Situata nelle cappelle absidali del coro della cattedrale romano-gotica di Naumburg, in Germania, la statua della margravia (titolo corrispondente al marchese) Uta degli Askani di Ballenstedt, più nota come Uta di Naumburg, è divenuta un’opera d’arte ammirata in tutto il mondo e un ideale di fascino per l’immaginario germanico.

Sotto, dettaglio di Uta nella cattedrale di Naumburg. Immagine con licenza CC BY-SA 3.0, Via Wikipedia

Realizzata nel XIII secolo e facente parte di un gruppo di dodici statue, raffiguranti i facoltosi margravi dell’XI secolo, fondatori e benefattori della chiesa della città, la scultura di Uta di Naumburg divenne in poco tempo tra le più belle del proprio tempo.

Sotto, vista sulla cattedrale di Naumburg, Sassonia-Anhalt, Germania. Immagine con licenza CC BY-SA  4.0, via Wikipedia

Posizionata di fianco alla statua del suo sposo, il margravio Ekkehard II di Meissen, e vicino a quella del fratello di quest’ultimo e della sua consorte, Uta è raffigurata in un gesto tipicamente aristocratico, mentre copre parzialmente il volto con la veste, quasi a voler distanziare sé stessa dagli sguardi indiscreti del popolo.

Sotto, dettagli di Uta e di Ekkehard nella cattedrale di Naumburg. Immagine con licenza CC BY-SA 3.0 Via Wikipedia

Sotto, statue dei fondatori della cattedrale, Ekkehard e Uta, nel coro absidale. Immagine con licenza CC BY-SA 3.0, via Wikipedia

Il gesto assume una valenza quasi profetica; l’ovale perfetto della bella Uta verrà infatti, nel corso dei secoli, ammirato da milioni di sguardi, finendo per divenire un’icona di bellezza per la cultura germanica e, più tardi, per il mondo intero.

Sebbene il suo volto sia stato scolpito e dipinto con ineccepibile maestria, è improbabile che esso mostri le reali fattezze della donna, vissuta due secoli prima. Più certa è la volontà del suo scultore, un anonimo passato alla storia come “Maestro di Naumburg”, di volerne rappresentare l’altero fascino, degno di una vera regina.

E proprio quest’ultimo tratto distintivo avrebbe reso ancor più celebre e preziosa la scultura, che sei secoli dopo sarebbe tornata a far parlare di sé, non solo in Germania, ma in tutto il pianeta.

Nel XIX secolo, in piena epoca Romantica, caratterizzata da un fervente patriottismo, la scultura di Uta di Naumburg venne eletta simbolo delle virtù femminili germaniche per eccellenza, distanti dal fascino provocante, ad esempio, delle veneri classiche del Mediterraneo.

In seguito, essa venne rappresentata e stampata su locandine teatrali, durante il nazismo, divenendo simbolo della bellezza della donna ariana, e su francobolli, negli anni Cinquanta, a guerra terminata.

Sotto, francobollo coniato dalla Repubblica Federale Tedesca, 1957. Via Artesvelata

Ma fu nel XX secolo che il volto dell’aristocratica tedesca raggiunse l’apice della sua celebrità, grazie a un nuovo artista: Walt Disney. Durante gli anni Trenta, l’equipe di disegnatori della Disney era al lavoro per creare il primo lungometraggio animato della storia cinematografica, quello di Biancaneve, scelta tra le numerose fiabe dei fratelli Grimm.

Sotto, un fermo-immagine del trailer del 1937 di Biancaneve e I Sette Nani, con Walt Disney. Immagine di Pubblico Dominio via Wikipedia

Se l’ispirazione per la fanciulla protagonista arrivò rapidamente (ovvero con la sbarazzina Betty Boop), quella per la regina cattiva, antagonista principale e ossessionata dal voler rimanere “la più bella del reame”, fu maggiormente ponderata e attesa.

Dopo vari schizzi, uno dei disegnatori della produzione, tale Wolfgang Reitherman (figlio di genitori tedeschi), consigliò a Walt Disney, in procinto di viaggiare verso l’Europa in cerca di idee, di recarsi presso la cattedrale di Naumburg a osservare di persona una scultura molto nota: proprio quella della bella Uta.

Fu un’idea di successo.

Le fattezze e le vesti dell’antica aristocratica vennero scelte come ispirazione per la regina cattiva, che sarebbe stata chiamata con un nome tedesco, Grimilde.

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Tuttavia, sebbene il modello di Uta fosse il più confacente al personaggio, esso mancava di un tratto fondamentale: lo sguardo arcigno. Quello della margravia era troppo dolce, benché distante. Fu così che venne scelto lo sguardo della grande attrice degli anni Trenta Joan Crawford; accentuato dalle sopracciglia sottili e arcuate, esso sembrò essere il più adatto alla caratterizzazione del personaggio di Grimilde.

Sotto, Jane Crawford in un fermo-immagine del film “Rain”, 1932. Immagine di Pubblico Dominio, via Wikipedia

Senza l’intervento di un grande, tuttavia anonimo, scultore, la memoria di Uta di Naumburg si sarebbe forse persa tra i libri di storia, fin troppo ricca di nomi e di nobili; la donna ha invece conquistato fama eterna, rimanendo viva nei libri di storia dell’arte e nell’immaginario di adulti e bambini di tutto il mondo, che consci o meno della modella originale, rimarranno sempre stregati dalla fatale regina Grimilde.

Cecilia Fiorentini
Cecilia Fiorentini

Ho studiato lingue e sono una studentessa di Conservazione dei Beni Culturali, ho 24 anni e una grande passione per l'editoria e la scrittura. Mi diletto nella lettura di saggi sull'archeologia misterica, sulla spiritualità e sulle credenze di antichi popoli come Egizi, Vichinghi o Nativi Americani.