Il virus dell’HIV, isolato dai ricercatori nel 1980, ha una storia molto più lunga di quanto si credesse in precedenza. I medici identificarono il virus dell’immunodeficienza umana (HIV) nei primi anni ’80, quando decine di migliaia di persone sieropositive nel mondo morivano dopo che l’HIV si sviluppava nella Sindrome da immunodeficienza acquisita, anche detta AIDS.

Qual è la genesi di questa piaga?

Nel 1980 la paura e l’ignoranza dettero origine a diverse speculazioni. Negli Stati Uniti la destra religiosa vedeva il virus come una crudele punizione di Dio per il peccato di omosessualità. Fiorirono fantasiose leggende metropolitane su accoppiamenti tra scimmie ed esseri umani, ma queste erano naturalmente tutte sciocchezze. Nei tre decenni successivi gli scienziati e i medici che hanno per primi identificarono l’HIV, cercarono di fare ordine attraverso le teorie selvagge sull’origine del virus, e scrissero una prima bozza della sua storia scientifica. Questo progetto, come tutta la conoscenza scientifica, continuerà ad essere rivisto, man mano che saranno disponibili nuovi dati. Ma il contorno è ormai chiaro: l’HIV fu trasmesso da uno scimpanzé all’uomo, circa 100 anni fa. Il contagio avvenne in Camerun e l’epidemia iniziò in Congo, allora Congo Belga, da poco sottratto alle grinfie del terribile Leopoldo II.

Sotto, il Virus al microscopio:

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Questo punto sul fiume Congo, con la città di Brazzaville sulla riva settentrionale, e Kinshasa a sud, è stato l’epicentro della pandemia globale di HIV/AIDS.

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Queste conclusioni si basano su due linee di indagine che portano, in un periodo intorno al 1920, in quella che è oggi Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo). La prima linea di indagine consentì ai ricercatori di Oxford e dell’Università di Lovanio in Belgio, di tracciare le mutazioni genetiche del virus a ritroso nel tempo. Attraverso lo studio di centinaia di campioni di sangue, i ricercatori seguirono queste mutazioni genetiche a ritroso, verso la fonte.

I risultati del team mostrarono che il ceppo più importante di HIV – HIV-1 M, il più diffuso in tutto il mondo, contagiò gli esseri umani tra il 1909 e il 1930 a Kinshasa. La seconda linea di ricerca identificò quale specie di scimpanzé trasmise il virus agli esseri umani. Attraverso la raccolta di circa 7.000 campioni di feci di scimpanzé in tutta l’Africa centrale e occidentale, un altro team di ricerca scoprì un virus quasi identico a quello che ha ucciso migliaia di persone, incubato in una specie di scimpanzé chiamata Pan troglodytes troglodytes.

Sotto, un esemplare di Scimpanzé della specie incubatrice:

Fu questo ceppo, una delle molte varietà di quello che gli scienziati chiamano Simian Immunodeficiency Virus (SIV), che portò al virus HIV, la sua controparte umana. Ma gli scimpanzé, portatori del SIV, vivono solo in Camerun, paese dell’Africa occidentale, che si trova a più di 800 chilometri a nord di Kinshasa. Lo “spillover” – il momento in cui una malattia attraversa la frontiera tra le specie – dovette avvenire in Camerun.

Come fece l’HIV ad arrivare fino alla Repubblica Democratica del Congo?

Anche se la ricerca è ancora in corso, le evidenze scientifiche attuali suggeriscono il probabile percorso dell’HIV.

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In Camerun, come in gran parte dell’Africa, gli uomini cacciavano gli scimpanzé per la loro carne. La teoria è che uno dei cacciatori dei primi anni del 20° secolo si sia ferito mentre tagliava la carne dello scimpanzé, e in quel momento il sangue del cacciatore si sia mescolato a quello della sua preda.

Un cacciatore, la prima persona infetta con questo ceppo di SIV/HIV, trasportò il virus lungo le rotte commerciali del fiume fino all’Africa occidentale. Il cacciatore probabilmente si recò in un mercato di una città vicina. Qui potrebbe aver avuto rapporti con un’amante o una prostituta, che poi trasmise il virus ad un altro viaggiatore, che si spostò lungo il fiume Congo, fino alle città gemelle di Brazzaville e Kinshasa, importanti centri di commercio e trasporti, e cuore del potere coloniale.

Kinshasa negli anni ’20:

David Quammen, uno scrittore scientifico, che ha studiato per anni la storia del virus HIV, descrisse la scena in un’intervista: “Lo immagino approdare a Brazzaville, intorno al 1920, il primo uomo sieropositivo della storia in un centro urbano, dove c’è la maggiore densità di esseri umani, dove ci sono le prostitute, una maggiore fluidità sociale e interazioni sessuali, e che sembra essere stato il luogo in cui la malattia divenne un fenomeno globale.”

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Kinshasa era sede di una vivace industria del sesso, e durante la prima metà del 20° secolo il virus si aprì la sua strada tra la popolazione. Molti ricercatori ritengono che il virus si sia diffuso anche attraverso aghi sporchi, in campagne sanitarie pubbliche gestite dai coloni belgi che governavano il Congo. Grazie ad una estesa rete ferroviaria, i coloni aprirono la strada alla diffusione del virus in tutta l’Africa. Dal momento in cui questa epidemia iniziò la sua lenta ebollizione ha ucciso, fino ad oggi, circa 60 milioni di persone in tutto il globo.

Il virus viaggiò da Kinshasa ad Haiti, forse portato lì da un diplomatico di ritorno dall’Africa, poi nel 1960, l’HIV passò da Haiti verso gli Stati Uniti, dove rimase dormiente fino ai terribili anni ’80 e ’90. Le nazioni africane soffrirono profondamente per l’epidemia di HIV: in paesi come Swaziland, Botswana, Lesotho e Sud Africa, dove i tassi di HIV si aggirano ancor oggi sopra il 15% della popolazione adulta, il virus devastò molte comunità.

Anche se sono stati fatti grandi progressi dai terrificanti giorni mortali degli anni ’80 e ’90, e oggi è più difficile morire di HIV, non esiste ancora un vaccino. Negli ultimi tre decenni questa minaccia ha avuto un nome, ma è dagli anni ’20 che miete vittime in modo più o meno silenzioso. Nonostante i progressi, la marcia fatale dell’HIV continuerà per gli anni a venire. La speranza è che, attraverso la comprensione delle origini, il virus possa un giorno essere definitivamente sconfitto.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.