15 Agosto 1969. Gli Stati Uniti stanno affrontando una delle fasi più delicate della guerra del Vietnam, quando ancora il conflitto miete grandi numeri di vittime e la caduta di Saigon è molto di là a venire, nel 1975. Quel 15 Agosto un numero enorme di ragazzi affolla le colline del terreno di Max Yasgur, un piccolo proprietario terriero dello stato di New York, e diviene protagonista del festival musicale più famoso della storia.

Dalle 17:07 del 15 Agosto, che era un Venerdì, fino alla mattina di lunedì 18 luglio 1969 salgono sul palco alcuni degli artisti più famosi dell’epoca, osservati da un pubblico di circa 400/500.000 persone. Di quel festival, che la stampa inizialmente vuole etichettare come un gruppo “disorganizzato e pericoloso di manifestanti”, rimane oggi l’esempio di un enorme gruppo di persone che ha convissuto nello stesso luogo in pace e armonia per oltre 3 giorni.

Richie Havens apre le danze:

L’organizzazione

Gli organizzatori studiano il concerto a tavolino, partendo da un annuncio su un giornale.

Uomini giovani con capitale illimitato cercano interessanti opportunità, legali, di investimento e proposte d’affari

L’annuncio viene pubblicato da John P. Roberts e Joel Rosenman, già proprietari di uno studio di registrazione a New York, cui viene proposto, da Michael Lang e Artie Kornfeld, di aprirne un secondo nei dintorni di Woodstock, un tranquillo paesino della campagna dello stato di New York nel quale un artista famosissimo, Bob Dylan, ha già comprato casa.

I due imprenditori non si fanno convincere per lo studio in un’atmosfera bucolica, ma sono interessati a un festival musicale nella cittadina con artisti del calibro e dello stile di Bob Dylan. Lang e Kornfeld accettano di buon grado, e nel Gennaio 1969 viene creata la Woodstock Ventures.

I quattro non potrebbero essere più diversi: mentre Roberts e Rosenaman sono imprenditori scafati, con uno spiccato senso pratico e degli affari, Lang e Kornfeld sono due giovani con un poco organizzato spirito hippie ma con i giusti contatti nel panorama musicale statunitense. Nonostante le sostanziali differenze e difficoltà, il gruppo va avanti sino alla chiusura del contratto con i Creedence Clearwater Revival, che ad Aprile firmano per 10.000 dollari (circa 70 mila euro odierni).

Dopo la notizia dell’adesione dei Creedence la strada è in discesa, e la Woodstock Ventures scrittura artisti del calibro di Joan Baez, Santana, i Jefferson Airplanes ma soprattutto gli The Who e, fra gli altri, Jimi Hendrix.

Nel mentre i quattro cercano dei luoghi adatti per ospitare un pubblico che, si aspettano, non superi le 50.000 persone. Inizialmente trovano posto al Mills Industrial Park, a Orange County, ma la paura della popolazione locale fa decretare il divieto di aggregazioni di assemblee pubbliche con una partecipazione superiore alle 5.000 persone.

Lang e Kornfeld non riescono a trovare soluzioni alternative, ma i più decisi Roberts e Rosenaman chiudono un contratto con l’agricoltore Max Yasgur, probabilmente convinto dal figlio Sam, che gli affitta 2,4 chilometri quadrati di terreno per 75.000 dollari. La sua proprietà si trova a Bethel, un comune dello stato di New York a 60 miglia (circa 95 chilometri) di distanza da Woodstock e a circa 100 miglia da New York.

I Biglietti

L’organizzazione del festival è una pura operazione a scopo di lucro, nonostante spesso l’immagine che sia trapelata è quella del festival di amore e musica gratuito. I primi biglietti per la tre giorni di musica vengono venduti a 18 dollari (paragonabili a circa 120 odierni), mentre ai cancelli la richiesta è di 24 dollari per la tre giorni completa. Nonostante la vendita sia limitata ai negozi di musica di New York e alla corrispondenza, nel periodo precedente al festival vengono staccate ben 186.000 prevendite, che portano l’incasso a cancelli ancora chiusi a 3 milioni e 400 mila dollari circa (pari a circa 22 milioni di dollari odierni, dollaro più dollaro meno).

 
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A prevendite concluse gli organizzatori si aspettano un’affluenza di circa 200.000 persone, ma dopo che ai cancelli si presentano altre centinaia di migliaia di persone il festival diviene gratuito (da cui il motivo dell’impossibilità di risalire al numero preciso di partecipanti).

I concerti

Le “Danze” del venerdì vengono aperte da Richie Havens, che viene seguito da un intervento di Satchidananda Saraswati, maestro spirituale, che fa un discorso benaugurante per il festival. Dopo di loro la musica prosegue sino alle 2 di notte, quando sul palco sale, per ultima e incinta di sei mesi, Joan Baez. Il sabato suonano per primi i Quill, poi tutti i gruppi principali, fra cui Janis Joplin, i Grateful Dead, i Creedence, gli Who e i Jefferson Airplane, che chiudono la sessione alle 9:40 del mattino della domenica. Qualche ora più tardi si riparte con Joe Cocker, e poi proseguono altri artisti sino al lunedì mattina, quando si esibisce per ultimo Jimi Hendrix.

Sotto, Satchidananda Saraswati e il suo discorso ai giovani di Woodstock:

Gli artisti suonano a orari assolutamente inusuali per un concerto rock. Il gruppo più famoso del festival, i The Who, iniziano alle 4:00 della domenica mattina, i Jefferson Airplane, che li seguono, alle 08:00 di mattina circa, mentre Jimi Hendrix, che aveva voluto a tutti i costi chiudere il festival, inizia a suonare alle 09:00 di mattina di lunedì 18 Agosto, quando già più della metà del pubblico aveva lasciato il festival per tornare a lavoro.

Il Pubblico

Nonostante la grandezza degli artisti coinvolti, la vera star del concerto è il pubblico, una folla immensa che riesce a convivere pacificamente malgrado l’assoluta inadeguatezza degli impianti (i bagni erano pensati per la metà dei partecipanti, neanche 200.000 persone), e la presenza costante di sostanze stupefacenti, su tutte cannabis ed LSD.

Durante la tre giorni di musica non si registrano risse o problemi di ordine pubblico, ma la conta dei morti, curiosamente, ammonta infine a due persone:

Un ragazzo morto di overdose e uno schiacciato da un trattore in un campo vicino

Al primo giorno del concerto è presente, curiosamente, soltanto un giornalista, Barnard Collier del New York Times, che viene spinto a sottolineare gli enormi disagi creati dai giovani appassionati di rock. Collier racconta sinceramente quella tre giorni, testimoniando di come 400.000/500.000 persone non organizzate riuscirono a convivere pacificamente, sentendosi coinvolti in un evento che sembra chiaro da subito che avrebbe fatto epoca.

Cosa rimane di Woodstock

Quando Jimi Hendrix posa la chitarra, alle 11:10 di lunedì mattina, conclude il più celebre concerto della storia. Di quella tre giorni rimangono le splendide immagini e il desiderio di unione da parte di una comunità di ragazzi, che sfidano i pregiudizi dell’America borghese e si incontrano senza risse o catastrofi sociali in un campo dello stato di New York.

La musica, la cultura hippie, le sostanze stupefacenti e tantissimo amore rimarranno per sempre legati alla parola “Woodstock”, simbolo e sinonimo di queste componenti messe insieme

L’esibizione che chiude Woodstock, The Star Spangled Banner American Anthem:

Le repliche

Il festival musicale di Woodstock fu prima di tutto un grosso affare, che rese milionaria la Woodstock Ventures. Dopo il primo eccellente tentativo furono tentate altre due repliche. La prima fu nel 1994, sempre a Bethel, che ebbe un enorme successo di pubblico:

I partecipanti stimati furono 550.000, ancora di più della prima, storica edizione

A questa edizione partecipò anche un artista italiano, Zucchero.

Dopo il successo del ’94 si volle replicare nel 1999, anche questa volta con un significativo successo di pubblico, circa 400.000 presenze.

Quest’ultima edizione, che si svolse a Rome e non più a Bethel, fu caratterizzata dalla violenza, da aggressioni sessuali, accuse di stupro, saccheggi e incendi, che posero la parola “fine” ai concerti a marchio Woodstock. Dello spirito iniziale di pace, musica e amore non era rimasto (quasi) più nulla, ma soltanto una grossa massa di persone disorganizzata e a tratti facinorosa, che causò, questa volta per davvero, un disastro sociale di grosse proporzioni.

Come noto era in programma un “Woodstock 50” quest’anno, festival che, proprio all’ultimo, è saltato a causa di problemi organizzativi.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...