Sono trascorsi 131 anni da quando Jack lo Squartatore uccise 5 prostitute (o forse di più) nel quartiere di Whitechapel, diventando una leggenda dell’omicidio e creando da solo più letteratura investigativa di tutti gli altri serial killer della storia. In questi 131 anni le teorie riguardo l’identità dell’assassino sono state innumerevoli, ma durante gli ultimi 5 anni i sospetti sono caduti in particolar modo su Aaron Kosminski, un barbiere polacco di fede ebraica che viveva al centro della zona degli omicidi, emigrato dal “Regno del Congresso”, l’allora nome della Polonia controllata dalla Russia.

Kosminski era già stato “accusato” nel 2014, ma un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Forensic Science il 12 marzo 2019, tenta di avvalorare le teorie esposte 5 anni fa, arricchendole di dettagli scientifici e ipotesi investigative.

Perché Kosminski

La teoria che fu il barbiere l’assassino delle prostitute si basa su una sciarpa di una delle donne, la quarta vittima Catherine Eddowes, uccisa nel settembre del 1888.

Sulla sciarpa si trova del liquido seminale e del sangue che gli studi genetici hanno identificato con Aaron Kosminski

Sul tessuto non si trova solo il sangue di Kosminski, ma anche della Eddows, il che avvalora l’ipotesi che, durante l’omicidio, la donna e l’uomo abbiano perso sangue durante la colluttazione.

Sotto, vignetta di Catherine Eddowes:

La storia della sciarpa

La sciarpa venne acquistata nel 2007 da Russell Edwards, uno scrittore, che l’aveva fatta analizzare una prima volta da Jari Louhelainen, biochimico della Liverpool John Moores University. Lo scienziato aveva confermato l’identità di Kosminski, ma lo studio non era stato pubblicato su una rivista scientifica, e i dubbi riguardo l’identità dell’assassino erano rimasti. Il risultato della ricerca del 2014 fu il libro “Naming Jack the Ripper”, nel quale Edwards asseriva che Kosminski fosse Jack lo Squartatore basandosi sulle ricerche di Louhelainen.

Sotto, l’autore Russell Edwards con la sciarpa di Catherine Eddowes:

Avvalendosi dell’aiuto di un altro ricercatore, David Miller, Jari Louhelainen ha quindi pubblicato i risultati dei suoi studi, che indicano come principale indiziato Aaron Kosminski.

Kosminski era sicuramente Jack lo Squartatore?

Nonostante il ritrovamento della sciarpa di Catherine Eddowes e lo studio scientifico dei ricercatori, i dubbi rimangono. La prima incertezza è di carattere circostanziale:

La sciarpa era di un tessuto troppo pregiato per una prostituta o un barbiere

La provenienza dell’accessorio era San Pietroburgo, ma il suo costo superava certamente le possibilità di acquisto di Kosminski. Vero è che il barbiere avrebbe potuto rubarla, anche se appare improbabile.

Inoltre, la sciarpa non fu rinvenuta con certezza sul luogo del crimine, e potrebbe esser stata contaminata nel corso degli anni. Nel paper scientifico dei ricercatori, inoltre, l’identificazione del DNA dei discendenti della Eddowes e di Kosminski è lacunoso, e quindi messo in dubbio da altri ricercatori (Hansi Weissensteiner e Walther Parson, dell’Università di Innsbruck).

In più, ed è un dubbio di ordine logico, la presenza di sangue su una sciarpa non identifica con certezza l’identità di un assassino, perché la sciarpa potrebbe essersi sporcata in altre occasioni, o in momenti diversi.

Esistono però diverse altre prove contro il barbiere di Whitechapel

L’uomo, oltre ad abitare al centro della zona degli omicidi, fu uno dei principali sospetti della polizia londinese dell’epoca. Sir Melville Macnaghten, assistente della London Metropolitan Police, ne nomina uno come un ebreo polacco chiamato “Kosminski” (senza nome). Il memoriale di Macnaghten fu scoperto nei documenti privati di sua figlia, Lady Aberconway, dal giornalista televisivo Dan Farson nel 1959. Macnaghten affermava che c’erano forti ragioni per sospettare “Kosminski” perché

Aveva un grande odio per le donne…con forti tendenze omicide

Nel 1910, il vice commissario Sir Robert Anderson scrisse nelle sue memorie che lo Squartatore era un “ebreo polacco di basso rango”. L’ispettore capo Donald Swanson, che guidava l’indagine, chiamò l’uomo “Kosminski” in note scritte a mano a margine della sua copia di presentazione delle memorie di Anderson. Aggiunse che “Kosminski” era stato osservato a casa di suo fratello, a Whitechapel, dalla polizia, e che venne portato con le mani legate dietro la schiena al laboratorio e poi al manicomio di Colney Hatch, e che morì poco dopo (ma Aaron Kosminski non morì fino al 1919).

Nel 1987, l’autore Martin Fido cercò i documenti di richiesta di asilo per tutti i detenuti chiamati Kosminski e ne trovò soltanto uno: Aaron Kosminski. All’epoca degli omicidi, Aaron viveva in Providence Street o Greenfield Street, entrambi vicini ai luoghi degli omicidi.

Anderson affermò che Kosminski era stato identificato dall’unico testimone di un omicidio, ma che fu impossibile usare la testimonianza a processo perché erano entrambi ebrei, il che impediva all’osservatore di accusare Kosminski.

Jack lo Squartatore Attacca una Donna

Oltre alle note di Anderson e Swanson, però, non esistono riferimenti a Kosminski nelle cartelle della polizia dell’epoca. Il suo comportamento al manicomio di Colney Hatch venne descritto come tranquillo, senza particolari uscite di testa. Egli parlava quasi solo Yiddish, il che significa che il suo inglese era probabilmente assai povero, difficile immaginarlo mentre convince 5 prostitute a seguirlo per i vicoli bui di Whitechapel.

In ultimo, Aaron Kosminski venne rinchiuso nel 1891, 3 anni dopo gli omicidi dello Squartatore.

Perché la sua attività criminale si sarebbe fermata?

La risposta potrebbe venire dalle 7 vittime che non sono ufficialmente attribuite a Jack lo Squartatore, fra cui si conoscono i nomi di Emma Elizabeth Smith, Martha Tabram, Rose Mylett, Alice McKenzie e Frances Coles, quest’ultima uccisa il 13 febbraio 1891. Forse Kosminski non smise mai di uccidere delle prostitute, ma riuscì a non far identificare come vittime dello “Squartatore” le altre donne.

Copertina della rivista Puck del 21 settembre 1889, illustrata da Tom Merry, che vede l’assassino seriale sconosciuto di Whitechapel, Jack lo squartatore, raffigurato mentre è intento a guardare le immagini delle sue vittime e dei poliziotti

Nell’investigazione e nel caso di Jack lo Squartatore purtroppo le certezze sono pochissime, ridotte a prove indiziarie, anche se il DNA recentemente identificato fornisce una base di ragionamento scientifica. La distanza cronologica degli eventi, ormai ben oltre un secolo, e la mancanza dei reperti delle indagini, rende impossibile identificare con certezza l’assassino, che rimarrà per sempre soltanto un sospetto.

Di quei tragici eventi di Whitechapel rimangono certe soltanto le storie delle vittime, raccontate in modo struggente nell’articolo di Annalisa Lo Monaco, e che rischiano di rimanere troppo spesso dimenticate rispetto alla fama del loro cruento assassino.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...