Nel giugno del ’44 gli elbani avevano accolto con gioia l’arrivo dei ”liberatori”, per poi doversi tristemente rendere conto che la vera liberazione fu quando i ‘liberatori’ se ne andarono. L’Isola d’Elba era considerato un punto strategico per il controllo sul canale di Piombino in vista dell’avanzamento a nord degli alleati, e i tedeschi avevano ordini di difenderla strenuamente. Allo scopo avevano spostato le poche truppe da Pianosa, e a difendere l’isola c’erano circa 2000 tedeschi e 750 italiani.

Lo sbarco sull’isola, chiamata in codice “Operazione Brassard”, doveva avvenire il 25 maggio 1944 insieme allo sblocco del fronte di Cassino. Gli alleati volevano assolutamente arrivare a Roma prima dell’operazione Overlord, ovvero lo sbarco in Normandia previsto per il 5 di giugno. La Brassard era un’operazione secondaria, ritenuta semplice, e fu rinviata al 17 giugno per addestrare le truppe destinate allo sbarco.

Era stata affidata ai francesi, comandati dal generale Jean de Lattre de Tassigny e vi presero parte 2 reggimenti senegalesi, un commando francese e un battaglione di goumier composto da marocchini, tunisini e algerini. Inoltre partecipava un commando inglese, per un totale di circa 17.400 uomini.

I tedeschi e gli italiani non si aspettavano l’attacco, il 16 giugno l’aviazione aveva intercettato navi da sbarco in navigazione nel Tirreno, ma vennero ritenute semplicemente in rotta per la Corsica. Nella notte fra il 16 e il 17 giugno cominciarono i bombardamenti su Portoferraio e Porto Longone.

Per quanto in enorme superiorità numerica, i francesi faticarono molto a conquistare l’isola, i senegalesi e il commando inglese vennero inchiodati sulla spiaggia nei pressi di Marina di Campo dagli sbarramenti e dalle mine e dalla nave contraerea Köln, e solo quando questa venne neutralizzata e il commando francese raggiunse il Monte Tambone si poterono liberare le truppe ‘spiaggiate’ e gli italo-tedeschi furono costretti a ritirarsi sulle colline .

Il 18 giugno i francesi entrarono a Porto Ferraio, ma i combattimenti continuarono con l’utilizzo di lanciafiamme per stanare i difensori. Il 19 giugno il comandante tedesco, generale Gall, ottenne il permesso all’evacuazione, e circa 400 tedeschi riuscirono a lasciare l’isola il 20 giugno.

Questa operazione viene ritenuta storicamente ininfluente, dato che la quinta armata statunitense era arrivata a Grosseto e i tedeschi non avrebbero potuto tenere l’isola ancora a lungo. Ma De Gaulle voleva un’operazione tutta francese, e si pensa sia stato una specie di contentino, un’operazione inutile ma semplice e veloce.

Forse fu superflua, ma non semplice, dato che fra le truppe italo-tedesche ci furono 500 morti e circa 2000 prigionieri, i francesi contarono 252 morti e 635 feriti, gli inglesi 38 morti e 9 feriti.

Come se non bastassero questi numeri, arrivò la parte più tragica per gli elbani.

Quella che doveva essere una festa si trasformò in un incubo

Le truppe sotto il comando dei francesi si abbandonarono alle violenze che li avevano resi celebri durante le “Marocchinate”. Lo avevano già fatto in occasione della vittoria del superamento della linea Gustav, quando il generale francese Juin concesse 50 ore di libertà e impunità ai goumier, ai quali si aggiunsero gli sciacalli francesi.

Portoferraio Giugno 1944:

Donne, uomini e bambini: tutti erano prede di guerra, e il comando francese volgeva lo sguardo dall’altra parte. All’Elba le truppe di liberazione misero a ferro e fuoco Marina di Campo, Procchio, Capoliveri, Portoferraio e Porto Longone. Circa 200 donne vennero stuprate, e con stuprate si intende anche da decine di soldati.

Fra i tanti episodi si possono ricordare 11 uomini elbani uccisi mentre tentavano di difendere le loro figlie o mogli o le proprie case dalle razzie.

Venne ucciso anche un sottufficiale francese che passeggiava con una ragazza, nel tentativo di difenderla dallo stupro. A queste violenze seguirono innumerevoli aborti e innumerevoli contagi con malattie veneree.

Venne razziato tutto quanto possibile, le case vennero spogliate, compresi gli animali dalle fattorie. Moltissimi elbani si rifugiarono sulle montagne con le famiglie per salvarle e ne ridiscesero quando i francesi con le loro truppe se ne furono andati, dopo circa una ventina di giorni.

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Ai prigionieri, portati in Corsica, non andò molto meglio. Subirono pesanti violenze dai goumier e anche dai corsi, i più violenti fra i francesi. I fatti dell’Elba costrinsero gli alleati a pretendere provvedimenti, alcuni soldati vennero fucilati e due comandanti destituiti. Il contingente senegalese e magrebino venne ritirato dal fronte italiano nell’estate del 1944.

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.