Quando pensiamo agli uomini di Neanderthal è facile immaginarli come versioni più “scimmiesche” di noi Homo sapiens, più grossi e bassi, comunicanti con grugniti simili a grossi animali. Un team di ricercatori ha analizzato tutta una serie di prove fossili per ricostruire la voce di questi nostri antenati, scomparsi attorno ai 40.000 anni fa e con cui condividiamo circa il 99,5% del nostro DNA.

I risultati sono molto diversi dalla nostra immaginazione

La determinazione del tono di voce è stata ricreata a partire dal fossile dell’osso ioide di un uomo di Neanderthal. Lo ioide è un piccolo osso a forma di ferro di cavallo che si trova nella gola e che sostiene la radice della lingua. Negli umani moderni, la sua allocazione è la caratteristica che ci consente di parlare, e lo stesso è presumibile fosse per i Neanderthal.

Sotto, la comparazione fra la posizione dello ioide nell’Homo sapiens (a) e Neanderthal (b):

Il Dr. Robert McCarthy, professore di antropologia nel Dorothy F. Schmidt College of Arts and Letters della Florida Atlantic University, in uno studio del 2008 ha ricostruito i tratti vocali che simulano il suono della voce dei Neanderthal. Usando alcuni fossili risalenti a 50.000 anni fa in Francia e un sintetizzatore computerizzato, la squadra di McCarthy ha generato una registrazione di come un Neanderthal avrebbe pronunciato la lettera “e”.

La breve registrazione (purtroppo ormai irreperibile online) non assomiglia a una lettera in lingua moderna, e McCarthy spiega che il motivo è nella mancanza delle “vocali quantistiche” utilizzate dagli umani moderni. Le vocali quantistiche servono a capirsi fra persone con tratti vocali di diverse dimensioni.

Sotto, scheletro dell’uomo di Neanderthal, fonte Wikipedia:

Sebbene le vocali quantistiche facciano sottili differenze nella parola, la loro assenza limitava enormemente il parlato dei Neanderthal. Ad esempio, i Neanderthal non erano in grado di pronunciare differentemente le parole inglesi “beat” e “bit”.

Nel documentario della BBC Neanderthal: The Rebirth, un team di scienziati, partendo dalle conclusioni di McCarthy, ha studiato i resti scheletrici di alcuni Neanderthal per ricreare il loro modo di muoversi e di comportarsi, ma anche la loro possibile voce. La BBC ha utilizzato la competenza di Patsy Rodenburg, esperta in vocalizzazione, per esaminare un modello teorico dei Neanderthal e teorizzare come avrebbe suonare la loro voce.

Un corto registro vocale, costole enormi, un’ampia cavità nasale e un grosso cranio producevano un suono acutissimo

I Neanderthal parlavano probabilmente in modo assai diverso da come documentari, film e programmi possono averceli fatti immaginare, assomigliando più a dei soprani che a primitivi tenori.

Fonti: Reuters, BBC.

Categorie: Scienza

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...