“Un originale progetto italiano di casa girevole è stato tradotto in realtà dal suo stesso ideatore a Marcellise, dove Villa Girasole costituisce una curiosità di grande interesse”, con queste parole nel cinegiornale dell’Istituto Luce veniva annunciata nel 1935 la realizzazione del progetto dell’ingegnere Angelo Invernizzi e dell’architetto Ettore Fagiuoli.

Villa Girasole fu il primo immobile capace a muoversi. Venne considerata un capolavoro del razionalismo con la supremazia della ragione umana sui limiti fisici, dell’Art Déco con i suoi fasti decorativi all’ interno, e del Futurismo con la realizzazione concreta dell’utopia futurista di un immobile che si muove.

L’ingegnere perpetrò l’idea di seguire il sole per sfruttare le sue proprietà benefiche, creò un edificio che all’epoca era uno dei primi prototipi a risparmio energetico, vista la possibilità di esporla alla luce tutto il giorno, un primo tentativo di bio-edilizia moderna.

Panorama con Villa Girasole. Fotografia di Zen41 condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia


Si pensa che il grande ispiratore della sua opera fosse stato il Dott. Jean Saidman, che nel 1930 costruì in Francia un solarium rotante per curare con la luce del sole i suoi pazienti affetti da cancro, tubercolosi e altre condizioni.

La Villa è composta da un corpo fisso a forma circolare parzialmente inserito nella collina su cui poggia un corpo rotante a forma di V, due piani fuori terra e un solarium tournant.

La Villa ruota attorno al giroscala dotato di ascensore. Quest’ultimo arriva fino ad una torretta, che ricorda i fari della città di Genova dove l’ing. Invernizzi viveva e lavorava.
La rotazione è affidata a dei rulli che percorrono delle rotaie circolari e appoggiano su di una ralla in acciaio, un meccanismo che l’ingegnere riprese dal funzionamento dei treni e delle ferrovie.

All’ingresso, vicino all’ascensore che sale lungo la tromba di una scala elicoidale composta in ferro e vetro, c’è un quadro con tre pulsanti: Avanti, Indietro, Arresto; spingendo il primo pulsante la villa cominciava a seguire l’andamento del sole. Nell’arco di nove ore e venti minuti, con uno spostamento di 4 millimetri al secondo, l’edificio compiva una rotazione a 360°.

L’ingegnere meccanico Romolo Carapacchi, direttore tecnico delle Officine Meccaniche Verrina di Genova, curò la realizzazione della parte meccanica di questa casa rotante.
L’architetto Ettore Fagiuoli progettò la “veste architettonica” (come usavano dire a quei tempi) ed elaborò l’arredamento interno e l’abitazione del custode posta in prossimità dell’entrata.

La struttura in cemento armato venne tamponata con pareti in laterizio nel corpo fisso e con un innovativo sistema di pannelli di Eraclit (legno e magnesite inventati nel 1925), che garantivano leggerezza e isolamento.

Fotografia sotto e in copertina di OfHouses condivisa con licenza Creative Commons 2.0 via Flickr.

La parte mobile della Villa venne rivestita da lastre di Alluman – lastre di lega di alluminio prodotte dalla ditta di Milano “Lavorazione Leghe Leggere” – conferendo un aspetto lucente alla superficie e una somiglianza ad un sottomarino. A completare la facciata le tapparelle di colore celeste erano azionate elettricamente da comandi posti sui comodini di ogni stanza.

La villa fungeva da abitazione di villeggiatura della famiglia Invernizzi, e comprendeva un campo da tennis pensile, una piscina con uno scivolo in cemento armato e un piccolo specchio d’acqua, distribuiti negli undici ettari di parco privato cosparso di alberi ed arbusti che conferivano all’abitazione una dimensione favolistica.

Sotto, il trailer del pluripremiato documentario: Il Girasole: una casa vicino a Verona:

Nel documentario del 1995 “Il Girasole, A House near Verona” del regista Christoph Schaub, la figlia dell’architetto Lidia Invernizzi narrò la vita ai tempi in cui gli ingranaggi funzionavano, quando nel periodo della raccolta dei ciliegi in estate tutta la famiglia si trasferiva in questa casa di vacanze futurista: “Si muoveva come un orologio, con un movimento impercettibile. A volte poteva guardare la valle, a volte le colline e a volte i ciliegi. Tutto era così lento, come durante una passeggiata. Le immagini che si vedevano attraverso le finestre erano il segreto degli spazi di casa. Alzando gli occhi dal mio libro vedevo ogni volta un quadro nuovo ritagliato nel paesaggio. Erano sempre vedute nuove e con una luce diversa, eppure non avevamo percepito nessun movimento. Questi quadri mutevoli erano stati l’invenzione di papà”.

Gli amici del padre invece, scultori, pittori ed ebanisti, elaborarono il resto della casa.
Ogni pezzo d’arredamento era unico, dai tessuti alle maniglie con uno stile che spaziava dall’art déco al liberty, non tralasciando la piscina a forma triangolare ed il campo da tennis.

L’interno è contraddistinto da forme geometriche che si susseguono in un gioco di rimandi e di colori nei pavimenti dei corridoi e conducono il visitatore alle stanze principali che presentano un aspetto caldo ed accogliente, grazie al mogano e ai mobili in pelle imbottita. Le pareti erano affrescate e alternavano due o tre colori complementari, divenendo loro stesse arredo dell’ambiente. Nei bagni invece ci si trova davanti ad una vera e propria composizione a mosaico, basata su diverse sfumature di una stessa nuance, quasi si fosse davanti ad un acquario.

Angelo Invernizzi morì nel 1958, a settantaquattro anni, un anno dopo la morte della moglie.

Casualmente, entrambi i coniugi morirono di infarto durante un loro soggiorno a Villa Girasole

Nei primi anni duemila la villa cominciò ad accusare numerosi danni a causa dell’erosione dell’acqua, e il terreno di sottofondazione ebbe un piccolo cedimento. La struttura, dal peso di 1.500 tonnellate, deformò le rotaie su cui poggiava e da quel momento la Villa non ruotò più. Vennero eseguiti alcuni lavori di ristrutturazione della terrazza pensile, in particolare sulle tavelle del solaio di estradosso dell’ultimo piano e delle travi di bordo e di collegamento tra le due ali, ma le spese per ristrutturare l’intero edificio sarebbero state altissime e non si proseguì oltre.

La figlia Lidia morì nel 2014 all’età di novantasei anni; e nel 2015 Villa Girasole venne ereditata da Lina Invernizzi e presa in custodia dalla Fondazione Cariverona, che inaugurò un progetto il restauro, di cui si occupò l’architetto Mario Botta.

Il grande lavoro di progettazione e raccolta fondi ha dato i suoi risultati in epoca recente, e cominceranno nei primi mesi dell’anno 2020 i lavori indispensabili per mettere in sicurezza l’esterno della Villa Girasole.

L’obiettivo principale è di poter riprendere, appena possibile, alla fruizione della struttura abitativa. “Villa Girasole è un gioiello d’arte e tecnica di inestimabile valore che non si può lasciare deperire per incuria“, ha affermato il notaio Vincenzo Scaduto, presidente del consiglio di amministrazione della fondazione Il Girasole – Angelo e Lina Invernizzi.

Inizialmente i lavori punteranno a curare l’esterno della villa in modo da garantire la sicurezza di chi si avvicina ad essa e per impedire le infiltrazioni d’acqua. Lo scivolamento verso valle di parte della collina ai piedi della quale è stata realizzata la casa girevole non sembra, almeno per il momento, compromettere la stabilità della costruzione.

Un’altra questione che il Consiglio dovrà affrontare sarà la destinazione effettiva della Villa una volta restaurata; si è avviata una campagna di studi e di ricerca a riguardo per portare la struttura ad una destinazione importante e prestigiosa. L’intenzione è supportata anche dall’iniziativa di creare, anche attraverso il sito Web ufficiale, un contributo aperto alle idee affinché il confronto e la collaborazione di tanti possano arricchire l’operato finale.

Sotto, Villa Girasole su Google Maps:

Martina Manduca
Martina Manduca

Vivo a Venezia e ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Sono appassionata di arte, letteratura e cucina e mi piace scoprire un aspetto nuovo di ognuna di esse viaggiando per il mondo.