In quasi tutto l’occidente, la stragrande maggioranza delle persone si affida alle cure dei medici per prevenire e curare le malattie, e molto spesso vengono stipulate assicurazioni di vario genere per mettersi al riparo da eventuali circostanze sfortunate che possono sopravvenire nel corso della vita. Nella parte orientale dell’isola di Giava, in Indonesia, alcune comunità adottano un altro sistema:

Gettare i propri averi nella bocca di un vulcano attivo

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Sotto, il Vulcano Bromo:

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Nel mese di giugno i Tenggerese, una minoranza etnica isolata, prevalentemente di fede indù, celebra la festa di Yadnya Kasada, che dura circa un mese. Il 14° giorno, tutti gli abitanti dei villaggi si recano sulla sommità del Monte Bromo, un vulcano ancora attivo, per lanciare i loro averi nella bocca del vulcano: una sorta di sacrificio alle divinità Huang Widi Wasa e Mahadeva, per ottenere la loro benedizione.

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Una folla di persone pronta a gettare i propri averi nel vulcano:

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La festa ha un’origine antica e anche un po’ cruenta, ispirata da avvenimenti del 15° secolo, durante l’impero Majapahit Unito. Leggenda narra di una principessa, Roro Anteg, che sposò il giovane bramino Jaka Seger. Costretta a fuggire per il rapido sgretolarsi del regno, la coppia si stabilì, insieme ai suoi seguaci, sui monti Tengger, dove governò congiuntamente, facendosi molto amare dalla popolazione.

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Roro e Jaka erano però molto infelici, perché non avevano figli. Spinti dalla disperazione, decisero di salire sul Monte Bromo, per pregare e chiedere aiuto. Il dio della montagna, commosso dalla fede della coppia, decise di esaudire il loro desiderio, concedendo loro di avere molti molti figli, ma ad una condizione, quella di sacrificare l’ultimo, gettandolo nel cratere del vulcano.

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Alcune persone raccolgono gli oggetti ai lati del cratere:

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Dopo aver partorito venticinque figli per Roro arrivò il momento di onorare il pegno nei confronti della divinità. I riluttanti genitori si videro costretti a mantenere la promessa, per non suscitare l’ira del dio della montagna, che avrebbe altrimenti provocato una grave catastrofe.

Il 25° figlio, Kesuma, fu quindi gettato nel cratere del vulcano

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Secondo la credenza, da allora i popoli Tengger iniziarono a celebrare questa festa, tradizione arrivata fino ai giorni nostri.

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Alcune persone gettano degli oggetti nel cratere:

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Molti Tenggerese però, invece di lanciare i loro averi, preferiscono entrare nel vulcano, per cercare di raccogliere ciò che viene gettato dall’alto.

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Una cerimonia propiziatoria prima del rito:

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Ogni anno si celebra una cerimonia al tempio indù di Pura Luhur Poten, dove vengono portate delle offerte da tutti i fedeli. I Tenggerese sono prevalentemente agricoltori e pastori nomadi, quindi offrono prodotti della terra o bestiame.

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Un pastore in preghiera:

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I fedeli pregano sull’orlo del cratere, prima di gettare le loro offerte , mentre chi si avventura all’interno del vulcano usa delle maschere per proteggersi dai vapori di zolfo e altri gas.

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Alcune persone in preghiera:

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La raccolta di quanto viene lanciato nel vulcano non è motivata dal valore economico delle offerte, ma dalla credenza che tutto ciò che si raccoglie porti fortuna nel corso dell’anno.

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Alcune persone attendono il lancio degli oggetti per tentare di raccoglierli:

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Sul limitare del cratere si prega e si gettano degli oggetti, mentre alcune persone pregano perché gli vengano consegnati:

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Tutte le fotografie sono di pubblico dominio.

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Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.