Marina Raskova era una coraggiosa aviatrice russa che volle partecipare alla guerra con i suoi reggimenti composti da donne, uno dei quali in particolare, il 588° – con un equipaggiamento da armata Brancaleone, riuscì a creare più problemi ai tedeschi di quelli formati da uomini – era armato soprattutto dall’enorme coraggio delle sue componenti.

Marina Raskova nel 1938

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Marina Michajlovna Raskova, nata Malinina, venne alla luce a Mosca nel 1912. I suoi genitori la indirizzarono alla musica e lei sognava di diventare cantante lirica, ma la morte del padre, quando aveva solo 7 anni, e la necessità di partecipare al sostentamento della famiglia, la costrinsero a dedicarsi a materie più ‘pratiche’. Studiò quindi chimica e nel 1931 venne ammessa, unica donna, all’Accademia dell’Aviazione Militare sovietica “Žukovskij”, come tecnico di laboratorio. Si appassionò presto al volo prendendo il brevetto di navigatrice e pilota.

Marina Michajlovna Raskova in tenuta di volo

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Nel 1929 aveva sposato un ingegnere, Sergej Raskov, con il quale ebbe la figlia Tanja nel 1930, poi i due divorziarono nel 1935.

Nel 1937-38 stabilì molti record femminili di distanza percorsa, fra i quali, nel settembre 1938, un volo senza scalo da Mosca a Komsomolsk, sulla costa pacifica, di 6450 km, con le colleghe Valentina Grizodubova e Polina Osipenko. Furono costrette ad un atterraggio di fortuna perché, a causa del cattivo tempo, non riuscirono a individuare l’aeroporto.

Marina era la navigatrice e fu costretta a buttarsi col paracadute perché la postazione del navigatore era molto vulnerabile in atterraggi di emergenza. L’aereo venne trovato dalle squadre di soccorso dopo otto giorni e Marina dopo dieci. Le tre aviatrici erano rimaste quasi senza cibo e acqua ma si salvarono. Per la loro impresa vennero insignite del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica.

Nel 1941, con l’invasione tedesca, migliaia di donne russe si arruolarono, e anche la Raskova decise di partecipare attivamente alla guerra, ma nell’aviazione le donne erano sempre relegate a ruoli di supporto, come meccanici, assistenti al carico di bombe e munizioni, movimentazione degli aerei ma, anche se pratiche di volo e di navigazione, non potevano partecipare ai combattimenti.

Dopo estenuanti richieste e pressioni, l’8 ottobre 1941 Stalin, disperato, con i tedeschi quasi alle porte di Mosca e l’Armata Rossa al collasso, le concesse di formare un reggimento femminile, primo nella storia mondiale.

Aviatrici del 588° Reggimento

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Sorprendentemente furono migliaia le domande di partecipazione, da parte di donne dai 17 ai 26 anni, molte delle quali provenivano da aeroclub o dall’aviazione civile, ma in tante erano semplici studentesse.

In comune avevano solo un coraggio da leonesse

La Raskova ne selezionò un migliaio, che divennero il 122° gruppo aereo, diviso in 3 reggimenti: il 586° per la caccia, il 587° per il bombardamento in picchiata e il 588° per il bombardamento leggero notturno.

Non tutte le prescelte avevano la preparazione adeguata, ma in tre mesi di addestramento serrato la Raskova riuscì ad ottenere risultati eccezionali, equiparabili a più di un anno di pratica da pilota o navigatore o meccanico.

L’aeronautica era molto scettica, e ci fu anche una sorta di ostruzionismo maschile. Ai reggimenti 586° e 587°, quest’ultimo comandato dalla Raskova, furono destinate le pilote più esperte, ricevettero aerei moderni, ma erano reggimenti misti poiché veniva richiesta una grande esperienza di volo e forza fisica per pilotarli.  Al 588° invece, formato da 260 donne fra piloti, navigatrici e personale di terra, comandato da Yevdokia Bershanskaya, l’Unione Sovietica mise a disposizione i biplani Polikarpov Po-2, degli anni ’20 e già obsoleti, destinati all’agricoltura per l’irrorazione dei campi. Venivano infatti chiamati aerei da granturco.

Polikarpov Po-2

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I Polikarpov, indubbiamente più facili da pilotare, erano in legno e tessuto, simili a quelli usati nella prima guerra mondiale: a due posti, con la cabina scoperta, venivano usati di solito solo nella buona stagione. Raggiungevano una velocità di appena 150 chilometri orari, contro i 300-400 degli aerei tedeschi.

Mancavano tutte le apparecchiature moderne come radio, radar, navigazione notturna, puntamento e armi: bisognava arrangiarsi con bussole, torce, cartine, matite, righelli e compassi e due pistole.

Yevdokia Bershanskaya, comandante del 588° reggimento

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L’aereo non poteva portare molto peso e non era predisposto al trasporto di bombe, quindi per caricare due ordigni da 50 chilogrammi l’uno gli equipaggi dovettero rinunciare ai paracadute.

Alle aviatrici vennero fornite le tute di volo maschili, che dovettero adattare alle loro misure, mentre per riuscire a camminare con gli scarponi ne riempirono la punta.

La Raskova dovette ingegnarsi per sfruttare i pochi punti a favore di quei piccoli aerei del 588° reggimento. Qualche vantaggio c’era: le strutture di legno e tessuto non venivano intercettate dai radar tedeschi, mentre piccoli e leggeri com’erano si potevano manovrare più velocemente buttandosi in picchiata per schivare i colpi nemici, soprattutto i proiettili traccianti che facevano immediatamente incendiare i mezzi colpiti.

Polikarpov Po-2 del 588º Reggimento, prima di andare in missione

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Potevano atterrare e decollare ovunque senza aver bisogno delle piste di un vero aeroporto ed erano talmente lenti che la loro massima velocità era vicina a quella di stallo degli aerei tedeschi.

Non avendo mezzi per calcolare esattamente la posizione dell’obiettivo, venne stabilito l’attacco con gruppi di 3 aerei a volo radente e con i motori al minimo per non farsi sentire fino all’ultimo momento. I primi due, non armati, facevano da esca per far accendere i riflettori e distogliere i tedeschi, ma si allontanavano subito riprendendo quota, mentre il terzo aereo sganciava le due bombe sull’obiettivo. Oppure, sempre in gruppi di tre, si avvicinavano a volo radente e motori al minimo, si alzavano in quota all’ultimo momento, scendevano in picchiata, sganciavano le bombe per poi riprendere quota con i motori al massimo. O ancora, si avvicinavano in quota per poi scendere in picchiata con i motori al minimo, bombardare e risalire.

Aviatrici del 588° reggimento

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Gli aerei col motore al minimo facevano un fruscio particolare e, quando si seppe che erano tutte donne a pilotarli, i tedeschi le soprannominarono ‘Nachthexen’, ‘Streghe della notte’ a cavallo delle scope volanti.

Non era una presa in giro, erano temutissime

In un rapporto del 1942, il capitano tedesco Johannes Steinhoff scrisse:

“I piloti sovietici che ci danno più problemi sono donne. Donne. Non temono nulla, vengono di notte a tormentarci con i loro obsoleti biplani e non ci fanno chiudere occhio per molte notti”.

Decollavano circa 40 aerei che, sganciate le bombe, tornavano indietro a caricarne altre e così via fino a 15-18 missioni per notte. E questo anche in pieno inverno con le temperature russe e con il vento in faccia, senza alcuna protezione.

La prima missione del 588° reggimento ebbe luogo il 28 giugno 1942. Le spericolate “streghe della notte” proseguirono nel loro compito fino al 1945 (dal 1943, al 588° venne conferito il titolo onorifico di Guardie e rinominato 46º Reggimento delle Guardie da Bombardamento Notturno Taman), concludendo la guerra con circa 23.000 missioni all’attivo e 3.000 tonnellate di bombe sganciate, che distrussero o danneggiarono 17 ponti, 9 treni, 26 depositi munizioni, 176 camion e 86 postazioni.

Il 588° fu l’unità di Aviazione femminile più decorata dell’Unione Sovietica

Nel totale complessivo delle missioni, il 588° perse 28 aerei, con 32 vittime. 23 pilote vennero insignite dell’ordine di Eroe dell’Unione Sovietica, fra le quali 5 alla memoria.

Il reggimento venne sciolto 6 mesi dopo la fine della guerra.

Marina Raskova non fece in tempo a vedere il successo delle ‘Streghe’ e la fine della guerra

Si schiantò sul Volga ghiacciato durante una tempesta di neve, mentre cercava di raggiungere Stalingrado, il 4 gennaio 1943, con il suo bombardiere del 587° reggimento, morendo insieme a tutto l”equipaggio.

Le sue ceneri sono sepolte nel muro del Cremlino dedicato agli eroi. Nonostante fossero il reggimento più decorato, le ‘Streghe della notte’ vennero vergognosamente escluse dalla parata durante i festeggiamenti per la fine della guerra.

I loro aerei vennero ritenuti troppo lenti…

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.