Alla fine del 19° secolo, una strada di New York era soprannominata “Millionaire’s Colony”, ovvero la Colonia dei Milionari: era, neanche a dirlo, la Quinta Strada, dove si snodava una fila ininterrotta di palazzi lussuosi, dimore di personaggi dal patrimonio milionario, appunto.

La villa del Senatore Clark – 1910

Nel 1890, quando ormai pochi terreni erano disponibili sulla prestigiosa strada, il signor William A. Clark riuscì ad accaparrarsi un lotto tra Quinta e la Settantasettesima.

William A. Clark

Il lato che si affacciava sulla Quinta Strada era lungo 23 metri abbondanti, e quello sulla via laterale superava i 75: era la proprietà più grande di fronte a Central Park, se si eccettua quella di Andrew Carnegie (che nella seconda metà del 19° secolo era uno degli uomini più ricchi del mondo).


William Clark era, almeno secondo il parere di Mark Twain (che, detto per dovere di cronaca, era amico di un rivale in affari di Clark), “un essere umano corrotto”, “una vergogna per la nazione americana”. Pur di diventare senatore tentò di corrompere i rappresentanti dello stato del Montana, dove si era candidato. Lo scandalo che ne seguì contribuì a cambiare la Costituzione degli Stati Uniti: i senatori sarebbero stati eletti direttamente dal popolo e non più nominati dai rappresentanti delle legislature statali.

Vignetta satirica sulla tentata corruzione di Clark – 1900


Successivamente, Clark riuscì a farsi eleggere senatore, e rimase in carica per un solo mandato. Quando morì, nel 1925, il suo patrimonio fu stimato in circa 300 milioni di dollari dell’epoca, che al cambio attuale corrispondono a oltre quattro miliardi di dollari, cifra che lo pone fra gli americani più ricchi di sempre.


William Clark era il classico self-made-man: fece l’insegnante e il minatore, poi trovò più remunerativo portare, in groppa ai muli, gli approvvigionamenti per i cercatori d’oro del Montana. Ancora più remunerativa fu l’attività di banchiere, intrapresa sempre in Montana, che gli consentì di acquistare per pochi dollari le concessioni minerarie da quei cercatori che non riuscivano a far fronte ai debiti. Da quel momento iniziò la sua fortuna, grazie alle miniere di rame. Clark era certamente un uomo intraprendente e non si accontentò: i suoi affari spaziavano dalle fonderie alle aziende elettriche, dai giornali alle ferrovie.

La villa di Clark nell’inverno 1905/1906

Nel 1897 Clark fece costruire la casa che doveva essere un monumento alla sua ricchezza, la villa al 952 della Quinta Strada, ribattezzata dai contemporanei “Clark Folly”.

La Sala da Pranzo


La villa si innalzava per nove piani, e c’era anche un interrato dove si trovavano dei bagni turchi, e perfino i binari per un trenino che portava il carbone da riscaldamento direttamente dentro casa.

La Grande Scala


Ci vollero 14 anni per completare la costruzione, e alla fine Clark andò a vivere in una delle case più grandi della città. C’erano 121 stanze, che comprendevano 25 camere per gli ospiti con i relativi bagni, 35 stanze per la servitù, una biblioteca gotica lunga 27 metri, quattro gallerie d’arte, una piscina, una sala per i banchetti con un enorme camino in marmo, una Rotonda che si affacciava su un giardino d’inverno.

Una delle Gallerie

C’erano decorazioni del XVIII secolo che provenivano dalla Francia, pannelli di quercia fatti con legno della foresta di Sherwood, piastrelle e marmi italiani, un organo a canne, 11 ascensori, e la vasta collezione d’arte di Clark.

L’organo in una Galleria

Ma la caratteristica veramente spettacolare della villa era la Torre quadrata, visibile quasi da ogni punto di Central Park.

La Galleria di Faïence


Nonostante il costo esorbitante, 7 milioni di dollari dell’epoca (oltre 188 milioni di dollari di oggi), la casa fu subito presa di mira dalle critiche feroci degli architetti dell’epoca, che la definirono “una residenza appropriata per il compianto PT Barnum”, con la torre “priva di significato e fatua”, la rifinitura esterna che la rendeva simile a “una casa di tronchi”.

La Reception

Insomma, lo stile francese tanto amato da Clark, era ormai fuori moda quando la casa fu completata, nel 1911.

Il Petit Salon

Solo cento anni dopo, nel 2011, il critico di architettura del New York Times si azzardò a definire l’edificio “una casa molto carina: se Carrère e Hastings (i progettisti) lo avessero progettato per un cliente dell’establishment, la sua eccentricità sarebbe stata certamente perdonata, forse celebrata”.

La biblioteca dell’ufficio


Non si sa bene cosa Clark pensasse della sua casa, comunque sia fu lì che morì, nel 1925, a 86 anni. La moglie e la figlia vendettero per 3 milioni di dollari la “Clark’s Folly”, che nel 1927 fu abbattuta, a meno di vent’anni dalla sua costruzione. Una costosissima follia di breve durata.

Categorie: Architettura

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.