Hi! My name is… Slim Shady

May I have your attention, please? May I have your attention, please?…

17 ottobre 2022 – uno dei più grandi artisti di tutti i tempi spegne cinquanta candeline. E’ passato mezzo secolo dalla sua nascita; trent’anni di carriera e continua a essere una delle figure più amate di sempre. Una strada segnata da successi indiscussi, aperta da un altro artista, il Dottore con attitudine, Andre Young (Dr Dre), ex-membro degli NWA, gruppo simbolo del gangsta rap. Era il 1997, quando Dre, trovato per caso il demo di un giovane rapper bianco, decise di dare una possibilità a quel ragazzo recentemente distintosi alle Olimpiadi del Rap: Marshall Bruce Mathers III.

Sotto e in copertina, Eminem in Concerto a Monaco, 31/10/1999. Fotografia di Mika-photography condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia

Oh yeah, this is Eminem baby…

Nato nel 1972, da una, poco abbiente, famiglia di musicisti, Marshall non ha un’infanzia felice. Separatasi dal marito, la madre Debbie porta il figlio a Detroit. Il rapporto tra i due è molto burrascoso: la donna abusa di droghe e frequenta uomini violenti; il bambino vive in un ambiente ostile, malsano, in cui subisce non pochi maltrattamenti. Nemmeno la scuola si rivela un buon rifugio per il ragazzo, spesso vittima di bullismo. Un suo compagno lo manderà addirittura in coma: ne parlerà in Brain Damage. “Molto prima che mia figlia Hailie nascesse, venivo molestato da questo grosso ragazzo di nome DeAngelo Bailey che frequentava le scuole medie e che si comportava in modo odioso perché suo padre praticava la boxe”. Un testo straziante; un ragazzo incompreso, senza un luogo sicuro in cui rintanarsi, vittima di gravi violenze fisiche e psicologiche. Inizia a frequentare la futura moglie, Kimberly Anne Scott e abbandona gli studi a soli diciassette anni. Poco dopo perderà l’amato zio, Ronnie, morto suicida.

La 8 Mile road, strada vicino alla quale ha abitato Eminem – – foto scattata da Matt314 – immagine sotto licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Il giovane partecipa a piccole gare di freestyle con altri ragazzi, tra cui il grande amico Proof. Già da qualche anno si faceva chiamare M&M (Marshall Mathers), modificato poi in Eminem. Il ’96 sarà un anno importante: fonderà, insieme a Proof, i D-12 (con i rapper Bizarre, Mr. Porter , Kuniva e Swifty McVay) e pubblicherà il primo album da solista, Infinite.

L’album è un grosso insuccesso. Non si sa quante copie riuscì a vendere esattamente: pare siano state tra le settanta e le cento. Nonostante abbia preso ispirazione da uno dei più famosi rapper di sempre, Nas, le canzoni mancano di personalità. Lì c’è un fan di Nas, non Eminem. L’insuccesso fa sprofondare un Marshall spiantato ancora più nella depressione, mentre deve badare alla figlia Hailie Jade, nata l’anno prima. Vive in povertà, in un quartiere in cui abbonda la criminalità.

La vita è un grande ostacolo messo di fronte a te per rallentarti… Sono stanco della vita” (If I Had)

Slim Shady, M&M was the old initials…

Senza un soldo, con tendenze suicide e una famiglia da mantenere, dopo il licenziamento dal ristorante in cui lavorava, la rabbia e la frustrazione prendono il sopravvento sulla sua musica. Nel ’97 crea un alter-ego: Slim Shady, il suo “Mr Hyde“. Pubblica Slim Shady EP. E’ una svolta; lo stile cambia, diventa più oscuro, estremo e grottesco, ma anche autoironico. Slim sveglia Eminem, lo assoggetta, lo possiede, lo costringe a guardarsi allo specchio. Shady è una figura arrabbiata col mondo, vile e sporca, sfuggente, autolesionista, che si rifugia nell’uso di droghe per alleviare lo stress causato da una vita irta di difficoltà; un personaggio violento e dissacrante, incapace di stare al mondo.

Marshall è stanco (If I Had) e ha bisogno di Slim Shady, un tipo senza peli sulla lingua, irriverente, che non perde occasione di tirare in ballo, nelle sue rime, grandi personaggi pubblici. “Bugiardo patologico… il più sciocco, pazzo, spontaneo, pensatore impulsivo, bevitore compulsivo, tossicodipendente, metà animale, metà uomo… un demone ingabbiato”: questo è Shady. “I can’t take the pressure, I’m sick of bitches; Sick of naggin’ bosses bitchin’ while I’m washin’ dishes; In school, I never said much, too busy havin’ a head rush” (Non posso sopportare la pressione, sono stufo delle puttane; Stanco di capi fastidiosi che si lamentano mentre sto lavando i piatti; A scuola, non ho mai detto molto, troppo occupato ad avere problemi alla testa), così, invece, si descrive Marshall, in Just Don’t give a Fuck.

Eminem e l’amico Proof nel ’99 – immagine di MikaV sotto licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Da Eminem, Slim eredita l’amore incondizionato per la figlia e l’odio feroce per la compagna. “Sei tutto quello che ho in questo mondo; Non rinuncerei mai a te per niente; Nessuno in questo mondo ti terrà lontana da me; ti amo” (You’re all I got in this world; I would never give you up for nothin’; Nobody in this world is ever gonna keep you from me; I love you): queste sono le prime rime di Just the Two of Us. L’odio che la canzone manifesta per Kim è viscerale: Slim porta la figlia e la compagna alla spiaggia, peccato che Kim sia nel bagagliaio dell’auto; Hai-Hai fa domande, con la tipica curiosità dei bambini, mentre il padre cerca di non farle cogliere la macabra verità.

Hi! My name is…

Nel ’97, Eminem partecipa alle Olimpiadi del Rap, una competizione annuale che raccoglie le promesse nazionali: si aggiudica il secondo posto. Tramite uno stagista, Slim Shady EP arriva nelle mani di Jimmy Iovine, il CEO della Interscope Records. Le canzoni del giovane rapper arrivano alle orecchie di un suo ben più celebre collega: Dr Dre. L’ex NWA coglie subito il talento di questo ragazzo bianco di Detroit e gli offre un contratto. Nel ’99 esce The Slim Shady LP, un successo indiscusso: Billboard Hot 100, miglior album rap ai Grammy Awards del 2000, disco platino; uno dei 500 migliori album di tutti i tempi (secondo Rolling Stone). Opera caratterizzata da un umorismo morboso, cupo, satirico, ma con stralci di vita reale; uno stile “perverso” (Role Model); testi ricchi di misoginia. Si apre con un Public Service Announcement: “gli eventi e i suggerimenti che compaiono in questo album non sono da prendere alla leggera…”. Subito dopo parte una delle migliori canzoni di tutti i tempi: My Name Is.

Eminem in concerto a Monaco nel ’99 – immagine di Mika-photography sotto licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Il video della canzone inizia con lo stereotipo di una famiglia della bassa società americana; sono seduti sul divano; cenano e guardano la tv; l’uomo fa zapping e si imbatte nel “The Slim Shady Show”, una carrellata di bizzarrie e parodie, tra cui anche quella di Bill Clinton; con Slim Shady come folle protagonista. E’ comedy hip hop; grottesco, satirico, estremo. La madre, Debbie, farà causa, vincendo, a suo figlio per la frase: “ho appena saputo che mia madre si è fatta di droga più di me”. Saranno molte le canzoni ostili nei confronti di Debbie.

In Guilty Conscience, Slim Shady e Dr Dre si alternano, interpretando due parti della coscienza dei personaggi introdotti dall’annunciatore. Shady è la parte più oscura, quella che ti porta a commettere i gesti peggiori, l’urlatore; Dre ne é la controparte, quella riflessiva e giudiziosa. I due inscenano un conflitto interiore: uno incita Eddie a svaligiare la cassa di un negozio, Stan a stuprare una quindicenne, Grady ad assassinare brutalmente la moglie adultera; l’altro punta a far riflettere gli uomini, a non fargli compiere azioni avventate, a non fare del male. “[Slim Shady] Come cazzo fai a dire a questo tizio di non essere violento? [Dr. Dre] Perchè lui non deve prendere la stessa strada che ho preso io…”. Dre dà una bella risposta, densa, forte, positiva; sembra che la situazione possa prendere una piega migliore, quando il suo personaggio viene totalmente ribaltato. “[Dr Dre] Che sto dicendo? Spara a tutti e due Grady, dov’è il tuo fucile?”.

My tea’s gone cold…

Il successo di Slim Shady LP ha cambiato la vita di Eminem, uscito finalmente dall’odiata condizione di indigenza. Ormai è inarrestabile. Nel ’99, Marshall e Kim si sposano, nonostante l’incertezza della loro relazione e la violenza dei testi scritti da Eminem. Nel 2000 esce The Marshall Mathers LP, un altro indiscusso successo, caratterizzato da uno stile abbastanza in continuità con l’album precedente. “… un’immaginazione tanto macabra da rivaleggiare con quella di Satana”, recensirà Rolling Stone.

Testi crudi, rabbiosi, horror-core e misogini, come Kill You, incentrato sull’odio verso la madre; Kim, rivolto alla futura moglie, da cui si era momentaneamente separato, una sorta di prequel di ’97 bonny & clyde (o Just the Two of Us), “la canzone d’amore malato più straziante dai tempi di “Used to Love Her” dei Guns n’ Roses” (Rolling Stone). In Kim, Eminem interpreta sia sé stesso che la compagna, imitandone la voce; inscena una straziante violenza domestica; lei lo ha tradito (Eminem scoprì veramente la moglie baciare un altro uomo, che minaccerà puntandogli una pistola scarica) e lui, nonostante dichiari di amarla, le vomita addosso tutto il suo odio, “non puoi scappare da me Kim… Ha! Ha! Ti ho presa! Ha! Dai continua a gridare!”. La canzone si conclude con l’omicidio di Kim.

L’album contiene canzoni rappresentative. Tra queste non si può evitare di nominare una delle prove narrative più celebri di Marshall: Stan, termine entrato addirittura nell’Oxford English Dictionary, indicante il nome di un fan ossessionato. Eminem interpreta Stanley Mitchell, fan tanto ossessionato dal suo idolo da inviargli un gran numero di lettere, da interessarsi morbosamente alla sua vita privata, da vivere la sua vita in funzione di quella della celebrità, arrivando ad “amarlo”, per così dire, e a diventare proprio come il personaggio di Slim Shady nelle canzoni più oscure, di cui non mancano riferimenti intertestuali. Eminem risponde al fan, invitandolo a calmarsi, a riflettere, ma ormai è troppo tardi: nella “lettera” lo prega di non fare pazzie, di non emulare quell’uomo di cui parlano i notiziari, ma “fammi pensare, il suo nome era… eri tu dannazione!”. Il successo ha portato Eminem a diventare l’idolo di un gran numero di persone. Arrivano lettere, richieste di autografi, lo stress e le interruzioni inopportune. “… ma almeno abbiate la decenza di lasciarmi stare, quando impazzite vedendomi per strada, quando mangio o do da mangiare a mia figlia, di non venire a parlare con me, non vi conosco e non vi devo un cazzo di niente” (The Way I Am).

Eminem/Slim Shady è definitivamente emerso. Ha prepotentemente fatto irruzione nel mondo dello spettacolo, un mondo che irride splendidamente con le sue rime, con la sua satira spietata in The Real Slim Shady. “‘Cause I’m Slim Shady, yes I’m the real Shady; All you other Slim Shadys are just imitating”: un ritornello che ti entra nella testa. Lui è l’unico, il migliore, il vero Slim Shady; non c’è imitazione o moda che tengano; la fabbrica di Slim Shady non riesce a produrre cloni perfetti. Non risparmia i grandi personaggi di quegli anni: Pamela Anderson, Will Smith, Britney Spears, Christina Aguilera e Fred Durst. Una canzone che pare un show televisivo marcatamente trash, accompagnata da un video quasi fumettistico, più pop e leggera delle precedenti. Il successo è assicurato.

You better lose yourself in the music…

La mia vita sembrava che stesse diventando un circo in quel periodo, e mi sentivo come se fossi sempre osservato”, dichiarerà successivamente. L’artista non accenna a fermarsi. La sua fama cresce ancora con la pubblicazione dell’album The Eminem Show, ispirato al celebre film The Truman Show. Tiene uno stile più leggero rispetto a quello delle opere precedenti e abbraccia l’influenza del rock, come si nota specialmente in Sing For The Moment, che si riallaccia a The Real Slim Shady sul tema dell’imitazione: “Queste idee, sono incubi per i genitori bianchi; la cui peggiore paura è un bambino a cui piacciono i capelli ossigenati e gli orecchini…”.

L’album affronta molto il tema del fenomeno Eminem, della sua influenza e delle critiche inevitabilmente giunte dai suoi detrattori. Si mette a nudo in Cleanin’ Out My Closet e dedica versi e canzoni all’amata figlioletta. Ormai “non ci sono montagne che non possa scalare; non ci sono torri troppo alte, non ci sono aerei che non possa imparare a pilotare”. Without Me diventa n° 2 nella Billboard Hot 100, considerata il sequel di The Real Slim Shady.

Nel novembre del 2002, Eminem appare come protagonista del film 8 Mile, interpretando il giovane ed emergente rapper bianco B-Rabbit. E’ in questo film che appare quella che è spesso considerata la migliore canzone del rapper e una delle migliori di tutti i tempi: Lose Yourself. Oscar per la migliore canzone originale, Grammy, Billboard Hot 100 per 12 settimane consecutive, è stata scritta sullo stesso foglietto di carta apparso nel film (scena dell’autobus), nei momenti liberi dell’artista. Il testo racconta le difficoltà di B-Rabbit; è stato scritto apposta per 8 Mile, ispirato in parte alla vita dello stesso Eminem. “Guarda, se avessi un’unica chance, o una sola opportunità, di avere tutto ciò che hai sempre desiderato in un attimo, la cattureresti, o la lasceresti andare?”. La lotta del protagonista e di Eminem contro le avversità, la vita povera, disagiata, il desiderio di riscatto, di sfondare nel mondo del rap, di cambiare vita. Una battaglia continua che lo porterà alla vetta. Eminem ha tentato, ha fallito, si è rialzato e ci è riuscito. La vittoria alla battaglia del rap gli ha permesso di essere notato e di scalare le classifiche, sino a diventare uno degli artisti più apprezzati di tutti i tempi, e ancora in attività.

So here I go, is my shot; Feet, fail me not; this may be the only opportunity that I got!

“Quindi eccomi qui, è la mia occasione; Piedi non traditemi; questa potrebbe essere l’unica opportunità che ho!”


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