La conquista della persona amata, si sa, non è impresa facile! L’ arte della seduzione e del “rimorchio” ha affascinato l’umanità per secoli e rappresenta un tema che si intreccia profondamente con la cultura, la società e le dinamiche di potere di ogni epoca. Chi pensa che la letteratura latina sia “roba passata e antiquata”, forse non ha mai sentito parlare di quella mente geniale e anti convenzionale di Ovidio. O forse, se ne ha sentito parlare, lo ricorda dai noiosi studi liceali come “quello delle Metamorfosi”, capolavoro indiscusso, ma non proprio di facile e immediata comprensione. In realtà in Ovidio c’è molto altro e, chissà, qualcuno, ancora oggi, potrebbe addirittura trovarvi qualche spunto utile…
Nell’antica Roma, dove il corteggiamento e le interazioni amorose venivano trattate con un misto di astuzia, gioco di potere e strategia, uno degli autori più noti per aver trattato in modo esplicito il tema della seduzione fu proprio il poeta Ovidio, la cui opera “Ars Amatoria” offre una guida dettagliata su come conquistare l’amato o l’amata, utilizzando una serie di tecniche affascinanti e sofisticate attraverso cui il lettore poteva trasformarsi in un perfetto dongiovanni. A questo proposito, è interessante la scelta del termine “ars” che indica non una sapienza innata, ma qualcosa che è possibile apprendere attraverso un attento studio e un rigoroso esercizio: un po’ come dire che seduttori non si nasce, ma si diventa!
Sebbene il contesto sociale e culturale fosse decisamente diverso, alcune dinamiche relazionali, legate alla seduzione e alle tattiche di corteggiamento, sembrano rimanere universali e continuano a trovare paralleli nel mondo moderno.
L’approccio di Ovidio, che mescola ironia, cinismo e saggezza pratica, offre uno spunto interessante per riflettere su come l’arte della seduzione fosse intesa nell’età augustea, un periodo che vedeva una forte tensione tra moralismo e pratiche di socializzazione più libere. Già negli “Amores” l’autore aveva iniziato a smontare l’elegia amorosa della Roma augustea: l’ “Odi et amo” di Catullo, i meravigliosi versi tormentati dai dolori e dalle delusioni amorose delle elegie scompaiono, il “foedus” caro a Catullo perde valore, perché Ovidio dice che l’amore non è altro che un “lusus”, un piacevole gioco senza impegno sentimentale, è puro piacere legato al desiderio sessuale. D’altronde lui stesso affermava “cento sono i motivi per cui sono sempre innamorato” (“Amores” II, 4, 10). L’amore, in realtà, coincide non con il possesso dell’amante, ma con il desiderio. Pertanto il vero amore risiede nell’attesa, che si concretizza in una caccia fra amanti, in cui l’uomo è il predatore e la donna la preda, che fugge, ma per finta, perché in realtà non aspetta altro che essere presa. In una prospettiva del genere l’apice del piacere e del desiderio coincide con l’adulterio, perché la consapevolezza di fare qualcosa di non lecito scalda la situazione. Non a caso, proprio nell’elegia 19 del secondo libro degli “Amores”, Ovidio dice:
«Quod licet, ingratum est; quod non licet, acrius urit».
«Non piace ciò che è lecito; più ardentemente brucia il proibito».
Nell’ “Ars Amatoria” Ovidio si propone di insegnare l’arte della seduzione, considerando l’amore come un gioco che può essere vinto solo grazie alla destrezza e alla conoscenza delle sue regole. L’intento è chiaro sin dai primi versi: “Se qualcuno tra i miei concittadini non conosce l’arte di amare / legga questi miei versi, e solo allora potrà amare da intenditore” (“Ars amatoria”, I, 1-2). Dei tre libri di cui si compone l’opera, il primo, indirizzato agli uomini, contiene insegnamenti sulle tecniche che gli aspiranti seduttori devono seguire per conquistare l’animo femminile: primo obiettivo è trovare l’oggetto del proprio amore, con l’indicazione dei luoghi più propizi (le piazze, i portici di Roma, il Foro o il teatro). Lo sforzo successivo è conquistare la donna prescelta attraverso messaggi fatti recapitare dall’ancella con parole idonee, lodi e complimenti, facendo ricorso anche alla finzione con false promesse e all’arte dell’inganno: “Fallite fallentes”, “Ingannate chi vi inganna” raccomanda il poeta agli uomini, ma anche alle donne dà simili consigli. Le tecniche per rendere duratura la conquista sono poi l’oggetto del secondo libro, sempre indirizzato agli uomini, mentre nel terzo Ovidio si rivolge alle donne, spiegando loro come farsi amare e conservare l’amore degli amanti, dando numerosi consigli sull’acconciatura, la cosmesi, la moda, la cultura, la danza. Anche le donne devono saper tollerare qualche tradimento e chiudere gli occhi, e, a loro volta, mantenere nascoste le infedeltà e suscitare la gelosia dell’amato. Il poeta ci tiene a essere ricordato come maestro delle giovani amanti tanto che, nel distico finale, sottolinea la sua funzione: “Le donne, mie seguaci, scrivano sulle spoglie: Fu Ovidio il mio maestro”.
Sebbene molti siano i secoli che ci separano dal poeta, alcune delle sue intuizioni possono sembrare sorprendenti nella loro modernità.
- Il Potere della Parola: nell’ “Ars Amatoria”, Ovidio metteva in evidenza come la parola fosse uno degli strumenti più potenti nella seduzione. L’uso della poesia, dei complimenti e delle lusinghe era un modo raffinato per attirare l’attenzione dell’altro sesso. La capacità di esprimere emozioni e di dimostrare intelligenza attraverso il linguaggio era vista come un segno di classe e raffinatezza.
- Cercare un contatto: è importante cercare un contatto fisico con la persona amata, ma senza mancarle mai di rispetto. È sufficiente sederle vicino (il Circo o il teatro sono i luoghi ideali), cercare di attaccare discorso con un pretesto banale, farle aria con il ventaglio se fa caldo…
- Farsi amica l’amica della donna amata: la complicità di un’ancella poteva rivelarsi preziosa per mandare delle lettere alla donna amata, incontrarla furtivamente, spiare i suoi movimenti. Ovidio, però, raccomanda cautela: infatti una donna che si sente rifiutata per un’altra può diventare pericolosa.
- L’Aspetto estetico: come in molte culture, anche nell’antica Roma l’aspetto fisico rivestiva una grande importanza. Ovidio raccomandava di curare il proprio aspetto, di essere attenti alla propria igiene e di vestirsi con eleganza per attirare l’attenzione di una persona di interesse. La bellezza esteriore, anche se non l’unico fattore, era ancora una chiave fondamentale nella seduzione. “Ah, stavo proprio per dirvi che nelle ascelle l’aspro odore del capro non alligni e non siano le gambe irte di duri peli! […] E devo anche avvertirvi che l’incuria non vi annerisca i denti e che il viso sia lavato ogni mattina con l’acqua appena attinta?” (“Ars Amatoria” III, 294-304).
- Il vino aiuta: una leggera ebbrezza può aiutare a rompere il ghiaccio, ma senza esagerare! Bisogna evitare ad ogni costo l’ubriachezza completa per non fare brutte figure. Quest’ultima, inoltre, combinata con la penombra della sera, può far risultare desiderabile anche una donna brutta con il rischio di avere una sorpresa sgradevole l’indomani. Insomma, se non si regge l’alcol, per concedersi qualche licenza in più è meglio fingersi brilli.
- La reciprocità: per Ovidio è fondamentale e si deve manifestare soprattutto nel piacere che gli amanti si scambiano e si danno, nell’orgasmo che deve essere tanto maschile che femminile. “Ad metam properate simul; tum plena voluptas, / cum pariter victi femina virque iacent”, “Cercate di raggiungere insieme la meta: c’è stato pieno godimento quando il maschio e la femmina si ritrovano distesi ed entrambi sopraffatti” (II, 727-728).
- Il Gioco di Potere e Status Sociale: nell’antica Roma, la seduzione era spesso legata al potere e allo status sociale. I nobili e i ricchi avevano maggiori possibilità di sedurre grazie alla loro posizione sociale e ai regali costosi che potevano offrire. L’amore e il desiderio si mescolavano con la politica e le alleanze strategiche, dove le seduzioni non erano sempre mosse da sentimenti puri, ma sovente da interessi pratici.
- Strategie e Astuzie: Ovidio dava anche consigli su come agire con astuzia. Suggeriva, per esempio, di non essere troppo ovvi nel corteggiare qualcuno, ma di creare un po’ di distanza per stimolare il desiderio e l’interesse. Un approccio sottile che, oggi, potrebbe essere paragonato alla cosiddetta “arte del gioco” nel flirtare.
- Mai forzare la donna: all’epoca era piuttosto comune che una donna fosse obbligata ad avere rapporti non consensuali, oggi questo sarebbe un reato. A maggior ragione è apprezzabile il consiglio di Ovidio: tutto ciò che un uomo vuole può essere ottenuto con le lusinghe, i complimenti, i baci rubati senza far male. E se l’amata non ha intenzione di cedere, è inutile insistere fino allo sfinimento: meglio cercare una donna più disponibile.
Se Ovidio descriveva un mondo in cui l’interazione romantica avveniva principalmente attraverso contatti diretti e nei luoghi pubblici, oggi, con l’avvento dei social media e delle piattaforme di incontri, l’arte del corteggiamento si è evoluta. Le tecniche moderne di seduzione, come quelle che si ritrovano nelle app di dating o nelle interazioni sui social network, si basano su un gioco di “like”, “match” e “chat”. La comunicazione visiva è oggi fondamentale, con foto e video che mostrano l’aspetto fisico come primo strumento di attrazione, mentre il linguaggio verbale viene ridotto, spesso, a brevi messaggi o emoticon. Tuttavia, nonostante le nuove tecnologie, alcuni principi rimangono invariati ed è possibile ravvisare una sorprendente continuità tra le tecniche di seduzione osservate da Ovidio e quelle praticate oggi. La seduzione rimane, in entrambi i casi, una forma di gioco sociale, un mix di psicologia, attrazione fisica e intelligenza comunicativa. Sebbene la società contemporanea sembri meno rigida di quella romana, il desiderio di connessione, l’importanza della comunicazione e l’uso di strategia nel corteggiamento restano aspetti universali e intrinseci alla natura umana. Il poeta latino ci insegna che la seduzione non è semplicemente una questione di attrazione fisica, ma un gioco mentale e psicologico, che coinvolge empatia, comunicazione, osservazione e il rispetto reciproco dei desideri e dei limiti dell’altro. Le tecniche di seduzione e di “rimorchio”, pur evolvendosi nel corso dei secoli, non hanno perso la loro essenza, e Ovidio ci mostra come siano sempre state e, in fondo, sempre rimarranno un’espressione del desiderio umano di connessione, comunicazione e relazione con l’altro. La seduzione, insomma, rimane un’arte, ma la sua pratica, oggi più che mai, è un equilibrio tra tradizione e innovazione.


