borbone, Axel di Borbone Parma e Giovanni Enrico d’Orleans-Braganza.

I reperti si autenticavano a vicenda.

Il Carbonio 14 eseguito sul cranio lo datava fra il XV secolo e la metà del XVII. Oltretutto, alcuni antropologi, confrontando la maschera funeraria del sovrano e la testa mummificata trovarono molte similitudini. Molti genetisti e antropologi, però, contestarono i risultati: non vi erano somiglianze certe, anzi, molti aspetti erano completamente diversi, e così nel 2012 si decise di ripetere le analisi sulla testa e sui resti nella zucca, cercando anche di ricostruire l’intera sequenza del DNA di Luigi XVI.

I risultati di questa ricerca furono assai deludenti. Il DNA della testa non aveva alcuna somiglianza con quello dei tre Borbone viventi. Siccome i tre uomini discendevano dai due figli di Luigi XIII, a sua volta figlio di Enrico IV, non solo appariva certo che il DNA Y fosse assolutamente quello dei Borbone, ma trovò conferma anche che la supposta paternità illegittima di Luigi XIV e del fratello Filippo a opera del cardinale Giulio Mazzarino fosse soltanto un pettegolezzo storico.

Luigi XVI

Fotografia di Alexander Roslin di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

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Da questi studi, quindi, si è ritenuto che la testa acquistata nel 1919 non fosse autentica.

E la zucca? Purtroppo recenti prelievi di tracce dal fondo della zucca hanno evidenziato fortissime contaminazioni; ormai solo il 24% dei reperti analizzati aveva origine umana. Risultò perduto anche il campione precedentemente analizzato.

Se un giorno sarà permesso il confronto con il cuore del piccolo Luigi XVII e questo risulterà positivo, ci sarà la prova di autenticità di entrambe le reliquie nella discendenza padre-figlio, ma se queste non dovessero combaciare resterà il dubbio che Luigi XVII sia stato un figlio illegittimo e non discendente di Luigi XVI, come taluni hanno spesso asserito.

Al momento, dunque, non si può confermare né smentire l’autenticità dello speciale contenuto della zucca francese. Rimane soltanto lo splendore e l’inestimabile valore dell’oggetto storico, oggi conservato nel caveau di una banca.

Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.