Violet Constance Jessop era una giovane e intraprendente lavoratrice che, alla fine dell’Ottocento, aveva deciso di imbarcarsi su una nave. La vita non era stata generosa con lei: ancora bambina, Violet si era ammalata di tubercolosi e poi, quando sembrava che le cose potessero mettersi in meglio con la guarigione della bambina, era rimasta orfana di padre.

Di origine irlandese, Violet, all’epoca, viveva con la famiglia a Buenos Aires. Alla morte del padre, sua madre decise di partire per l’Inghilterra con Violet e i suoi fratelli. In Inghilterra, malgrado da principio Violet avesse l’opportunità di frequentare la scuola e di studiare, la sua adolescenza non fu felice perché presto fu costretta a lasciare la scuola. Infatti, a seguito dei dissesti economici seguenti alla morte del padre prima e a una malattia della madre poi, la ragazza fu obbligata a interrompere gli studi e a lavorare.

Il primo impiego fu come cameriera di cabina presso la compagnia Royal Mail line. Non si trattava certo di un lavoro facile né remunerativo: i turni erano pesanti e la paga inferiore ai quattro scellini al mese. Ad ogni modo, fu proprio il lavoro di cameriera a procurarle, a ventiquattro anni, l’ingaggio nel personale di bordo di un transatlantico della White Star Line: Violet, però, non era entusiasta di quel lavoro perché questa compagnia navigava attraverso l’Atlantico del nord in condizioni climatiche spesso molto difficili. Spinta dal bisogno, si imbarcò sul transatlantico Olympic, il gemello fortunato del Titanic. Fortunata (relativamente) perché l’Olympic, al contrario del Titanic, non affondò, certo, ma ebbe comunque una sorte ben poco felice.

Infatti, il 20 settembre 1911, mentre Violet insieme con tutti i passeggeri si trovavano a bordo del transatlantico che stava attraversando lo stretto di Solent, l’Olympic fu speronato dall’incrociatore HMS Hawke e, nell’urto, la sua poppa fu completamente squarciata. Malgrado i gravissimi danni, la nave riuscì a ritornare nel porto di Southampton per essere riparata. Naturalmente, tutti i passeggeri, insieme con il personale, furono costretti a scendere in porto e, poiché l’Olympic doveva essere sottoposta a un lungo iter di riparazioni, Violet fu destinata a prendere servizio a bordo del Titanic.

La cameriera salì a bordo del Titanic il 10 aprile del 1912: sulla nave, soltanto ventitrè donne facevano parte dell’equipaggio. Esattamente quattro giorni dopo, il famoso transatlantico britannico, a seguito del disastroso impatto con un enorme iceberg, colò a picco con il fianco destro squarciato, portando con sé buona parte dei passeggeri e del personale di bordo: si trattava di più di un migliaio di vittime, tra le quali, però, non c’era Violet Jessop, che riuscì miracolosamente a salvarsi anche da questo naufragio.

Nel disastro morirono moltissimi passeggeri, anche perché gli occupanti delle poche scialuppe disponibili, presi dal panico, si allontanarono dal relitto che stava affondando rapidamente senza lasciare che le scialuppe stesse accogliessero tutti i naufraghi che potevano ospitare e senza tornare indietro. Per lo più, a salvarsi furono donne e bambini (prima le donne e i bambini, appunto, impone la legge del soccorso in mare) appartenenti alla prima classe: la fortuna di Violet volle che, appunto, ella fosse impiegata come cameriera addetta ai passeggeri della prima classe. Proprio grazie al suo lavoro, Violet Jessop riuscì a mettersi in salvo sulla scialuppa numero sedici che venne poi recuperata dal Carpathia.

Di nuovo sulla terra ferma e per nulla spaventata da quanto accaduto, Violet non esitò ad imbarcarsi ancora numerose altre volte, fino a salire ancora una volta su di una terza nave della White Star Line che sarebbe divenuta celebre: il Britannic.

Sotto, il Britannic:

Probabilmente annoiata, però, dalle mansioni di cameriera (malgrado i suoi viaggi precedenti si fossero rivelati abbastanza avventurosi), questa volta, la Jessop, che nel frattempo aveva seguito un corso per divenire infermiera, scelse di prestare servizio come nurse. Il Britannic, per ironia della sorte, era il terzo transatlantico gemello dell’Olympic e del Titanic. Violet si trovava appunto a bordo del Britannic quando, appena quattro anni dopo la tragedia del Titanic, il 21 novembre del 1916, il Britannic urtò una mina navale tedesca a largo dell’isola di Ceo, nel mar Egeo.

Malgrado la nave possedesse uno scafo rinforzato, affondò in meno di un’ora e, anche in questo caso, le vittime furono numerosissime. In particolare, due scialuppe con i loro occupanti finirono letteralmente sbriciolate dalle eliche della nave ancora in funzione che le avevano risucchiate.

Una terza scialuppa si salvò solo in parte dalla stessa sorte, ma vi furono comunque moltissimi feriti fra i suoi occupanti. Su quest’ultima scialuppa c’era, fra gli altri, Violet Jessop che si salvò anche questa volta poiché ebbe la prontezza di sfuggire alle eliche ancora in movimento gettandosi in mare.

Dopo questo episodio, la Jessop, dimostrando un invidiabile sangue freddo e un’incrollabile fiducia nella sua buona stella, continuò a prestare servizio in mare per i successivi quarant’anni. Per sua fortuna, questo fu l’ultimo incidente in cui fu coinvolta: Violet Constance Jessop morirà a ottantaquattro anni, dopo aver scritto le sue incredibili memorie di naufraga ed essere sopravvissuta alla White Star Line stessa, che fallì nel 1934 e fu acquisita dalla sua rivale Cunard Line in quello stesso anno.

Chiara Dini
Chiara Dini

Appassionata di tutto ciò che è arte, ama leggere e viaggiare, pensa che essere curiosi sia il primo segno che si è vivi. Continua a dire che là fuori è pieno di storie che chiedono di essere raccontate.