Nel 1784 Marie Anne Smythe Fitzherbert era già due volte vedova, ad appena 27 anni. Donna con qualche lontana parentela nobile, Mary è pur sempre una common, e per giunta cattolica: quanto di più lontano si possa immaginare per essere accettata come moglie del Principe di Galles, erede al trono britannico. Queste considerazioni non passano assolutamente per la mente del futuro Giorgio IV quando incontra Marie per la prima volta. Lui, che ha solo 21 anni, ne rimane totalmente affascinato e vuole assolutamente sposarla.

Un matrimonio impossibile, perché Giorgio III non avrebbe mai acconsentito a quelle nozze (l’approvazione paterna era imprescindibile, sancita dal Royal Marriage Act del 1772) con una donna vedova, non nobile e cattolica, ma si sa, all’amor non si comanda, nemmeno a quello dei principi. La giovane donna è spaventata dalla proposta, accompagnata dalla minaccia di un suicidio se non fosse stata accettata, tanto che lascia Londra e se ne va sul continente, dove rimane per più di un anno, sperando che il principe si dimentichi di lei. Invece l’erede al trono non si arrende, e in una lettera del 1785 le chiede di tornare in Inghilterra e rinnova la proposta di matrimonio. Invece di un anello di fidanzamento le invia qualcosa d’altro, che nel poscritto della missiva descrive così:

Ti mando un pacchetto, e ti mando allo stesso tempo un occhio, se non hai completamente dimenticato l’intero volto. Penso che la somiglianza ti colpirà

La storica dell’arte Hanneke Grootemoer spiega che si trattava di “un piccolissimo dipinto in miniatura dell’occhio destro del principe creato dal suo amico, celebre miniaturista, Richard Cosway.” Non si sa se fu quel dono a convincere Marie, comunque sia, dopo poco lei torna a Londra e sposa segretamente il principe.

Quella miniatura dell’occhio ispira una moda legata al corteggiamento:

Diventano gli “occhi degli innamorati”

Dopo un po’ la moda si trasforma, e le miniature degli occhi diventano gioielli da lutto, con perle o brillanti a goccia a simulare lacrime, come se il defunto stesso piangesse per la propria morte.

E’ una moda breve, che dura meno di secolo, e forse per questo motivo oggi se ne conservano pochi esemplari. Tra questi è difficile identificare quali fossero gioielli da innamorati e quali da lutto, anche perché l’identità del soggetto è spesso sconosciuta, come quella dell’autore, tranne che non si tratti di opere di miniaturisti famosi come Cosway.

Pur nella loro innegabile bellezza, quegli occhi così attenti inducono un senso di inquietudine, tanto che il curatore di una mostra sull’arte delle miniature, nel lontano 1917, ebbe a dire: “Dopo aver vissuto tra questi piccoli ritratti per diversi giorni mi sentivo piuttosto in simpatia con un critico avverso che ha detto che questi occhi sempre attenti lo rendevano così nervoso che voleva colpirli con un martello da carbone!”.

Per non lasciare in sospeso la storia di Giorgio IV e Marie Fitzherbert, proseguiamo il racconto.

I due si separano “amichevolmente” nel 1794, e comunque il loro matrimonio non è mai stato considerato valido, tanto che poi nel 1795 Giorgio sposa una duchessa, sua prima cugina, anche perché il padre acconsente a ripianare i suoi stratosferici debiti solo a nozze avvenute. Ma il principe non ha mai dimenticato Marie, tanto che nel 1796 redige un testamento (a soli tre giorni dalla nascita della sua primogenita) dove lascia tutta la sua “proprietà mondana … alla mia Marie Fitzherbert, mia moglie, la moglie del mio cuore e dell’anima.”

I due sposi morganatici si riconciliano nel 1798, e lui, considerato un personaggio un po’ stravagante, si separa (ma gli viene impedito di divorziare) dalla moglie legittima, che muore tre anni dopo in circostanze sospette. Per dovere di cronaca occorre dire che Giorgio colleziona diverse amanti (e qualche figlio illegittimo) prima, durante e dopo la sua relazione con Marie, che dal canto suo, quando Giorgio IV muore riesce a dimostrare di essere sua moglie, ma rifiuta il titolo nobiliare che le viene offerto e chiede solo di poter indossare gli abiti da lutto.

Tutte le immagini sono di pubblico dominio. Nessuna di queste ritrae la miniatura dell’occhio di Giorgio IV.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.