Gli Zippo sono accendini diventati popolari durante la Seconda Guerra Mondiale e trasformati in gadget personalizzati durante la guerra del Vietnam. Venivano incisi durante le pause di riposo nei villaggi o nelle città vietnamite dai militari, e mostrano tutto lo sconforto degli statunitensi inviati al conflitto. Fra i messaggi più popolari si legge una versione modificata del Salmo di Davide:

Yea though I walk through the valley of the shadow of death I will fear no evil for I am the evilest son of a b**** in the jungle – Anche se cammino attraverso la valle dell’ombra della morte non temerò alcun male perché sono il più cattivo figlio di p****** della Giungla

Un’altra frase diceva: “We the unwilling led by the unqualified to kill the unfortunate die for the ungrateful – Noi i riluttanti guidati dai non qualificati ad uccidere gli sfortunati moriremo per gli ingrati“, che tradisce l’avversione alla guerra della maggioranza dei soldati coinvolti nel conflitto. Nel 2012 una collezione di 282 accendini finì all’asta per la cifra di 35.250 dollari, composta tutta da pezzi provenienti dal conflitto in Asia.

La collezione era di proprietà di Bradford Edwards, composta per la redazione del libro: Vietnam Zippos: American Soldiers ‘Engravings and Stories 1965-1973, un volume che racconta la storia degli accendini in quei tristi anni di guerra.

Le frasi, i disegni e i simboli riportati sugli Zippo non sono esplicativi come le lettere o i diari dei soldati, ma danno un buon metro dei sentimenti che i soldati potevano provare in quell’inferno in terra. La maggior parte degli uomini protagonisti del conflitto aveva lasciato moltissimo a casa propria, e al ritorno non sarebbero mai stati più gli stessi.

Fra le personalizzazioni più interessanti si può notare certamente la copertina del libro di Edwards, con il simbolo della pace e la scritta:

Why (simbolo della Pace = Peace) Me? – Con evidente richiamo a una lettura volgare (why piss me, ovvero: perché mi rompi le palle?)

Ordinati cronologicamente, i messaggi degli accendini evidenziano uno stato d’animo mutevole tra i combattenti.

Le personalizzazioni cambiarono in modo significativo durante il conflitto, che durò ben 20 anni fra il 1955 e il 1975, e raccontano l’evolversi di quelle tristi pagine di storia. Se all’inizio gli Zippo avevano frasi tipo “Death from Above – Morte dell’Alto“, ripresa dal latino “Mors ab alto”, della famosa 7F Bombardment Wing dell’USAF, col passare del tempo si evolsero in frasi e simboli di pace.

I primi Zippo appartenevano a militari in carriera, spesso reduci della Seconda Guerra Mondiale, per i quali la guerra era una condizione di vita permanente. Fra gli anni ’60 e gli anni ’70 invece i messaggi divennero traditori della riluttanza ad andare in guerra, con i soldati consci dell’insensatezza del conflitto e della morte e distruzione che arrecavano alle innocenti popolazioni coinvolte.

Fra i messaggi di pace della fine del conflitto si riscontrano, naturalmente, diverse eccezioni. Fra i più interessanti “Uno non è mai vissuto finché non è quasi morto…la vita ha un sapore che i protetti non conosceranno mai“, oppure “Quando morirò seppelliscimi a faccia in giù così il mondo potrà baciarmi il c***“.

Altri messaggi non erano né pacifisti né traditori di sentimenti ostili, ma semplicemente a sfondo sessuale: “Ragazza se vuoi s****** sorridi quando restituisci questo accendino“.

Alcuni invece erano tristemente rivolti agli affetti di casa: “Alla mamma da un paracadutista solitario Tony“, oppure “Chi potrà accendere (sic) questo (l’accendino) vedrà che non c’è altra ragazza per me tranne una e il suo bel nome è Beverly Dennington. La amo molto molto“. Frasi, semplici, di adolescenti mandati a fare la guerra da adulti che li sacrificarono per tornaconti economici.

Tutte le fotografie sono concesse da Cowan’s Auctions.

Puoi surfare più tardi:

Vietnam 1968 – 1971:

8 Accendini insieme:

Categorie: Storia

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...