Chi erano i Vassalli nel Medioevo?

E là [a Compiègne] venne Tassilo, duca dei Bavari, con le mani si commendò in vassallaggio [al re], giurò… ponendo le mani sulle reliquie dei santi, e promise fedeltà al re Pipino e ai suoi suddetti figli, Carlo e Carlomanno

E’ il 757 d.C. Tassilone III, secondo gli Annales Regni Francorum, diventa vassallo di suo zio, Pipino il Breve, re dei Franchi dal 751. Ciò, tuttavia, parrebbe essere falso, una ricostruzione ad hoc, elaborata successivamente, dopo il 787-88, quando furono redatti gli Annales, su ordine di Carlo Magno. Al 787, inoltre, risale l’attacco del Carolingio al ducato di Baviera. Con la scusa della mancata osservanza di fedeltà da parte del cugino (in occasione di una campagna militare), il sovrano avrebbe mosso guerra a Tassilone, riducendolo alla resa e costringendolo allo stato di vassallo. Il ducato di Baviera perdeva, così, la propria autonomia, a favore dell’espansionismo carolingio. Tassilone non poteva più considerarsi al pari di Carlo, che giustificò, negli Annales, con la rottura del presunto legame vassallatico, le ragioni della conquista.

Il duca Tassilo, accompagnato da tre scudieri, cavalca a caccia (tavola del XV secolo) – immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Tassilo, costretto da tutte le parti, venne da solo, consegnandosi nelle mani del signore re Carlo come vassallo

Come se non bastasse, il duca verrà sottoposto al giudizio dei vassalli del re, a Ingilenheim, su ordine dello stesso Carlo: qui affermerà di essersi avvicinato agli Avari (popolazione della Pannonia) e di aver cospirato contro il re e i suoi vassalli. Tassilone verrà chiuso in un convento, salvato dalla magnanimità di suo cugino, il quale, senza perdere tempo, prenderà a combattere gli Avari.

A questo punto, una domanda sorge spontanea. Chi erano i vassalli nella Francia alto-medievale?

Raffigurazione di Carlo Magno su moneta d’argento coniata a Magonza tra l’812 e l’814 – immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Franchi e Merovingi

Nel III secolo d.C. una confederazione di tribù irruppe nella Gallia nord-orientale: erano i Franchi. Questi erano entrati in contatto con l’Impero romano, adottandone, spesso e volentieri, usi e costumi, soprattutto nell’ambito dell’esercito, in cui venivano non di rado arruolati.

Presto i sovrani franchi, appartenenti alla dinastia dei Merovingi, presero il controllo di gran parte della Gallia, combattendo i regni sopravvissuti alla “caduta dell’Impero Romano d’Occidente” (Visigoti, Burgundi). Consolidato il proprio dominio, re Clodoveo poté finalmente convertirsi al cristianesimo, avvicinando la propria stirpe alle potenti famiglie vescovili della Gallia.

Federazione dei Franchi intorno al 360 d.C. – immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Dall’incontro di questi popoli nacque un’aristocrazia guerriera, legata al sovrano e attaccata alla terra, connessa da una forte rete di clientele. Il re, tuttavia, non era il dominatore assoluto della scena; nel mondo franco furono le aristocrazie a imporsi con successo, ad esempio, partecipando all’Assemblea, in cui si discuteva di politica e questioni giudiziarie.

Il re cercava di coordinare questi aristocratici, i quali, in cambio di un servizio (spesso armato) e della fedeltà, venivano ricompensati, con della terra e delle funzioni, ad esempio quelle di vescovo, conte o maggiordomo. Intanto, il regno Merovingio si espandeva dividendosi, per successione ereditaria all’interno della famiglia reale, in Austrasia, Neustria, Burgundia e Aquitania. Più volte, questi regni verranno riunificati e nuovamente divisi, divenendo teatri di scontri tra re e rispettive clientele armate.

La Francia dei Merovingi – immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Fedeltà e Clientele

Nell’universo franco era, dunque, di primaria importanza il concetto di fedeltà, ciò che univa e permetteva l’arricchimento di re e aristocrazie, legati da patti in cui il primo, in cambio di un servizio, concedeva delle ricchezze, spesso terre, all’aristocratico fedele. La mancanza di fedeltà poteva portare alla rovina il subalterno.

Ma non era solo il re a legare a sé gli aristocratici tramite fedeltà. Questo avveniva anche tra le stesse aristocrazie: è ciò che renderà particolarmente forti i Pipinidi, prima della loro salita al trono, evento straordinario, se si pensa che i nobili franchi non ammettevano sovrani non Merovingi.

Pipino il Breve incoronato da papa Stefano II mentre Childerico III viene deposto. Miniatura dalle Cronache di Saint-Denis, Parigi, Biblioteca Sainte-Geneviève (XIII secolo) – immagine di pubblico dominio via Wikipedia

A rafforzare il legame re-nobili ci si mettevano le assegnazioni di cariche pubbliche e il periodo di apprendistato che i giovani svolgevano in uno dei vari palazzi reali presenti sul territorio. I Merovingi, difatti, non avevano una capitale, ma si spostavano mantenendo così il contatto con i potenti.

Ma la distribuzione dei benefici non era operata soltanto dal sovrano: anche i maestri di palazzo assegnavano terre e cariche ecclesiastiche.

Il legame tra il re e le sue clientele era spesso suggellato dalla “commendatio”, il vincolo culminante nella cerimonia dell’omaggio, nella quale il fedele univa le sue mani in quelle del sovrano, giurandogli fedeltà. Ciò, tuttavia, non lo rendeva necessariamente un vassallo.

Le origini dei Vassalli

I rapporti di fiducia erano, quindi, fondamentali per i Franchi. E proprio la fiducia era una componente fondamentale per uno dei rapporti più conosciuti del Medioevo: il vassallaggio (la cui importanza è stata recentemente ridimensionata alla luce di studi più critici).

Omaggio del conte Clermont-en-Beauvaisis – immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Per lungo tempo i termini vassallo e vassallaggio sono stati usati per qualsiasi relazione tra due figure signorili, in cui erano presenti elementi quali: fedeltà, giuramento e beneficio in cambio di un servizio. Ma non sempre, nelle fonti, chi partecipava a questo patto era definito vassallo. Per questo si preferisce più parlare di clientele e legami di fedeltà, e usare altri termini più specifici (commendato, antrustiones, fideles, homo, ecc.).

La prima menzione del termine vassallo (derivante dalla parola celtica uasso, cioè colui “che sta al di sotto”) apparve nella Legge Salica, redatta nel VI secolo, ma risalente al IV-V secolo. Il vassallo era considerato un servo di rilievo (al pari di fabbri, orefici e guardie), impegnato in un servizio, ma non sappiamo quale. Forse era solo un guerriero dipendente, o un qualsiasi aristocratico che prestava servizio presso un signore, cui era subordinato. Tuttavia, la mancanza di fonti non ci permette di sapere quando il vassallo iniziò a essere ripagato con un beneficio o se sia sempre stato una persona di alto rango.

Harold giura sulle sacre reliquie a William, duca di Normandia – immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Un’ iscrizione del II secolo, oltretutto, presenta la scritta Vassocaleti. È dedicata a Mercurio e si trova a Bitburg, in Renania. Il termine significherebbe “servitore valoroso”, vicino quindi all’accezione presente nella Lex Salica.

L’avvento dei Merovingi ha portato alla crescita delle aristocrazie. Il re manteneva il controllo scambiando il servizio e la fedeltà con terre e cariche non ereditarie. Ne controllava, quindi, il destini e la possibilità di ascesa sociale. In precedenza si accontentavano del sostentamento presso il signore e altri doni.

Omaggio a Carlo d’Orléans – immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Vassalli

Al tempo dei Pipinidi, si affermò l’uso del termine vassallo indicante i guerrieri liberi al servizio di un signore. E a diventare vassalli erano gli aristocratici, i quali venivano ricompensati con cariche o terre. E come suggerisce il brano su Tassilone, una cerimonia per diventare vassallo era proprio quella dell’omaggio.

Miniatura dal Liber feudorum Ceritaniæ rappresentante un omaggio (1200-1209 circa) – immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il vassallo si ritrovava, così, in una condizione di inferiorità rispetto al signore, ma non privo di tutele. Difatti, al tempo di Carlo Magno le cose cambiarono radicalmente. Nella sua costruzione dell’impero cristiano, basato sulla difesa dei deboli, optò per la creazione di clientele vassallatiche a lui sottoposte, disdegnando la parità. I vassi, nonostante tutto, non erano privi di diritti. In caso di ingiustizie (tradimenti, minacce e mancata osservanza degli obblighi) il legame perdeva validità.

Copia manoscritta su pergamena dell’VIII secolo della legge salica – immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La povertà di fonti rende, comunque, difficile definire con adeguata chiarezza chi fosse il vassallo, una figura mutata nel tempo, divenuta solo in età pipinide e carolingia colui che diventa uomo del signore, che entra al suo servizio, giurando fedeltà e ottenendo in cambio un beneficio. Le modalità per diventarlo non erano costanti e soprattutto non tutti coloro che ricevevano un feudo erano vassalli. Persino i conti non erano sempre vassalli.

In conclusione, secondo alcuni sono le fonti a dirci quando un uomo era vassallo, nella molteplicità di rapporti esistenti nel mondo Franco, in grado di mettere in difficoltà persino gli specialisti. Altri hanno, invece, usato (e continuano a usare) il termine per indicare una cerchia più o meno ristretta di persone, allargando o restringendone ogni volta i requisiti d’accesso. Si tratta, dunque, di una questione che rimane ancora aperta.

Fonti e letture:

  • Vassalli, Feudi, Feudalesimo (G. Albertoni)
  • Tempi Barbarici. L’Europa occidentale tra antichità e medioevo 300-900 (S. Gasparri, C. La Rocca)
  • Storia Medievale (L. Provero, M. Vallerani)
  • I riti, il-tempo, il riso: cinque saggi di storia medievale (J. Le Goff)
  • Liberti, raccomandati, vassalli. Le clientele nell’età di Carlo Magno (A. Barbero)
  • Le Mérovingiens (R. Le Jan)

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