Parlando di “Genio” verrebbe la tentazione di citare, almeno per coloro i quali apprezzino il troppo bistrattato cinema pop italiano, la famosa definizione data nel film “Amici Miei”, di Mario Monicelli, in occasione di una delle più clamorose burle che viene mostrata nella pellicola:

Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione

Nonostante la vena goliardica del momento in cui la frase è pronunciata, essa racchiude bene la sintesi del concetto di genialità, ovvero un’articolata somma di capacità che non annoverano soltanto la “pura” intelligenza logica, ma combinata a numerose altre qualità che, insieme, concorrono a definire il genio.

Intelligenza: La capacità generale di adattare il proprio pensiero e condotta di fronte a condizioni e situazioni nuove – William L. Stern

E quando riflettiamo sui “geni” difficilmente si può pensare a persone soltanto con una specifica capacità di soluzione ai problemi logici, ma il calcolo del Q.I., il quoziente intellettivo, riesce a intercettare quasi esclusivamente questo tipo di capacità.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Naturalmente una buona capacità di affrontare i problemi logici è fondamentale per adattarsi ad un ambiente complesso, ma questa non è l’unica che possa tenersi in considerazione.

Questa lunga premessa è fondamentale per spiegare la vicenda di William James Sidis, l’uomo che, da quando esiste il test del Q.I. (dal 1905 circa), ha fatto registrare il risultato più alto in assoluto:

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Per fare qualche paragone, Albert Einstein registrò un punteggio di 160, come Stephen Hawking, e il punteggio per entrare a far parte del Mensa, l’organizzazione che raggruppa tutte le persone che fanno parte del 2% più intelligente della popolazione mondiale, è di 148 punti.

William Sidis è completamente fuori scala

La sua vita, come in realtà numerose di quelle di bambini prodigio, si può definire in parte drammatica, e dimostra come un elevato livello di Q.I. non sia sinonimo di felicità e realizzazione personale e professionale.

Nato il 1° Aprile del 1898 a New York da una famiglia ucraina di fede ebraica, i genitori lo educarono da subito con l’idea di farlo diventare un bambino prodigio. Entrambi laureati, il padre professore di Harvard, gli insegnarono da subito a leggere e scrivere, e a 18 mesi William era già in grado di leggere il New York Times. A 8 anni aveva imparato diverse lingue da autodidatta e ne inventò una di sana pianta dal nome “Venvergood”, che fu al centro del suo secondo libro, pubblicato proprio a otto anni.

La lingua era un mix fra greco e latino e anche altre lingue romanze. Di seguito alcune frasi con le traduzioni in Venvergood:

  • Do I love the young man? = Amevo (-)ne the neania?
  • The bowman obscures. = The toxoteis obscurit.
  • I am learning Vendergood. = (Euni) disceuo Vendergood.
  • What do you learn? (sing.). = Quen diseois-nar?
  • I obscure ten farmers. = Obscureuo ecem agrieolai.

Dopo aver fatto richiesta per entrare ad Harvard a 9 anni, a 11 anni il ragazzo venne ammesso all’interno di un programma pensato per geni precoci, e da allora rappresenta il più giovane allievo mai educato alla prestigiosa università statunitense.

Nel 1910 si fece già notare per riuscire a svolgere una lezione sulla quarta dimensione dei solidi, e di lui ci si aspettava al più presto una laurea in matematica, seguita immediatamente da una cattedra alla stessa università.

Le cose iniziarono ad andare diversamente, e William Sidis si laureò, a 16 anni, in Arte

Il professore di fisica del MIT Daniel F. Comstock lo elogiò in questo modo: “Karl Friedrich Gauss è l’unico esempio nella storia, di tutti i prodigi a cui Sidis assomiglia. Prevedo che il giovane Sidis sarà un grande matematico e astronomo. Svilupperà nuove teorie e inventerà nuovi modi di calcolare i fenomeni astronomici. Credo che sarà un grande matematico, il leader di questa scienza in futuro“.

Il ragazzo, ormai in orbita universitaria da circa 5 anni e sotto i riflettori come uno degli studenti più promettenti degli States, dichiarò alla stampa di volersi ritirare a vita privata, lontano dall’esposizione dell’ambiente universitario.

Il padre di William:

Nel 1915 finì vittima delle minacce di alcuni bulli universitari, e i suoi genitori riuscirono a fargli ottenere un dottorato di studi presso la William Marsh Rice University. Ma anche qui le cose iniziarono ad andare subito male, con le sue lezioni di geometria e matematica che erano l’occasione per lo scherno degli studenti più grandi di lui. Sidis decise quindi di abbandonare la Rice e tornò ad Harvard, un trasferimento che fu seguito con un enorme risalto mediatico.

Nel 1915 William aveva 17 anni, era già stato professore, dottorando e autore di numerose pubblicazioni e, nel 1916, a 18 anni, si iscrisse alla facoltà di legge di Harvard. Ma le cose, continuarono ad andare male. William Sidis abbandonò gli studi nel marzo del 1919, all’ultimo anno.

Pochissimo tempo dopo finì nuovamente sui giornali, questa volta non per le sue capacità ma per il suo arresto:

William Sidis era considerato un facinoroso che fomentava i lavoratori contro il capitalismo statunitense

Dichiaratamente di simpatie socialiste, William fu condannato a 18 mesi di carcere, ma gli influenti genitori gli evitarono l’incarcerazione e lo trattennero per un anno all’interno del loro “sanatorio”, dove curavano pazienti con disturbi mentali.

L’esperienza fu devastante

Nel 1921, all’età di 23 anni, William Sidis non voleva più saperne dei genitori, delle università e di molti altri aspetti della vita pubblica che ormai aborriva.

Il giovane ragazzo decise quindi di sparire dalla circolazione, a suo modo, iniziando a svolgere lavori umili (in fabbrica) e vivendo a New York per i successivi 23 anni. La stampa non lasciò mai in pace l’ex bambino prodigio d’America, tentando di farlo apparire come un derelitto senza alcuno scopo né cerchia sociale.

Nonostante la vita normale di William non fosse quella per cui era divenuto celebre a 10 anni, questa non fu priva di soddisfazioni, e il ragazzo continuò a pubblicare riguardo le proprie passioni (ad esempio quella per i Tram) e a fare lezioni culturali a piccole cerchie di amici. Durante questo periodo riuscì a legarsi anche a una ragazza, Martha Foley, dopo che durante l’adolescenza aveva dichiarato che avrebbe condotto una vita completamente priva della compagnia femminile.

William Sidis morì nel 1944 a New York, in totale solitudine, per una emorragia cerebrale, la stessa patologia che aveva condotto il padre alla morte 23 anni prima.

Di lui, dell’uomo con il più alto Q.I. mai registrato nella storia, ci rimangono alcune pubblicazioni di relativa importanza, altre legate alla storia americana (fu un sostenitore dei diritti dei nativi e della revisione storica riguardo la colonizzazione), un libro sulla classificazione dei tram e poco altro.

Quel che ci è rimasto di più importante di William Sidis è la sua storia di ambizione genitoriale, di sfruttamento mediatico e di tante attese caricate sulle esili spalle di un bambino troppo piccolo, che divenne inevitabilmente un adulto infelice che non riuscì a esprime il proprio potenziale. L’intelligenza di William passò in secondo piano rispetto a tutti gli errori della sua educazione, e non lo lasciò mai libero di essere un uomo come tutti gli altri.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...