Via Col Vento: le controversie di un film amato e odiato

Nella classifica dei film statunitensi più amati di sempre “Gone with the wind” è ai primi posti ormai da moltissimo tempo. Quarto nella classifica del 1988, sesto in quella del 2007, l’età sembra non scalfire troppo la sua incredibile fama. I critici, dagli anni ’70 in poi, lo hanno giudicato una porcheria sentimentale con dialoghi da romanzetti rosa, un film da vedere per dovere una volta e poi mai più, senza contare le critiche recenti per razzismo e per la intuibile violenza sessuale che hanno portato alla sua eliminazione dalle piattaforme di streaming negli Stati Uniti.

Il film rispecchia fedelmente il libro, quindi sarebbe il romanzo e non il film che dovrebbe in teoria attirare le critiche, ma la storia, anche quella del cinema, non si cancella, bisogna avere l’intelligenza di saper collocare le vicende nel periodo nel quale si sono svolte, con la mentalità del tempo e non con quella di oggi. Se si ragionasse così dovremmo fare un ‘Fahrenheit 451’ di buona parte della produzione cinematografica statunitense fino agli anni ’60.

Nel 1936 il produttore David Selznick acquistò i diritti del libro di Margaret Mitchell per 50.000 dollari, una delle cifre più alte mai pagate nella storia del cinema (in base all’inflazione). Il libro era stato pubblicato nel 1936.

La produzione partì con due anni di ritardo, nel dicembre del 1938. La riduzione cinematografica di un romanzo di più di 1.000 pagine aveva creato non pochi problemi, e dovette essere rivista più volte per restare di una durata accettabile.

La prima scena girata fu l’incendio di Atlanta, la quale non sarebbe stata ripetibile perché vennero incendiati molti vecchi set cinematografici acquistati e posizionati per dare l’impressione di una città piuttosto grande per l’epoca, il tutto montato in modo talmente realistico che gli abitanti di Atlanta chiamarono davvero i vigili del fuoco.

Anche la preparazione delle scene e dei costumi aveva richiesto un lavoro lungo e certosino, Selznick era un perfezionista e, oltre alla veridicità storica, con relative visite nei musei e consultazione di libri dell’epoca per arredamento, costumi e divise militari, bisognava tener presenti le descrizioni dell’autrice che spesso aveva elencato i minimi dettagli.

Furono costruiti dei manichini mobili per la scena dei feriti in attesa di ricovero. Le centinaia di corpi a terra non sono comparse ma manichini, in grado di fare un certo tipo di movimento (bisogna farci ben caso ma nella visione d’insieme non si nota).

Un problema sorse con la terra, la terra rossa di Tara, non disponibile in California, e furono acquistate tonnellate di terra della Georgia e portate in California da spargere sul terreno per le scene in esterno.

Il regista originale George Cukor venne sostituito da Victor Fleming, per disaccordi con il produttore, e infine il cast non era ancora completo, mancavano gli interpreti principali. Alcuni attori come Leslie Howard, per il ruolo di Ashley Wilkes, avevano accettato subito, così come Olivia de Havilland per il ruolo di Melania Hamilton, che pur sotto contratto della Warner Bros aveva insistito per la cessione una tantum, per quanto teneva a quella parte.

Per Rhett Butler e Rossella in un primo tempo si era pensato a Bette Davis ed Errol Flynn, ma i due si odiavano, sarebbe stato impossibile farli lavorare insieme. Per il ruolo di Rhett Butler, Selznick voleva Clark Gable, che era sotto contratto con la MGM, come anche Leslie Howard, ma da attore famoso non veniva ceduto ad altre produzioni.

Era stato contattato Gary Cooper, che rifiutò sostenendo che il film sarebbe stato un flop e non voleva rovinarsi la carriera, ma Selznick non ne fu dispiaciuto, si era impuntato su Gable. Alla fine fu trovato un accordo con la MGM, peraltro proprietà del suocero di Selznick.

Gable accettò, ma pretese una cifra faraonica così da poter divorziare da Ria Langham e sposare Carole Lombard

Grazie a Gable che la raccomandò, avendo già lavorato con lei, fu trovata anche “Mamie” ovvero l’eccezionale Hattie McDaniel. Mancava però ancora Rossella, che doveva comparire nel 90% delle scene. Il libro ne dava una descrizione esatta in ogni particolare, era il personaggio principale e doveva corrispondere a colei che veniva descritta nel libro. Fecero un provino in 1400, molte attrici famose come Paulette Goddard, Barbara Stanwick, Joan Crawford, Katherine Hepburn, Lana Turner, Joan Fontaine o Bette Davis, eppure nessuna soddisfaceva pienamente il produttore, sia per l’età (doveva essere in grado di interpretare una diciassettenne credibile) sia per l’aspetto fisico. Rossella la trovò il fratello di Selznick, agente teatrale, nella compagna di Sir Laurence Olivier: Vivien Leigh incarnava la “Scarlett” della Mitchell alla perfezione, e inoltre essendo quasi sconosciuta negli Stati Uniti poteva far passare inosservato il suo legame con Olivier, che era ancora sposato.

Questo era stato l’handicap di Paulette Goddard, fino a quel momento la più papabile interprete, che conviveva con Charlie Chaplin senza essere sposati. Le apparenze negli Stati Uniti di quegli anni erano ancora in grado di influenzare il successo di un film. Vivien Leigh era perfetta in tutto, perfino nelle origini franco-irlandesi, tranne che nella pronuncia. Rossella doveva parlare come una donna americana del sud e non come un’inglese. Venne assunta un’esperta nella lingua, maniere e abitudini del sud, suggerita dalla Mitchell, e la Leigh si impegnò 7 giorni su 7 a trasformarsi in una gentildonna georgiana.

Il film venne girato in soli 6 mesi, da gennaio a luglio 1939, ben pochi per un film che prima dei tagli e del montaggio definitivo durava più di 6 ore, un lavoro massacrante soprattutto per Vivien Leigh che appariva in quasi tutte le scene. In novembre erano stato completato il montaggio con i tagli che ridussero la durata a 4 ore e 25 minuti.

La censura chiese a Selznick di eliminare la battuta finale di Rhett Butler “Frankly, my dear, I don’t give a damn”, tradotto poi in “Francamente me ne infischio”. La parola dannazione veniva ritenuta una bestemmia. Selznick rifiutò di tagliarla, e dopo aver consultato linguisti e dizionari durante la causa convinse il censore che la parola non era una bestemmia e che era indispensabile per la scena. Se la cavò con 5000 dollari di multa e la famosa battuta restò.

La prima si tenne ad Atlanta, il 15 dicembre 1939 al Loew’s Grand Theatre. 300.000 persone erano affluite per vedere l’arrivo degli attori. Erano assenti solo Leslie Howard, rientrato in Inghilterra allo scoppio della guerra, il regista Victor Fleming a causa di dissapori con Selznick e Hattie McDaniel, la Mamie nera, che non potè partecipare come anche tutti gli altri attori di colore per la legge in vigore in Georgia che vietava ai neri di sedere di fianco ai bianchi.

Clark Gable profondamente offeso minacciò di non partecipare ma poi si lasciò convincere dalla stessa McDaniel. Fu un evento epico per la Georgia, un successo enorme, replicato con le prime di New York e di Los Angeles.

Il film ebbe un successo di pubblico eccezionale, la critica lo lodò per la fedeltà al romanzo, per la produzione, per gli aspetti tecnici, ma ci furono anche immancabili critiche. La pellicola era troppo lunga e soprattutto, dopo una prima parte convincente dal punto di vista storico, la seconda parte con le vicende matrimoniali di Rossella era degna di un filmetto. Il che è vero, ma la pellicola rispecchia il romanzo e spesso è la parte più apprezzata dal pubblico romantico in cerca di storie d’amore strappalacrime.

Altre critiche arrivarono da alcune comunità di afroamericani, commenti censurati nelle maggiori testate controllate dai bianchi, per la rappresentazione dei neri ignoranti, ottusi come Pork, indolenti e bugiardi come Prissy, con la felice accettazione della condizione di schiavo come Big Sam che restavano fedeli anche dopo l’abolizione della schiavitù, cosa peraltro più frequente nella realtà degli Stati Uniti più di quanto si possa pensare.

Era un film per bianchi quindi, ma come sarebbe potuto essere diverso negli anni ’30?

Anche Hattie McDaniel venne attaccata per il ruolo di Mamie con la sua dedizione e il suo grande amore per Rossella, nonostante fosse la sua serva, ma l’attrice replicò che era un’attrice e che preferiva interpretare una serva a 700 dollari alla settimana, che guadagnarne 7 ed essere veramente alle dipendenze di una giovane bianca.

Il film ebbe 13 nomination e vinse 8 Oscar. Per gli attori vinse Vivien Leigh come migliore attrice protagonista e Hattie McDaniel come migliore attrice non protagonista. Hattie fu la prima attrice nera a riceverne uno, e pronunciò un eccezionale discorso di ringraziamento:

Clark Gable e Olivia De Havilland ricevettero solo la nomination ma non vinsero. Per Gable fu una grossa delusione ma fu ricompensato dall’apprezzamento del pubblico. La sua fu ed è la parte più amata, e la frase “Francamente me ne infischio” è tuttora prima nella lista delle frasi storiche del cinema. Nel 1947, prima di arrivare in Europa, il film aveva incassato già 35 milioni di dollari e nel 1961 vennero venduti i diritti alla MGM per 2,8 milioni.


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