Coupang in Timor. 19 Agosto 1789. Mia carissima Betsy, mi trovo ora in una parte del globo che mai mi sarei aspettato, ma è comunque un posto che mi ha dato sollievo e salvato la vita, e ho il piacere di assicurarti che ora sono in perfetta salute”.

Dopo un travagliato viaggio di 47 giorni, il tenente di vascello William Bligh era arrivato a Timor, isola dell’Arcipelago malese, sede di una colonia olandese. Era il 14 giugno del 1789 e dopo poco più di due mesi aveva finalmente trovato occasione di scrivere una lettera a sua moglie, Elizabeth Betham, figlia di un esattore doganale di Man, per raccontarle le traversie fino ad allora affrontate, in seguito all’ammutinamento che lo renderà una delle più celebri figure della storia della navigazione.

Ritratto del contrammiraglio William Bligh di Alexander Huey, 1814:

Divenuto famoso come un tirannico capitano, dietro questa figura crudele e insensibile si celava un marito e un padre apparentemente amorevole, impaziente di scrivere una lettera alla sua dolce metà e ai suoi “angeli” ancora giovanissimi, rimasti a lungo senza sue notizie; oltre a un uomo orgoglioso e pieno di sé per aver superato straordinarie disavventure. Era sopravvissuto a diversi viaggi, tra cui l’ultimo del capitano Cook a bordo della Resolution. Aveva combattuto nella battaglia navale di Dogger Bank e comandato varie navi. Era ormai un vero lupo mare.

Sappi dunque, mia cara Betsy: ho perso il Bounty

Una frase semplice, diretta, angosciante. Chissà come dovette sentirsi Elizabeth alla lettura di quelle parole. Sentì stringersi il cuore in una morsa? Trattenne il respiro? O continuò a leggere senza esitazioni? Le missioni in mare erano pericolose e a quel tempo lo si sapeva bene.

Foto del ritratto a stampa di Bligh preso dal frontespizio dell’edizione del 1792 del suo resoconto sull’ammutinamento del Bounty:

Il Bounty lasciava Tahiti il 4 aprile. Veleggiava spedita nel Pacifico, carica delle preziose piante dell’albero del pane, destinate alle colonie americane ricche di schiavi da sfamare. Le aspettative del capitano erano alte. In precedenza aveva avuto alcuni screzi con parte dell’equipaggio, per via dell’insubordinazione di alcuni elementi che mal rispettavano i suoi ordini e che talvolta si rivolgevano in modo irrispettoso al loro superiore.

Comunque finalmente si era lasciato alle spalle quella trappola per marinai frustrati e desiderosi della compagnia delle esotiche e disinibite fanciulle dell’isola del piacere (soprattutto dopo un viaggio già abbastanza lungo normalmente, ma che era durato ancor di più per via della smodata ambizione di Bligh di doppiare Capo Horn – rotta nota per la sua pericolosità, che dovette abbandonare, a favore del più tranquillo Capo di Buona Speranza, per via delle terrificanti tempeste che imperversavano in quell’area). La situazione, tuttavia, precipitò rapidamente. Si era bisbigliato abbastanza. Era arrivato il momento di agire. Tutt’un tratto, la mattina del 28 aprile, nella sua cabina, Bligh vide irrompere il suo primo ufficiale, Christian Fletcher. Svegliato di soprassalto venne legato con cura e trascinato sul ponte. L’ammutinamento era riuscito.

Non una parola signore, o siete morto!

Così avrebbe risposto Fletcher alle pretese di chiarimento da parte di Bligh. La situazione doveva essere estremamente tesa e l’ammutinamento avrebbe potuto facilmente tramutarsi in una carneficina. Il capitano cercava di radunare a sé i pochi fedeli rimasti, facendo leva sul loro senso del dovere e provando a far valere quel poco di autorità che ancora era convinto di possedere. Era incredulo, esterrefatto. O piuttosto cieco e superbo. Troppo convinto di aver comandato con misericordia quei marinai che ora lo tradivano in mezzo a un immenso deserto d’acqua. Eppure diverse volte aveva lasciato correre certi comportamenti che avrebbero potuto essere puniti con la morte. Ma era abbastanza? Era solo colpa di un equipaggio particolarmente indisciplinato? Davvero non si era reso conto del clima che aleggiava sulla nave? Davvero era convinto di essere benvoluto dai suoi uomini? Da quegli stessi uomini che ora si smarcavano dal controllo della massima autorità della nave, il capitano, e dalla massima autorità sul pianeta, la Corona Britannica; preferendo cercare aiuto presso il re di quei “selvaggi nudi”?

HMS Bounty II del 1960 con vele gonfie sul lago Michigan vicino al porto di Chicago per la Great Lake Tall Ship Tall Challenge del 2010:

La fuga di Churchill, Millward e Muspratt durante la permanenza a Tahiti sembrava un caso facilmente risolvibile, anche senza la denuncia alla corte marziale, che ne avrebbe potuto disporre la condanna a morte. L’insolenza di Purcell poteva essere tenuta a bada. Il mancato adempimento di certi doveri era tranquillamente punibile con qualche frustata. L’inadeguatezza degli ufficiali lo lasciava, però, esterrefatto. Invece le discussioni avute con Fletcher dopo la partenza da Tahiti? Quando Christian lo accusò di abusare del suo potere? O quando Bligh stesso esplose di rabbia alla scoperta del furto di alcune noci di cocco? Potevano essere dimenticate? La rabbia e la frustrazione erano esplose. Gli ammutinati non guardavano alla patria, ma al paradiso. Volevano tornare a Tahiti. E per gli altri ormai non c’era molto da fare, se non cercare di dissociarsi e mostrarsi contrari all’ammutinamento.

Bligh venne, dunque, imbarcato su una lancia insieme a vari uomini, provvisto di viveri e alcuni attrezzi nautici essenziali, e lasciato alla deriva. Dopo una breve navigazione approdarono a Tofua, per impegnarsi nella ricerca di provviste. Qui subirono un attacco dei nativi, i quali, quando scoprirono che gli invasori erano disarmati, si fiondarono contro di loro colpendoli con pietre e bastoni. Nella scaramuccia perderà la vita il quartiermastro John Norton.

Il 12 giugno avvisteranno Timor e due giorni dopo vi approderanno.

“Forse mai fu vista una più miserabile accozzaglia di esseri… Così lietamente si è concluso, attraverso l’assistenza della divina provvidenza, senza incidenti, un viaggio della più straordinaria natura che sia mai accaduto nel mondo”.

Era finalmente sfuggito a quelle acque pericolose. La fame, la sete e i disagi del clima erano solo un ricordo. I selvaggi cannibali semplicemente un incubo. Lui era riuscito nell’Impresa: quella di sopravvivere a difficoltà che avrebbero spezzato la volontà di chiunque altro; quella di guidare i suoi sottoposti come un capitano di tutto rispetto, un leader che sa sempre cosa fare, che si adatta a qualunque situazione. Lui li aveva portati in salvo, naturalmente con l’aiuto di Dio. Lui aveva, per primo, avvistato Timor, l’isola della salvezza. Le sue impareggiabili capacità, però, non gli avevano permesso di sventare l’ammutinamento.

Foto della Guardia costiera degli Stati Uniti che vede la replica del 1960 che affonda durante l’uragano Sandy nell’ottobre 2012:

“Era una circostanza che non potevo prevedere, non avevo abbastanza ufficiali… La mia condotta è stata esente da colpe, e ho mostrato a tutti, quando ero legato, che ho sfidato qualunque canaglia a farmi del male”.

Si era ovviamente comportato in modo ineccepibile, da capitano virtuoso. L’onore era salvo e l’ultimo pensiero non poteva che essere dedicato alla moglie.

“A te, mio amore, do tutto ciò che un affettuoso marito può dare: Amore, Rispetto e tutto ciò che è o sarà in potere del tuo affezionato Amico e Marito, W. Bligh”.

Fonti e altre letture: Famous Trials Bounty, Famous Trials Letters, Famous Trials Narrative, Fatefulvoyage.

Alessandro Licheri
Alessandro Licheri

Studente di Storia, natio dell'isola più bella del mondo viaggio da un libro all'altro, traversando cronache e romanzi, dedicandomi particolarmente alla storia delle esplorazioni e spaziando sugli innumerevoli campi che questa lambisce, cercando di ripercorrere attraverso racconti d'ogni epoca quei sentieri avventurosi tracciati dall'audacia degli uomini.