Le Tavolette Defixiones erano la carta sulla quale gli antichi romani, e prima di loro Greci ed Egizi, scrivevano i propri desideri, spessissimo maledizioni nei confronti dei propri concorrenti in affari o rivali in amore. Ho usato la metafora “carta”, ma certamente non era di carta e nemmeno di pergamena il supporto sul quale venivano scritte le invettive contro terzi, bensì una sottile lamina di piombo, un materiale economico, duttile, sul quale era facilissimo praticare un’incisione che si mantenesse a lungo inalterata nel tempo.

Ne parla Plinio il Vecchio, dicendo che le persone temono di venire maledette: “Defigi quidem diris precātiōnibus nemo non metuit – Non c’è nessuno che non tema di essere maledetto con preghiere sinistre“.

Defixiones deriva da un verbo preciso, defigere, che significa inchiodare. E proprio il significato di inchiodare è cruciale nel processo della maledizione, perché contro l’avversario si vuole esprimere tutto il proprio odio e risentimento. La scelta del piombo come materiale non era peraltro casuale:

Anche i Romani sapevano che il piombo è tossico

La tossicità del piombo era uno fra i motivi per cui lo si impiegava, e per cui assumeva un valore ancor più simbolico nei confronti della persona odiata.

La formula magica, scritta in latino ma anche in greco, veniva realizzata graffiando il metallo, poi la lamina veniva ripiegata e trafitta con un chiodo o più chiodi che non perforavano solo la lastra ma anche un “sigilla”, che presentava dei residui organici del destinatario della maledizione come ad esempio dei capelli.

La tavoletta era poi immersa in un lago o in una tomba, o ancora in un fiume o nel mare, un luogo che si pensava potesse essere in contatto con gli inferi.

Ma attenzione!

Dal IV secolo in poi se l’autore veniva scoperto nell’atto di realizzare una defissione la pena era terribile:

La sentenza era di morte immediata per crocifissione, decapitazione oppure nell’arena con le bestie feroci

I destinatari di queste maledizioni erano principalmente cinque:

  • Concorrenti
  • Testimoni
  • Ladri
  • Rivali in amore o adulteri
  • Gladiatori o Cavalli da Corsa

Fra le tante tabelle defixiones scoperte una è significativa e oggetto di recenti studi, conservata presso il Museo Civico Archeologico di Bologna ma della quale è completamente ignota la provenienza.

Immagine condivisa con licenza Creative Commons 2.0 via Wikipedia:

La tavoletta reca con sé due maledizioni. La prima è contro un senatore romano, tale Fistus, che potrebbe essere l’unico esempio di un senatore oggetto di maledizione. L’altra colpisce un veterinario che si chiama Porcello. La denominazione non è probabilmente un dispregiativo, ma proprio il nome del destinatario dell’invettiva.

La dottoressa Celia Sánchez Natalías, che ha svolto la ricerca e la decifrazione sulla tavola, spiega che: “Nel mondo delle maledizioni, una delle cose che dovete fare è cercare di identificare la vittima in un modo molto, molto, esatto“. Non si sa perché lo scrivente abbia maledetto Porcello, ma è ipotizzabile che questi non avesse svolto con perizia il proprio lavoro, ad esempio causando la morte di un cavallo o di un altro animale di grande valore.

Immagine condivisa con licenza Creative Commons 2.0 via Wikipedia:

Sulla tavoletta si legge:

Distruggi, annienta, uccidi, strangola Porcello e sua moglie Maurilla. La loro anima, cuore, natiche, fegato…

Porcello viene mostrato mummificato, con le braccia incrociate come la divinità alla quale si rivolge l’accusatore, e con il proprio nome scritto su entrambe le braccia. Il parallelismo fra Porcello e l’essere supremo può essere interpretata in due modi. Come la divinità è legata, così sarà Porcello; oppure, fino a quando Porcello sarà legato rimarrà legata allo stesso modo anche la divinità.

Per Fistus invece la maledizione è ancora peggiore, se vogliamo. Scrive il maledicente:

Annienta, uccidi il senatore Fistus. Possa Fistus diluirsi, languire, affondare e possano tutte le sue membra dissolversi

Le motivazioni dietro tale terribile maleficio sono ormai completamente sconosciute, e non si sa che fine abbiano fatto Fistus e Porcello, ma senz’altro questi erano considerati dei veri e propri sortilegi in grado di causare le peggiori sfortune ai soggetti colpiti.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...