La rivoluzionaria invenzione della stampa a caratteri mobili, fatta in Europa nel 1455 a opera di Johannes Gutenberg ma in uso in Cina da ben 4 secoli, portò la produzione dei volumi a tirature impensabili per i copisti amanuensi, spingendo l’arte dell’editoria a confezionare prodotti tutti uguali con copertine e rilegature di altissima qualità.

Prima ancora della stampa fu inventata la pittura sul taglio dei libri, ma fu soltanto con l’avvento della produzione in serie che questa divenne abbastanza comune da costituire un fenomeno di moda. L’origine della pittura sui bordi dei libri risale all’epoca medievale, forse in Inghilterra attorno all’anno 1000, e un grande esponente di questa corrente fu Cesare Vecellio (figlio di Ettore, cugino del padre di Tiziano), un artista veneziano del XVI secolo che dipinse una numerosa serie di volumi (ne andarono a un’asta milionaria ben 17 qualche anno fa).

Dipinto raffigurante la torre di Londra, 1820 – 1840. Immagine di pubblico dominio:

Qualche decennio dopo le opere dell’artista della Serenissima la pittura sui bordi dei libri divenne “a scomparsa”, e in Gran Bretagna quest’arte si diffuse in modo capillare. Probabilmente fu un rilegatore inglese, Samuel Mearne a introdurre l’idea della “sparizione del dipinto”, e durante il XVIII e lungo tutto il XIX secolo la pittura sul taglio dei libri divenne un fenomeno ultra-popolare in Inghilterra.

I primi dipinti a scomparsa sul bordo raffiguravano disegni stilizzati, simboli araldici in oro e altri colori. Il primo esempio noto di una di queste opere (in cui il dipinto non è visibile quando il libro è chiuso) risale al 1649. Il primo dipinto firmato e datato sul fronte risale al 1653: uno stemma di famiglia dipinto su una Bibbia stampata nel 1651.

Sotto, La Gerusalemme Liberata, da John Hoolee. Londra 1797. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Intorno al 1750 il tema dei dipinti cambiò, e passò da essere semplici disegni decorativi o araldici a paesaggi, ritratti e scene religiose, di solito dipinti a colori. Le scene raffigurate potevano riprendere il soggetto del libro ma anche paesaggi o generi del tutto avulsi dal contesto narrativo. Ad esempio, un paesaggio del New Brunswick venne dipinto sia su di una Bibbia sia su una raccolta di poesie e opere teatrali

La leggenda riguardo la nascita della pittura a “Scomparsa” sul Taglio dei Libri

Come per tante invenzioni antiche, anche la pittura a scomparsa sui bordi dei libri ha una sua leggenda.

Carlo II d’Inghilterra (1630-1685) aveva un’amica, una duchessa, che spesso prendeva in prestito i suoi libri, a volte dimenticando di restituirli. Secondo la storia, il re ordinò al pittore di corte, Sir Peter Lely, e al rilegatore di libri di corte, Samuel Mearne, di escogitare un metodo segreto in cui i suoi libri potessero essere identificati.

I due inventarono un sistema unico e mai visto

Alcune settimane dopo, quando il re era in visita presso la duchessa, vide un libro dall’aspetto familiare su uno scaffale. Agguantandolo disse: “Prenderò semplicemente il mio libro con me”. “Ma sire”, protestò la nobildonna, “quel libro è mio.” “Oh?” Il re alzò le sopracciglia. Poi, con un sorriso furbo, aprì a ventaglio il libro e rivelò ciò che era stato dipinto sui bordi interni:

Lo stemma reale

La doratura sui bordi esterni aveva completamente nascosto lo stemma, e la duchessa si nascose dietro una profonda vergogna.

Al netto delle leggende riguardo la pittura sul taglio dei libri, oggi questa costituisce un’arte quasi completamente dimentica. Viene portata avanti da un artista inglese, Martin Frost, che ha fatto della sua passione un lavoro, e che riceve commissioni da tutto il mondo. Frost è stato il soggetto di un breve documentario in cui illustra le modalità con cui porta avanti la sua opera, visibile sotto:

L’artista spiega che le tecniche per realizzare l’opera sono diverse, e possono diventare anche complessissime. Nel taglio si possono nascondere, uno, due, tre o anche più dipinti, in base alle richieste del committente. Il consumismo di massa anche dei libri cartacei non consente più di pensare ad abbellire tante opere come un tempo, ma il fascino vintage di questi volumi è rimasto immutato nel corso dei secoli.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...