Il volto di un uomo britannico morto circa 700 anni orsono è stato tornato recentemente alla luce grazie alla tecnologia ricostruttiva, un particolare processo che ha consentito di osservare il suo viso a secoli di distanza dalla morte. Lo scheletro è stato trovato insieme ad altre centinaia in un cimitero sotto quello che oggi è l’Old Divinity School del Saint John College, presso l’Università di Cambridge, nel Regno Unito.

Studiando i suoi resti e ricostruendo i tratti del viso oltre che la sua storia biologica, gli archeologi sperano di comprendere meglio come vivessero le persone comuni, volgarmente i “poveri”, nel 13° secolo. John Robb, professore di Archeologia presso l’Università di Cambridge, afferma: “La maggior parte dei documenti storici riguardano persone benestanti, in particolar modo le loro transazioni finanziarie e legali. I poveri non venivano menzionati in nessun modo perché non possedevano nulla, e lo studio dei loro scheletri è la nostra unica occasione per conoscerne lo stile di vita“.

La maggior parte degli scheletri trovati sotto San Giovanni riguardano persone di bassissimo ceto sociale. Le sepolture sono databili dal 13° al 15° secolo, quando il cimitero fu annesso ad un ospedale e a una fondazione di beneficienza per i poveri e gli infermi.

Gli scienziati hanno studiato lo scheletro di un uomo, soprannominato Context 958, in modo più dettagliato. La misura delle ossa pelviche ha aiutato gli archeologi a capire che l’età della morte fu oltre i quarant’anni. Analizzando mascella, zigomi e cranio, i ricercatori hanno ipotizzato una ricostruzione dell’aspetto in vita dello scheletro. La spina dorsale ha consentito di capire che il lavoro che svolgeva in vita doveva essere durissimo, testimoniato dalle ernie fra le vertebre, che dovevano causargli un mal di schiena cronico.

Sotto, lo scheletro dell’uomo, sepolto a testa in giù:

Gli archeologi non sono stati in grado di identificarne con certezza la professione e quale fu la causa della morte, anche se gli indizi scheletrici suggeriscono che fosse un operaio o un artigiano. Robb continua nella descrizione: “Una caratteristica interessante è che aveva una dieta relativamente ricca di carne o pesce, il che suggerisce che vi si trovasse a contatto per la sua professione, che gli consentiva un’alimentazione più sana rispetto a quella riservata alla sua classe sociale. Ad un certo punto probabilmente cadde in disgrazia, forse proprio per la malattia, che limitò la sua capacità di lavorare“.

I traumi scheletrici interessarono non solo la spina dorsale di Context 958, ma anche il cranio, che reca la testimonianza di un trauma da oggetto contundente. L’uomo aveva perso anche moltissimi denti in conseguenza a delle carie, e questi due indizi suggeriscono che la sua vita fu particolarmente dura.

Sotto, la testimonianza di un trauma cranico sullo scheletro di un altro uomo medievale, rinvenuto in Danimarca:

Alla fine delle analisi, il team di scienziati e archeologi del Professor Robb spera di riuscire a confrontare la biografia di questo scheletro con quelle di altri simili sepolti insieme a lui. Il confronto fra i resti terreni di queste persone potrebbe farci comprendere meglio come vivesse e morisse la maggior parte degli uomini Medioevali.

Fonte: LiveScience

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...