Musa dei Rolling Stones, icona della Swinging London, fidanzata di Mick Jagger: sembra che per ricordare Marianne Faithfull, morta il 30 gennaio a 78 anni, non si riesca a parlare di lei se non in riferimento ai quattro anni trascorsi a fianco di Mick Jagger. Quattro anni eh, mica tanti rispetto a una vita intera. Pochi la ricordano per quello che lei veramente è stata: cantante, autrice, attrice (anche di teatro), insomma un’artista con una carriera lunga oltre 50 anni. Eppure, della sua vita, rimane memorabile solo quel legame con Jagger. Un legame che a lei non deve aver lasciato dei gran bei ricordi, visto che teneva una loro foto insieme appesa in bagno, giusto di fronte al water…

La vita di Faithfull non è mai stata facile, nemmeno da bambina, anche se molti pensano il contrario: è vero che sua madre era nata in una famiglia della nobiltà austro-ungarica, imparentata con Leopold von Sacher-Masoch (l’autore dello scandaloso “Venere in pelliccia”), ma è anche vero che questa ascendenza aristocratica non ha nessuna importanza a livello economico. Quando i genitori divorziano – lei ha sei anni – Marianne rimane con la mamma, in condizioni economiche molte precarie, e poi finisce in un collegio cattolico. A nemmeno 18 anni tenta l’avventura a Londra, dove canta nei pub e intanto frequenta le leggendarie feste di quell’epoca. Conosce John Dunbar, con cui frequenta personaggi come Allen Ginsberg  e Gregory Corso, e poi conosce i Rolling Stones. Nel 1965 nasce il figlio Nicholas, e subito dopo Marianne lascia il marito per vivere con Mick Jagger, che nel frattempo ha scritto per lei (insieme a Keith Richard) una canzone che la rende famosa: “As Tears go by”. Faithfull, all’epoca, racconta quella storia in modo decisamente poco romantico: “la mia prima mossa fu quella di prendere un Rolling Stone come fidanzato. Andai a letto con tre e decisi che il cantante solista era la scelta migliore”. Forse col tempo si rende conto che, magari, non è la scelta migliore. Perché la relazione tra loro due è burrascosa, piena di eccessi, e alla fin fine, devastante. Diciamo eccessi, che vuol dire abuso di sostanze stupefacenti, come cocaina ed eroina. In sostanza, Marianne è tossicodipendente, e così perde la custodia del figlio. Nel 1970 la sua vita si frantuma: la relazione con Jagger è finita, e lei, nonostante abbia altre storie, decide di vivere per strada, a Soho. Una scelta che ha a che fare, certo, con la tossicodipendenza, ma anche con una sorta di “romanticismo” (così lo definisce lei) derivato dalle letture di autori della Beat generation. Molti anni dopo, in un’intervista, ammetterà: “Ho esagerato con il romanticismo. Quando sei giovane non ti importa, ti senti immortale. Ho capito solo molto più tardi quanto fossi fortunata. Avrei potuto diventare un vegetale.” Dopo un tentato suicidio, disintossicazioni fallite e un paio di dischi pubblicati, Marianne torna al successo nel 1979. Ma non è più la Marianne Faithfull di prima, dalla voce melodica. Nell’album del ritorno, Broken English, la sua voce è roca e profonda, profonda, forse, come l’abisso in cui era sprofondata. Non che ne fosse fuori del tutto, non lo sarà fino al 1985. Ma nonostante questo, Faithfull non è una sopravvissuta, è una donna che ha scelto di tornare a vivere e, per fortuna, ce l’ha fatta. 

Immagine di copertina pubblicata con licenza CC0

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.

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