L’esecuzione della 16 Monache Carmelitane di Compiègne

La Rivoluzione Francese è ancora lontana quando, nel XVII secolo, la carmelitana Élisabeth-Baptiste racconta alle sue consorelle di aver visto in sogno tutte le monache del convento di Compiègne ascendere al cielo in abito bianco, con in mano una foglia di palma, il simbolo del martirio cristiano.

È convinta che il Signore le abbia predetto il destino dell’ordine, e la sua visione viene tramandata di generazione in generazione fino al XVIII secolo

Il 17 luglio del 1794, un carro si ferma nei pressi di Place du Trône-Renversé (oggi Place de la Nation) e i soldati allontanano la folla per dar modo a un gruppo di donne vestite di bianco di scendere e andare incontro alla morte.

Sul patibolo, dove il boia Charles-Henri Sanson le sta aspettando vicino alla ghigliottina, è tutto pronto per l’esecuzione delle 16 carmelitane di Compiègne, accusate di fanatismo e sedizione. Le imputate non sembrano avere paura e, con disinvoltura, intonano due canti religiosi, il Te Deum e il Veni Creator.

Alle 8 di sera, la folla si raccoglie attorno al palco e si prepara ad assistere allo spettacolo. Gli assistenti di Sanson vanno a prendere la prima vittima, la più giovane, la ventottenne suor Constance de Jésus, e la ragazza si inginocchia ai piedi della madre superiora Thérèse de Saint-Augustin. Con le mani giunte in preghiera le chiede il permesso di morire, Thérèse le sorride e Constance si consegna alle mani del boia recitando il Laudate Dominum.

Ha inizio il martirio delle 16 carmelitane di Compiègne

Le riforme anti-clericali della Rivoluzione Francese

Quando, nel 1789, scoppia la Rivoluzione Francese, la comunità delle carmelitane di Compiègne è composta da 21 donne che vivono di lavoro e preghiera. Sono tutte a conoscenza di un sogno fatto cent’anni prima da una loro consorella, ma, per quanto non le spaventi l’idea del martirio, gli eventi politici che stanno scombussolando la nazione non sembrano ancora riguardarle.

Il 26 agosto, l’Assemblea nazionale approva la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, con la sovranità che non è più legata a Dio, ma al popolo, e la religione viene non solo messa in secondo piano, ma si inizia anche a vederla come una minaccia alla libertà.

Articolo 10: “Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purché la manifestazione di esse non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla legge

C’è ancora spazio per il cristianesimo, ma, il 6 ottobre, l’Assemblea decide di risolvere i problemi finanziari della Francia confiscando tutte le terre del clero. Quest’ultimo diventa un corpo di funzionari pubblici e le sue proprietà sono beni nazionali che lo Stato può riprendersi, a patto di garantire ai sacerdoti salari e pensioni per il loro mantenimento.

La situazione precipita il 13 febbraio del 1790. L’Assemblea ordina lo scioglimento di tutti gli ordini religiosi, a eccezione di quelli dediti all’assistenza e all’insegnamento, e, il 12 luglio dello stesso anno entra in vigore la Costituzione civile del clero, che sottopone ufficialmente l’attività sacerdotale al controllo dello Stato.

Dopo gli eventi del 13 febbraio, i voti religiosi diventano nulli, ma, nonostante la confisca del convento, l’Assemblea concede alle carmelitane di Compiègne di restare al loro posto e percepire una pensione.

Il voto di martirio

Siamo ancora in una fase di relativa tolleranza, e le donne continuano a vivere secondo la regola carmelitana, ma la priora suor Thérèse de Saint-Augustin ha la sensazione che la Chiesa francese sia in pericolo e, durante la Pasqua del 1792, ricorda alle sue consorelle il sogno di suor Élisabeth-Baptiste. È arrivato il momento di immolarsi per una giusta causa e offrire i loro corpi in sacrificio.

Fanno voto di martirio e se Dio lo vorrà, andranno incontro alla morte

Dal 15 al 18 agosto, lo Stato inasprisce il pugno di ferro e ordina lo scioglimento di tutte le congregazioni religiose, questa volta senza eccezioni e con zero tolleranza, la completa espulsione dai conventi e l’obbligo del clero di prestare giuramento alla nazione.

Fra il 14 e il 19 settembre le autorità cacciano le carmelitane di Compiègne e, dopo essersi dichiarate fedeli alla laicità della Francia, le monache dismettono gli abiti sacerdotali e tornano alla vita civile. Si tratta solo di una messinscena, perché suor Thérèse si accorda con alcune famiglie della città e dispone che le sue 20 consorelle si stabiliscano in quattro case contigue offerte dai benefattori. Il piano della madre superiora è semplice: bisogna continuare sotto copertura la vita comunitaria e prepararsi al martirio.

L’arresto, la prigionia e la condanna

Nel frattempo, i disordini francesi sfociano nel Regime del Terrore, con Robespierre che, attraverso il Tribunale Rivoluzionario e il Comitato di Salute Pubblica, inasprisce la caccia ai dissidenti, a cui, da ora in avanti, spetteranno processi ed esecuzioni sommarie.

Nel maggio del 1794 si diffonde il sospetto che la città di Compiègne ospiti attività contro-rivoluzionarie, e le autorità di Parigi ordinano a quelle locali di svolgere delle indagini. Il 22 e il 23 giugno i gendarmi perquisiscono le case delle carmelitane, trovano prove della loro reticenza ad abbandonare i voti dell’ordine e le arrestano per fanatismo religioso. Delle 21 monache presenti nel convento prima della rivoluzione, due sono morte, tre sono fuori città e le restanti 16 finiscono in prigione, inclusa suor Thérèse, che è stata a Parigi dal 13 al 21 ed è tornata giusto in tempo per prendere parte al martirio.

Delle tre scampate all’arresto, la più nota è suor Marie de l’Incarnation, che raccoglierà i documenti e gli archivi della comunità e tramanderà ai posteri la storia delle sue consorelle.

Il 12 luglio, le 16 carmelitane giungono alla Conciergerie di Parigi in abito bianco, quello che avevano dovuto abbandonare in precedenza, e il giorno successivo ha inizio il processo.

Il modus operandi del Terrore è chiaro: niente avvocato. Non hanno diritto a un’equa difesa e i giudici le massacrano a suon di accuse. La principale è il fanatismo religioso, il loro rifiuto di sottomettersi allo stato e abbandonare la vita comunitaria. Ironia della sorte, però, è proprio durante i 26 giorni di prigionia che le donne riescono di nuovo a vivere tutte insieme e ad affidarsi alla preghiera.

I giudici ci mettono poco a emettere la sentenza. Le imputate rinnegano il giuramento di fedeltà fatto due anni prima, rinnovano i voti di adesione all’ordine e il Comitato di Salute Pubblica le condanna a morte in qualità di fanatiche e sediziose, per “aver formato consigli controrivoluzionari e aver continuato a vivere sottomesse al loro sovrano e al loro superiore (a Dio; n.d.r.)”.

Il martirio

Alle 18 di quello stesso giorno, i gendarmi si recano in carcere, prelevano le 16 carmelitane e le scortano su di un carro fino a Place du Trône-Renversé. Il viaggio sarebbe breve; ma fra la folla che infastidisce le monache in manette e, come diranno alcuni testimoni, i cavalli spaventati dall’odore di sangue che infesta Parigi da settimane a causa delle continue esecuzioni, ci mettono due ore.

Sono circa le 20 e tutto è pronto per dare al pubblico il suo spettacolo. Il boia Charles-Henri Sanson chiama a sé suor Constance de Jésus e la invita a prendere posto sulla ghigliottina. La ragazza si inginocchia ai piedi di suor Thérèse, le chiede il permesso di morire e, recitando il Laudate Dominum, lascia che il martirio abbia inizio.

La lama scende e la zittisce, ma anche la folla sembra ammutolita, perché ha appena assistito a qualcosa di scioccante. Quel bizzarro rito si ripete altre 14 volte, con tutte le carmelitane che si inginocchiano ai piedi di suor Thérèse, le chiedono il permesso di morire e affrontano la ghigliottina con le parole del Laudate Dominum.

Dopo suor Marie Henriette de la Providence, l’ultima ancora in vita è suor Thérèse, che, senza scomporsi, in quanto madre superiora delle altre, sale i gradini, sistema il capo nella ghigliottina e, nel silenzio tombale della piazza, pone fine al martirio.

Le teste e i corpi delle carmelitane vengono gettate in una fossa comune del cimitero di Picpus, insieme ai resti di altri 128 condannati, ma il loro sacrificio sembra aver avuto effetto. Si sono immolate per porre un freno al male che attanaglia la Francia e, infatti, il Regime del Terrore si conclude 11 giorni dopo, quando, fra il 27 e il 28 luglio del 1794, Robespierre e altri leader giacobini vengono arrestati e giustiziati, senza processo e fra le grida di disprezzo dei parigini.

Il 27 maggio del 1906, papa Pio X inizia il processo di beatificazione delle carmelitane, a cui fa seguito, in tempi recenti, il processo di canonizzazione equipollente approvato da papa Francesco.

Oggi, le 16 martiri di Compiègne sono venerate dalla Chiesa cattolica e la loro vicenda è giunta ai giorni nostri attraverso la letteratura, il cinema e il teatro. Scelsero di non rinunciare alla fede, di lottare per la Chiesa e di morire per mano di quello stesso stato che aveva predicato gli ideali di Liberté, Égalité, Fraternité, salvo, poi, negarli con un’irrazionale caccia a fasulli nemici della nazione.

Fonti:

AA. VV., Chiaroscuro 2: da Luigi XIV all’Imperialismo, Società Editrice Internazionale, Torino, 2010

Carmélites de Compiègne – Wikipedia francese

Martyrs of Compiègne – Wikipedia inglese

Pope Francis opens special process to canonize 16 Carmelite martyrs of the French Revolution – catholicnewsagency.com


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