La nostra storia inizia nel 1847, quando i figli di una numerosa famiglia, i Testolini, decisero di fondare una propria attività, chiamandola con un nome semplice ed efficace che racchiudeva in sé la conduzione familiare dell’esercizio: Fratelli Testolini.

La Fratelli Testolini vide i suoi natali come ditta di falegnameria-ebanisteria; i suoi proprietari non erano personalità ordinarie ed iniziarono sin da subito ad introdurre le nuove mode in fatto di arredi. Il periodo scelto non era tra i più propizi – di lì a poco vi sarebbero stati i moti del ’48 e la famosa rivolta di Manin e la Repubblica di San Marco -, ma i Testolini non si fecero scoraggiare e continuarono serenamente la propria produzione, cogliendo immediatamente il fresco eclettismo artistico che invase il mondo dalla metà del XIX secolo, iniziando a ideare e produrre modelli originali e fantasiosi.

Venezia diventava sempre più meta di un ricco turismo internazionale e i Fratelli Testolini cominciarono a diversificare e ampliare la loro produzione, arrivando a coprire tutte le branche delle arti applicate. Sul finire del secolo la loro produzione sarà delle più varie: mobilia, complementi d’arredo, porcellane, tessili, pizzi, ferri battuti, sculture sia in marmo sia in legno, mosaici, micromosaici, vetri, oggetti in metallo sbalzato e materiale fotografico.

Questa mole produttiva li portò ad ampliare enormemente il numero delle loro sedi. Occuparono l’intera mole di Palazzo Labia a San Geremia nel sestiere di Cannaregio, dove era sorta la loro primigenia falegnameria; acquisirono inoltre la porzione centrale delle procuratie vecchie a piazza S. Marco nel sestiere di S. Marco, due fornaci a Murano, rispettivamente in Fondamenta dei Vetrai e in Fondamenta Cavour, palazzo Barbarigo nel sestiere di Dorsoduro, la sede di S. Gregorio nel medesimo quartiere e infine, da non dimenticare, la tarda sede produttiva e di vendita di Firenze, solo per citare quelle di maggiore importanza.

L’aristocrazia e l’alta borghesia internazionale affollavano i loro negozi; tra i compratori vi furono persino i Sovrani italiani, i principi ereditari, i duchi d’Aosta e i sovrani del Portogallo, che furono tanto lieti degli acquisti effettuati da concedere ai Testolini di apporre i loro stemmi sul materiale pubblicitario dell’azienda.

I Testolini erano decisamente all’avanguardia per i tempi e non potendo da subito creare  le realizzazioni in vetro da loro disegnate, subappaltarono la produzione alla ditta Salviati, con la quale però sottoscrissero una accordo economico-commerciale, che faceva sì che i loro prodotti,  soprattutto la mobilia, venissero rivenduti anche negli stores internazionali di questi. I Testolini, infatti, rifornivano tutti i maggiori rivenditori internazionali, e nei loro negozi era presente un volume con i costi di spedizione di ogni singolo oggetto, che ogni privato acquirente avrebbe potuto sfogliare se intenzionato a farsi spedire i pezzi acquistati. Oltre ai costi di spedizione erano presenti anche i prezzi di vendita di ogni creazione, divisi a seconda della qualità: I, II o III. Infatti, altra cosa straordinaria per l’epoca era che i Fratelli Testolini idearono tre linee di produzione per ogni modello in catalogo, per far sì che ogni fascia sociale potesse accedere ai loro prodotti.

Con una intelligenza fuori dal comune i Testolini distribuivano gratuitamente materiale pubblicitario e piccoli cataloghi di vendita, nonché cartoline, che ritraevano con gusto sopraffino le loro maggiori sedi di vendita; arrivarono persino a distribuire gratuitamente alla stazione ferroviaria della città guide turistiche, dove naturalmente molte pagine erano dedicate alle loro sedi e realizzazioni. Cosa che sarà destinata a far scuola, era la possibilità per ogni cliente dei Testolini di ricevere un biglietto con il quale poter visitare gratuitamente le loro fornaci di Murano.

La produzione non conosceva sosta: tra la merce venduta nei loro negozi, quella inviata a terzi e quella data alla Salviati e alla CVM, i Testolini si vedevano costretti a subappaltare lavori a tutti gli artigiani veneziani, soprattutto a quelli maggiormente abili, che spesso ricompensavano concedendo loro la possibilità di riprodurre alcuni modelli del loro catalogo. La loro serrata produzione li portò ad adottare tutti i più moderni macchinari, cosa che portò alla modernizzazione dell’intera città, tanto che per questo, precedentemente al 1896, venne loro conferito il cavalierato prima ed il titolo di Ufficiali dell’Ordine della Corona poi, per il progresso e lo sviluppo apportato all’industria veneziana. Onorificenze che i Testolini erano fieri di sfoggiare insieme ai premi vinti a tutte le esposizioni nazionali ed internazionali alle quali avevano partecipato.

Nella lunga vita della ditta – durò quasi un secolo –, si usarono più varianti del medesimo nome, Fratelli Testolini, M.Q. Testolini, Testolini, insieme alle loro varianti in lingue straniere Testolini Brothers o Frères, cosa che spesso genera qualche fraintendimento.

Molto interessante e davvero antesignano come comportamento risulta il fatto che, visto il pubblico internazionale che visitava i loro negozi, i dipendenti erano selezionati in base alla conoscenza delle diverse lingue, in modo da far sentire maggiormente a proprio agio i clienti stranieri.

A differenza di oggi il prodotto più apprezzato e richiesto a Venezia nell’800 era il mobile intagliato, settore nel quale i Testolini davvero eccelsero, e comunque si dedicarono con pari fantasia e professionalità  alle realizzazioni vitree, ideando modelli che ancora oggi sono in produzione ed inventando persino una nuova tipologia di oggetti dalla forma semplice ed elegante, di colore blu cobalto, ma dall’esuberante decorazione a smalto imitante il pizzo.

I mobili intagliati erano il loro caposaldo; inventarono persino l’unico stile originale dell’800, lo stile a grotta. Idearono poi degli originalissimi mobili in stile umbertino, il cui successo durò ininterrotto sino alla chiusura dell’azienda. Si sbizzarrirono nel neo-rococò e definirono quello che nella mobilia viene riconosciuto come il neorinascimento italiano.

Si divertirono a creare specchiere di tutti i tipi, con specchi a giorno abbracciati da draghi o diavoli, o contornati da teorie di putti; alcune avevano cornici in vetro colorato, altre a micromosaici, altre ancora univano intagli, vetri e mosaici.

Ogni pezzo uscito dai laboratori Testolini era un capolavoro di fantasia, ingegno e maestria, ma purtroppo, nonostante l’inesauribile vena artistica, anche i Testolini si trovarono a dover fare i conti con l’imprevisto: sul finire dell’800 un fortissimo ristagno economico portò moltissime aziende a chiudere o ridimensionarsi; per sfuggire alla malasorte, oltre che per il disinteresse dimostrato da uno dei due cugini a cui la ditta era andata in eredità, si optò per una fusione con altre importanti ditte,  tra cui la Salviati e la Jesurum, che vennero accorpate sotto l’egida della Salviati Jesurum & Co. La fusione venne attuata solo nel 1902, ed invero non durò che sino al 1906, ma portò la Testolini a rinunciare a buona parte delle proprie produzioni, cedendo molti degli apprezzatissimi e famosi modelli alle altre ditte entrate a far parte della nuova grande famiglia e alienando molte delle importanti sedi espositive e di produzione.

Marco Testolini, a differenza del cugino, non abbandonò la ditta, anzi, mantenne attivo il laboratorio di falegnameria di palazzo Labia; cercò anche di ridonare lustro al nome di famiglia rinominando la ditta, dopo lo scioglimento del 1906, col suo nome, Marco Testolini. Il laboratorio di palazzo Labia continuava la sua produzione rifornendo come sempre anche le altre ditte, tra cui anche la Pauly & Cie, che aveva da poco acquistato la loro sede di palazzo Barbarigo.

Sul finire degli anni ’30 il cambio delle mode e dei gusti rese la straordinaria produzione Testolini un mero spettro di ciò che era stata, circostanza che unita alla richiesta di liberare i locali per la messa in vendita di palazzo Labia, portarono alla fine dell’attività Testolini. Marco, seppur in quegli anni avesse cercato in tutti i modi di mantenere viva l’attività di famiglia, gettò la spugna e si arrese all’inevitabile. Pian piano il nome il nome Testolini scolorì e scomparve; l’oblio inghiottì la più grande ditta veneziana, che aveva condizionato il gusto della capitale lagunare del XIX secolo, una ditta apprezzata a livello mondiale, le cui realizzazioni sono presenti in moltissimi musei e collezioni private, ma di cui nessuno ricorda più l’importanza.

Andrea Massimo Basana
Andrea Massimo Basana

Storico dell'arte, ha approfondito in maniera forense le proprie conoscenze in campo antiquario; amante ed estimatore delle arti applicate, è stato per svariati anni operatore culturale per il Comune di Belluno e creatore di contenuti per la pagina "Pizzi e Merletti". Collezionista e studioso, ha pubblicato vari articoli e tenuto varie conferenze, continua le sue ricerche sulla ditta dei Fratelli Testolini.