Tutta la verità sull’incidente di Roswell

Nell’estate del 1947 avvengono parecchie cose strane negli Stati Uniti, che saranno alla base della cosiddetta “mania dei dischi volanti del 1947”. Il caso più eclatante, quello conosciuto da tutti, è l’incidente di Roswell. A giugno di quell’anno, un oggetto volante non identificato precipita in un campo del New Mexico, a circa un centinaio di chilometri a nord-ovest di Roswell, una piccola città dove vivono per lo più allevatori e militari di una base aerea. Il 14 giugno, un allevatore del luogo, William Ware Mac Brazel, trova nei terreni della sua fattoria dei rottami poco identificabili: lamine, asticelle di legno e lattice. Che roba è, e come è finita nella sua proprietà?

William Brazel forse si fa influenzare dalle chiacchiere di paese che parlano di dischi volanti nei cieli della contea: l’ultimo è stato avvistato proprio il 2 luglio. E poi viene a sapere di una storia raccontata da un pilota privato, Kenneth Albert Arnold, che alla fine di giugno aveva incrociato quelli che lui chiama “dischi volanti” nei cieli di Mount Rainier, nello stato di Washington.

L’incidente di Roswell

Nella sua fattoria Brazel non ha ancora il telefono e così, il 6 luglio, decide di portare lui stesso qualche rottame a George Wilcox, sceriffo del vicino villaggio di Corona. Nemmeno Wilcox sa cosa pensare, e si mette in contatto con il colonnello Blanchard, che comanda una base aerea lì vicina, la Roswell Army Air Field. Probabilmente Blanchard sa, o intuisce, che quei rottami nascondono qualcosa di segreto, e chiama il suo superiore, generale Roger Ramey, di stanza in Texas. Intanto però manda uno dei suoi ufficiali che si occupa di intelligence, il maggiore Jesse Marcel, a fare qualche verifica nel ranch e recuperare il resto dei rottami, che nel successivo rapporto sono descritti come “pezzi di gomma, stagnola, carta piuttosto robusta, asticelle di legno e un filo di nylon”. Appartengono a un oggetto volante non identificato ma così come sono descritti, non sembrano essere pezzi di un’astronave aliena. Invece succede una cosa che ha dell’incredibile: l’8 luglio 1947 la Roswell Army Air Field dirama un comunicato stampa, poi diffuso tramite il giornale locale, dove si parla espressamente di un “disco volante”:

Le numerose voci concernenti i dischi volanti sono finalmente diventate realtà ieri, quando il Reparto Informazioni del 509º Gruppo da Bombardamento dell’VIII Forza Aerea del Campo di Aviazione di Roswell ha avuto la fortuna di entrare in possesso di un disco volante con la collaborazione di un allevatore del posto e dello sceriffo della Contea di Chaves ”.

Non si tratta di un improvviso delirio del comandante Blanchard che, come si vedrà, ha un buon motivo per far uscire quel comunicato. Ma, tra le tante spiegazioni plausibili, perché l’aeronautica tira fuori l’improbabile storia di un disco volante? Per capirlo, bisogna tornare indietro di qualche giorno.

La “mania dei dischi volanti del 1947”

Il 24 giugno Kenneth Albert Arnold avvista nove oggetti volanti che riflettono una luce abbagliante, e che lui non sa identificare. Calcola che viaggino a circa 1900 km. all’ora, una velocità impensabile per i più comuni aerei dell’epoca. Il 25 giugno Arnold viene intervistato da giornalisti piuttosto scettici, che poi si ricredono perché, dicono, il pilota ha “le qualità di un testimone affidabile … e sembrava non esagerare ciò che aveva visto, né aggiungere dettagli sensazionali”. Dopo le descrizioni di Arnold, i giornalisti coniano il termine “dischi volanti”, molto usato negli anni ’50, che sarà poi soppiantato dal più neutrale UFO, oggetti volanti non identificati. L’avvistamento di Arnold è il primo di una serie numerosa, in quella seconda metà del ’47. Ufficialmente sono 800, ma forse arrivano addirittura a diverse migliaia. C’è da dire che il pilota non è il solo ad aver visto quegli oggetti luminosi nella zona del Monte Rainier. Ci sono almeno altre tre persone che fanno resoconti simili, all’insaputa l’una dall’altra.  Alla fine, la prima spiegazione ufficiale parla di miraggi dovuti alla neve, e poi di una formazione di aerei militari a reazione, i P-80, gli unici tanto veloci. Nelle settimane successive, gli avvistamenti di UFO non si contano più.

L’Air Force ritratta

La notizia diramata a Roswell viene smentita dalle Forze Armate già il giorno successivo: no, quei detriti non appartengono affatto a un disco volante, sono semplicemente i resti di un pallone meteorologico. Tutti quegli avvistamenti, a quanto pare, possono essere attribuiti a identificazioni errate o fenomeni atmosferici, senza contare le bufale e gli scherzi goliardici. Ma rimane qualcosa di inspiegabile se il governo statunitense avvia un’indagine segreta sugli avvistamenti ritenuti più affidabili. Tra il 1947 e il 1969 l’Air Force, all’interno del Progetto Blue Book, esamina 12.618 avvistamenti di ufo. Tra questi, 701 sono rimasti “non identificati”. Il rapporto precisa però che non ci sono prove che si trattasse di veicoli extraterrestri.

L’interpretazione di sociologi, antropologi e filosofi è invece univoca:

si sta sviluppando un mito moderno

Un giornale dell’epoca scrive: “Se la gente vedeva le chimere ai tempi in cui nasceva la mitologia greca, non c’è da meravigliarsi che la gente vede dischi supersonici nell’era di Flash Gordon”. Di qualsiasi cosa si trattasse, nei primi dieci giorni di luglio i giornali non parlano d’altro, mentre vengono smascherati innumerevoli scherzi. Poi la smania si affievolisce, anche perché, a detta della stampa, “L’Esercito e la Marina cercano di fermare le voci sui dischi volanti”. Voci che, nel caso di Roswell, vengono sfruttate per nascondere un progetto top-secret, e la cosa finisce lì.

La notizia perde d’interesse, tranne che per qualche appassionato di ufologia. Torna però alla ribalta verso la fine degli anni ’70, quando Jesse Marcel dichiara che la storia del pallone sonda era una balla, raccontata per nascondere la vera natura di quei relitti. “Non erano di questa terra”, dice, e lo conferma a Stanton Friedman, un fisico nucleare che si considera un ufologo esperto. Marcel, e non è cosa di poco conto, non parla mai di cadaveri alieni ritrovati a Roswell, anzi, nega categoricamente.

Friedman cerca altri testimoni, non si sa quanto affidabili, visto che sono tutti avanti con l’età e raccontano di cose avvenute 30 anni prima. Milton Sprouse, che nel 1947 era capo-meccanico alla base di Roswell, dice di ricordare bene quegli strani giorni. Racconta di una lamina metallica che, una volta accartocciata, si riapre senza una piega. Ci sono anche strani segni su quella carta metallica, che sembrano geroglifici cosmici. E soprattutto, Sprouse parla di “corpi alieni” portati in un hangar, controllato da due guardie armate di mitragliatrici. Lui non li ha visti personalmente, ma un suo amico medico sì. E poi, dice, tutti quelli che in qualche modo avrebbero avuto a che fare con gli extraterrestri – medici, infermieri, militari – vengono trasferiti, mentre Marcel diventa praticamente inavvicinabile. Alla fine, Friedman arriva alla conclusione che a Roswell c’era stato un insabbiamento che lui definisce un “Watergate cosmico”.

Nel 1980 esce un libro, The Roswell Incident, che si basa sulle conclusioni di Friedman. La teoria è che là, nel deserto del New Mexico, sia precipitata davvero un’astronave aliena, con relitti finiti nel ranch di Brazel e un reperto assai più ingombrante caduto nella Piana di San Agustin, a circa duecento chilometri a nord di Roswell. Vicino all’astronave, a San Agustin, sarebbero stati recuperati i corpi di alcuni alieni, che nel corso del tempo si moltiplicano di numero, fino a quando non si parla addirittura di due sopravvissuti. Negli anni successivi vengono pubblicati molti altri libri, e nel 1995 compare un filmato dove apparentemente si vede l’autopsia effettuata sul cadavere di un alieno. Quel video è palesemente una bufala, come poi ammesso dal regista stesso, che però intanto lo ha venduto alle TV di mezzo mondo (RAI compresa).

Ma la storia di Roswell e degli extraterrestri precipitati non perde di fascino e sono in tanti a continuare a credere che il governo degli Stati Uniti abbia mentito. E in questo hanno ragione: nel 1994 un rapporto dell’areonautica militare ammette che a Roswell non era precipitata una sonda meteorologica, ma un pallone spia che doveva controllare l’Unione Sovietica. Il governo teme che i russi stiano costruendo la loro prima bomba atomica, e quindi finanzia il Progetto Mogul.

Il progetto Mogul: cosa c’entra con Roswell?

Tra il 1947 e il 1950 l’areonautica militare statunitense porta avanti il Progetto Mogul, che è top-secret. L’obiettivo è quello di cercare nell’atmosfera i deboli segnali di esplosioni nucleari in Unione Sovietica. Il geofisico Maurice Ewing aveva già studiato la trasmissione del suono nelle acque marine profonde, e si convince che anche nell’atmosfera terrestre ci sia una sorta di canale dove le onde sonore si propagano anche a lunghissima distanza. Alla fine della seconda guerra mondiale, Ewing propone all’aeronautica militare un sistema di sorveglianza che sfrutti questo particolare canale sonoro. Diversi scienziati, in collaborazione con la Columbia University, iniziano a lavorare al progetto, che viene subito classificato come top-secret al massimo livello.

Si studiano sensori a bassa frequenza e palloni aerostatici d’alta quota che rimangano sempre alla stessa altezza, poi iniziano i voli di prova, che partono da diverse basi del paese. Il maggior numero di esperimenti si concentra nel New Mexico, dove vengono fatti esplodere ordigni ad alto potenziale per monitorare la trasmissione del suono. Il progetto viene abbandonato nel 1950 perché, oltre a essere costosissimo, presenta una serie di problemi di difficile soluzione. A cominciare dal fatto che il treno di palloni è troppo visibile, caratteristica non certo ideale per un progetto top-secret. “Era come avere un elefante nel tuo cortile e sperare che nessuno se ne accorgesse”, dice uno dei responsabili del progetto.

E poi c’è il problema del vento, che spesso spinge i palloni fuori dalla portata radio dei rilevatori a terra. Il 4 giugno 1947 succede proprio questo. Dalla base militare di Alamogordo, in New Mexico, viene lanciato un treno di palloni, che smette di mandare segnali quando è a circa 27 km. dal ranch dove poi si schianta. Brazel trova i detriti il 14 giugno, prima che inizi la frenesia da dischi volanti, nata dopo l’avvistamento di Arold. Solo quando quella notizia si sparge comincia a pensare che quei rottami possano avere qualcosa a che fare con astronavi aliene. L’Aeronautica militare però deve proteggere il segreto del Progetto Mogul, e in prima battuta non trova di meglio che parlare di extraterrestri. Poi corregge il tiro e sostiene che quei rottami appartengono a un pallone metereologico. Una bufala, ma che tutto sommato è una mezza verità: sempre di palloni si tratta.

Da incidente a mito

Dopo la pubblicazione del libro The Roswell Incident, nel 1980, le teorie aliene riprendono vigore e le ipotesi sono sempre le stesse: il governo nasconde cadaveri di extraterrestri e rottami di metalli sconosciuti, che riportano incomprensibili geroglifici, mentre le persone informate su quei fatti mantengono il segreto perché minacciate di morte. Per mettere a tacere tutte queste voci, il Congresso degli Stati Uniti chiede al Pentagono di declassificare il Progetto Mogul. Nel 1994, l’Air Force ammette di aver mentito per proteggere il segreto sui palloni spia. La spiegazione non convince i sostenitori della teoria aliena. Il presidente del museo sugli UFO di Roswell, dice che “non hanno fatto altro che regalarci un pallone diverso” e che il governo dovrebbe smetterla di “fare giochetti”. Un secondo rapporto, diffuso nel 1997, spiega che i presunti corpi degli alieni, quelli che oggi dovrebbero essere conservati nell’Area 51, in Nevada, sono solo dei manichini usati durante un altro esperimento sui paracadute, condotto nel 1950. La sovrapposizione delle notizie, e le confuse spiegazioni dei sostenitori della teoria aliena avrebbero portato a un intreccio tra due episodi diversi, avvenuti in tempi diversi. Anche i misteriosi geroglifici di cui parlano i testimoni, hanno una spiegazione: si tratta di semplice nastro adesivo decorato, fornito da un negozio che vende articoli per i bambini.

Da una parte ci sono quindi le spiegazioni razionali del governo statunitense, che però lasciano un dubbio legittimo: sono la verità o ancora una volta nascondono qualcosa che non può essere rivelato? Perché il governo degli Stati Uniti ha ammesso l’esistenza dell’Area 51 solo nel 2003? L’assoluta segretezza che la circonda, la minaccia di usare “forza letale” contro chi cerca di entrarci, non aiuta a dissipare i dubbi.

Dall’altra parte, ci sono le teorie degli ufologi, che non sono concordi.

Qualcuno parla di un’astronave aliena, altri di due velivoli schiantatisi in due diversi luoghi del New Mexico in giorni diversi. C’è chi parla di extraterrestri morti, ma anche di due possibili sopravvissuti, tenuti nascosti dal governo. Se questo non fosse abbastanza, esistono anche ipotesi addirittura più sconcertanti:

– l’UFO di Roswell sarebbe stato in realtà una macchina del tempo, con a bordo uomini provenienti dal futuro (ipotesi del 1995);

– il relitto di Roswell era sì di un pallone sonda, ma con a bordo dei prigionieri di guerra giapponesi, poveri disgraziati usati per testare la reazioni del corpo umano all’alta quota (ipotesi del 2005);

– i relitti di Roswell appartengono ad un aereo sovietico inviato da Stalin negli Stati Uniti per disseminare il terrore nella popolazione locale, visto che a bordo ci sono esseri deformi (un po’ come avviene nella Guerra dei Mondi, quando i marziani escono dall’astronave), frutto degli esperimenti del famigerato medico nazista Josef Mengele (ipotesi del 2011).

Queste sono le teorie più fantasiose, ma in realtà tutta la narrazione su Roswell ha le caratteristiche di un racconto popolare che si trasforma in mito. Perché quella storia viene prima dimenticata per quasi 30 anni, e poi rispolverata con svariate aggiunte.

Dalla fine di luglio del 1947, di Ufo si era smesso di parlare quasi del tutto. In particolare dopo che un presunto avvistamento a Twin Falls, nell’Idaho, si era rivelato una burla architettata da quattro ragazzini del posto. Quel disco volante, realizzato con pezzi di jukebox, rappresenta il “colpo di grazia” per la copertura mediatica sugli Ufo. Nel 1949 però, il giornalista Frank Scully pubblica sulla rivista Variety la notizia di un incidente avvenuto nel marzo 1948. Vicino alla città di Aztec, nel New Mexico, era caduto un velivolo non identificato, con sedici corpi di “umanoidi” all’interno. Poi, “i militari avevano preso il mezzo per ricerche segrete”. Scully sostiene che quel velivolo, requisito dal governo, proveniva da Venere, e soprattutto utilizzava dei “principi magnetici”. Scully riceve queste informazioni da due imbroglioni, che tentano di vendere dei “bastoni da rabdomante” in grado di trovare petrolio, gas, oro e chissà che altro, perché sono fatti con un materiale alieno. I due vengono condannati per frode nel 1953, ma questo non ferma alcune voci tornate a circolare negli anni ’70 a proposito dell’incidente di Aztec: non è una bufala, anzi, i corpi degli alieni sono conservati in un hangar dell’Air Force nell’Ohio, il fantomatico Hangar 18.

Cosa c’entra questa storia, screditata anche da molti ufologi, con l’incidente di Roswell? C’entra, perché i due incidenti si sovrappongono: a Roswell mai nessuno parla di alieni, che misteriosamente compaiono solo dopo 30 anni. Il mito di Roswell inizia a comporsi così, e si nutre anche di molte altre false informazioni, come quelle derivate da presunti documenti governativi misteriosamente arrivati nelle mani di Bill Moore, uno degli autori di The Roswell Incident. Si scoprirà poi che Moore fa opera di disinformazione tra gli ufologi, e insomma, tutto questo giro di notizie fa molto gioco a chi pubblica libri, produce spettacoli televisivi, documentari e film. Ma anche agli stessi abitanti di Roswell, dove tutte le attività commerciali sono a tema Ufo, e c’è pure un festival annuale che richiama migliaia di turisti. Più passa il tempo e più i racconti diventano elaborati, e i presunti insabbiamenti voluti dal governo sempre più numerosi.

I trent’anni trascorsi tra l’incidente e la sua riscoperta da parte del pubblico hanno consentito proprio lo sviluppo del mito, che ha attinto a tutte le storie sugli ufo raccontante in questo arco di tempo. Questo, almeno, è il parere di Joe Nickell, uno studioso che si diverte a sfatare molti miti moderni. Tutto questo però non spiega l’ondata di avvistamenti ufo del 1947, negli Stati Uniti, che negli anni a venire si riproporrà anche in Europa. Il fenomeno ha diverse spiegazioni, che vanno dalle identificazioni errate alla sperimentazione di nuove tecnologie, fino all’isteria di massa. Il professore di storia delle religioni David Halperin, dopo essersi occupato a lungo di ufologia, arriva a questa conclusione:

“Il potere e il fascino degli Ufo non hanno nulla a che fare con i viaggi nello spazio o con la vita su altri pianeti. Riguarda noi, i nostri desideri e terrori, e specialmente il terrore più grande di tutti: la fine della nostra esistenza”. Gli Stati Uniti, nel 1947, vivono questo terrore, nella convinzione che una guerra nucleare sia inevitabile. Perché?

Il pericolo nucleare

I rapporti tra Stati Uniti e Unione Sovietica sono pessimi già dalla fine della seconda guerra mondiale, ma il 12 marzo 1947, con un discorso del presidente Harry Truman, l’ostilità tra i due paesi prende i contorni di un vero conflitto, anche se disarmato, la Guerra Fredda. La cosiddetta “Dottrina Truman” prevede una politica di “contenimento” dell’espansione sovietica. E come? Dando sostegno economico e militare a tutte le nazioni minacciate dal pericolo comunista, attraverso il Piano Marshall e la fondazione della NATO. Tra democratici e repubblicani c’è un sostanziale accordo su questa politica, con qualche voce fuori dal coro, come quella del senatore repubblicano Robert Taft, che non vede una minaccia sovietica, anzi, secondo lui si tratta di isteria e paranoia. Nell’estate del ’47 non si contano le pubblicazioni che parlano di energia atomica e di guerra nucleare. Albert Einstein, insieme a molti altri scienziati, prevede una guerra nucleare entro 10 anni. Intanto, il governo lancia nello spazio dei razzi V2, con a bordo semi di mais e moscerini della frutta. Poi, a giugno, un gruppo di scienziati atomici si inventa l’orologio dell’apocalisse, che segna quanti minuti mancano alla fine del mondo. Ne mancano sette, in quell’estate del 1947, ma – detto per inciso – ci siamo molto più vicini oggi, a soli 90 secondi dalla catastrofe.

Cosa c’entra tutto questo con gli avvistamenti di dischi volanti?

C’entra molto, perché la spiegazione che va per la maggiore parla di armi russe, che possono essere palloncini incendiari o aerei a propulsione atomica. Il filosofo Roland Barthes, che ha dedicato buona parte della sua carriera ad analizzare i miti moderni, nel 1957 scrive: “Il mistero dei dischi volanti è stato in un primo tempo del tutto terrestre: si supponeva che il disco venisse dall’ignoto sovietico, da quel mondo privo di chiare intenzioni quanto un altro pianeta”. Da sovietico a marziano il passo è breve perché, sempre secondo Barthes, per gli occidentali “l’URSS è un mondo intermedio fra la Terra e Marte”. (R.B- Miti d’oggi)

Elencare tutte le teorie sugli Ufo risulterebbe troppo noioso, ma anche inutile, perché sono tante e quasi tutte inverosimili. C’è però una certezza: chi ha cavalcato l’onda dell’ufologia, in particolare negli anni ’80 e ’90, ne ha tratto un bel vantaggio, vendendo libri, producendo film e falsi documentari. All’epoca non si parlava di fake news, ma il concetto è sempre quello.

Curiosità

L’8 luglio, subito dopo la notizia dell’incidente di Roswell, il celebre attore/regista Orson Welles è costretto a smentire un suo coinvolgimento nella vicenda. Qualcuno l’aveva chiamato in causa, ricordando il suo famoso scherzo radiofonico del 1938, quando aveva fatto credere al pubblico che ci fosse in atto un’invasione aliena.

Gli alieni grigi fanno parte del folclore ufologico. Sono extraterrestri umanoidi, di piccole dimensioni e dalla pelle grigia. I primi a parlarne sono due persone che, nel 1961, avevano sostenuto di essere state rapite dagli alieni. In realtà, quegli alieni assomigliano molto a individui descritti dallo scrittore di fantascienza HG Wells, già nel 1865. La cosa inquietante è che Wells, però, parla degli esseri umani del futuro, che sono senza bocca, naso e capelli, ma con teste molto grandi.

Gli omini verdi vengono prima degli alieni grigi, e sono la più classica rappresentazione degli extraterrestri negli anni ’50. Anche loro non sono una novità, perché storie di strani omini verdi, non alieni, circolano addirittura dal XII secolo. A Sant’Agata di Puglia raccontano che un omino verde è caduto dal cielo, in un anno imprecisato tra il 1915 e 1920. Leggenda vuole che i carabinieri abbiano tenuto in prigione “il marziano” fino alla sua morte, ma “con discrezione”. Che differenza dagli americani!

L’orologio dell’apocalisse è una metafora dei pericoli che minacciano la sopravvivenza dell’umanità. Ideato nel 1947 da un’organizzazione di scienziati nucleari, viene aggiornato ogni anno. Il 1991 è stato l’anno migliore, a 17 minuti dalla catastrofe, che oggi sembra invece imminente.


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