Il dodecaedro romano è un oggetto in pietra o in bronzo che è stato ritrovato in diverse zone corrispondenti ai confini dell’Impero Romano. Risalente a un periodo che va dal II al III secolo dopo Cristo, questo piccolo manufatto rappresenta un mistero per tutti gli storici e gli archeologi, che non sono ancora riusciti a spiegare (con certezza) la funzione di un oggetto tanto particolare.

Il dodecadro è una figura assai complessa, fatta di dodici facce pentagonali. Il manufatto romano aveva inoltre delle piccole sfere sui vertici che hanno una funzione sconosciuta. Gli oggetti rinvenuti hanno dimensioni che vanno da 4 a 11 centimetri, quindi molto simili e regolari nella loro produzione, e sono stati trovati dall’Olanda al Belgio, dalla Francia alla Germania, dalla Svizzera all’Austria, e in genere nella parte più settentrionale dell’allora immenso Impero Romano. In totale sono 116 i dodecaedri che sono giunti sino ai giorni nostri, alcuni di pregevolissima fattura mentre altri meno rifiniti.

Sotto, il Dodecaedro romano trovato in Germania in mostra al castello di Saalburg:

Nonostante sembri incredibile, non esistono fonti letterarie che menzionino il dodecaedro lo scopo della sua costruzione. La circostanza è curiosa, perché quello che potremmo definire un “gadget” universalmente conosciuto non viene descritto in nessun testo dell’epoca.

Le ipotesi

Le ipotesi riguardo l’utilizzo sono diverse:

  • Un candelabro
  • Un oggetto per tessere
  • Una vaso per fiori
  • Un oggetto con poteri “magici”
  • Un gioco per bambini
  • Un particolare dado a 12 facce
  • Uno strumento di misurazione per il campo di battaglia

La teoria più comune è che si tratti di un manufatto per qualche tipo di cerimonia religiosa, teoria supportata dal fatto che la maggior parte dei dodecaedri furono rinvenuti in siti gallo-romani, in particolare anche all’interno della tomba di una donna. Alcuni dodecaedri in oro sono stati rinvenuti anche in tesori del sud-est asiatico, confermando le ipotesi che, in antichità, questa forma era associata ad un oggetto prezioso.

L’ultima ipotesi, datata 2015, è stata fatta dalla ricercatrice Amelia Carolina Sparavigna, del Politecnico di Torino, che ha spiegato come il dodecaedro potrebbe esser stato un oggetto per misurare le distanze, precisamente un telemetro, utilizzato sui campi di battaglia.

Sotto, lo schema di funzionamento del Dodecaedro. Fonte immagine: “Un dodecaedro romano come strumento per misurar distanze”, articolo di Amelia Carolina Sparavigna pubblicato su Researchgate:

Senza fonti scritte, però, la funzione certa del Dodecaedro Romano rimane un mistero ancora irrisolto.

Categorie: Storia

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...