Il periodo storico in cui viviamo potrebbe esser definito un’epoca “Selfie“, in cui grandi masse di persone desiderano sentirsi al centro dell’attenzione grazie alle condivisioni sui social network. Appagare la propria voglia di approvazione da parte degli altri è un impulso assolutamente umano, niente che sia deprecabile. Fino a quando, per mettersi in mostra, non si offende la memoria di un intero popolo, e più probabilmente di chiunque abbia a cuore la memoria storica della nostra umanità.

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L’autore satirico israeliano Shahal Shapira ha creato un sito, Yolocaust, nel quale raccoglie i selfie al Memoriale dell’Olocausto di Berlino, e li contestualizza di fronte alle vittime che quel luogo ricorda. La forza delle immagini è immensa, così come lo stridere del volto dei contemporanei che ridono o soddisfano il proprio ego di fronte alle fotografie delle persone che morirono durante il periodo del nazismo a causa della propria razza, religione o preferenze sessuali. Shapira ha prelevato le immagini da Instagram, Grindr, Facebook o Tinder, e le ha composte con le immagini storiche della Shoah.

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Su Yolocaust scrive:

Circa 10.000 persone visitano il Memoriale dell’Olocausto ogni giorno. Alcuni di loro scattano delle fotografie facendo le facce buffe, saltano o pattinano sulle 2.711 stele attraverso i 19.000 metri quadrati dell’enorme struttura.

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L’autore di Yolocaust ha scosso profondamente i protagonisti delle immagini, che hanno scritto al sito scusandosi, e dimostrando tutto il proprio pentimento per un gesto stupido e irriverente

Scattare un selfie ironico in un luogo che ricorda una tragedia in cui vennero uccise 6 milioni di persone è irrispettoso nei confronti non tanto dei morti, che trovarono la pace dopo aver visto l’inferno sulla terra, ma sopratutto nei confronti di coloro i quali si sentono empaticamente coinvolti con le vittime della Shoah.

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...