Il film del 1961 Il Giudizio Universale, un’opera della coppia De Sica – Zavattini non troppo convincente (secondo la critica), è ambientato in una Napoli che diventa metafora dei difetti peculiari degli italiani.

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Il personaggio più riuscito, meglio centrato nella sua totale aberrazione, è quello interpretato da Alberto Sordi: un viscido venditore di bambini, che compra i figli di povere famiglie dei bassi napoletani per rivenderli a coppie americane sterili.

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I genitori, bisognosi di soldi, si fanno allettare anche dal racconto della meravigliosa vita che aspetta il bambino, una volta arrivato negli Stati Uniti. L’interpretazione di Sordi è magistrale, e chiunque abbia visto il film ha provato un senso di vergogna e di smarrimento di fronte alla scelta di vendere la propria prole: la Napoli dell’immediato dopoguerra come paradigma della miseria, anche morale, degli italiani, messi a confronto con i ricchi ed evoluti cittadini americani.

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Ma, forse, la realtà degli Stati Uniti non era poi così lontana dalla nostra

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Una fotografia, che nel 1948 fu pubblicata su molti giornali americani, racconta una storia di miseria e degrado, che si svolse in una grande città e non nell’arretrata America rurale. Nell’immagine si vedono quattro bambini seduti sui gradini esterni di una casa di Chicago, dietro ad un cartello che recita “4 bambini in vendita – informarsi all’interno”. La madre, che era di nuovo incinta, si protegge il viso con le mani, per non essere ripresa dal fotografo.

La foto fu pubblicata il 5 agosto 1948 dal Vidette-Messenger di Valparaiso (Indiana) con questa didascalia: “Un grande cartello – In Vendita – in un quartiere di Chicago racconta silenziosamente la tragica storia di Mr. e Mrs. Ray Chalifoux, che devono affrontare lo sfratto dal loro appartamento. Con nessun posto dove andare, un camionista senza lavoro e la moglie decidono di vendere i loro quattro figli. La signora Lucille Chalifoux si gira davanti alla macchina fotografica, mentre i suoi figli guardano con stupore. Sul gradino più alto sono Lana, 6 (anni), e Rae, 5. Sotto ci sono Milton, 4, e Sue Ellen, 2.”

Secondo alcuni membri della famiglia, la donna fu pagata per realizzare questa foto, poi pubblicata in giornali di diversi stati, ma comunque sia, a due anni di distanza, i cinque fratelli, compreso quello che doveva ancora nascere, avevano prese strade diverse. Solo pochi anni fa hanno avuto modo di ritrovarsi, e le loro storie sono drammatiche.

Raenn sostiene di essere stata venduta il 27 agosto 1950, per due dollari. Milton, che in quel momento stava piangendo vicino a lei, fu preso insieme a Raenn, da una coppia che li portò a vivere in una fattoria, in una località chiamata DeMotte. Non esistono documenti che provino la “vendita”, e neanche l’adozione dei bambini, ma pare che la coppia acquirente semplicemente abbia cambiato il nome dei piccoli. Cresciuti senza amore, i bambini furono presi al solo scopo di farli lavorare nei campi.

David, che era nel grembo della madre quando fu scattata la foto, fu adottato legalmente il 16 luglio 1950, quando fu tolto alla famiglia per le pessime condizioni in cui era mantenuto. Anche lui fu allevato in una fattoria, a poca distanza dai fratelli Raenn e Milton, che ogni tanto andava a trovare. Secondo la sua testimonianza, i due erano gravemente maltrattati, e tenuti chiusi in una stalla. Milton, forse a causa dei pesanti abusi subiti dal patrigno, che lo chiamava ‘schiavo’, ebbe una vita difficile, e fu anche ricoverato in un ospedale psichiatrico per dieci anni. Raenn subì, quando era adolescente, una violenza carnale, in seguito alla quale ebbe un bambino, che poi fu dato in adozione.

Lana fu adottata legalmente da una coppia di Chicago, e non ebbe mai occasione di rivedere le sorelle e i fratelli, perché morì prima che si ritrovassero. Sue Ellen, probabilmente adottata legalmente, morì pochi giorni dopo aver rivisto la sorella Raenn. La madre naturale dei bambini, dopo essere stata abbandonata dal marito, si risposò e mise al mondo altre quattro figlie, che tenne con sé.

Raenn, Milton e David hanno rivisto, separatamente, la madre naturale una sola volta nel corso degli anni, e con nessuno di loro ha mai mostrato segni di pentimento, o di dispiacere per quello che era successo. David dice: “Non ha mai chiesto scusa. Allora, era la sopravvivenza. Chi siamo noi per giudicare? Non porto rancore”.

Le sorelle Raenn e Sue Ellen, durante il loro incontro, erano concordi nel dire sulla madre:

Merita solo di bruciare all’inferno

Vi sembra una storia americana?

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.