E’ il 10 (o l’11) Giugno del 323 a.C., a Babilonia. Un uomo di 32 anni, quasi 33, muore in seguito a una sconosciuta patologia che lo affligge da 14 giorni circa. Ha trascorso le sue ultime due settimane in preda a terribili dolori addominali, rimanendo con la mente perfettamente vigile e in grado di comprendere ciò che gli accade intorno. La morte di quell’uomo, fra le milioni che si verificarono in quello stesso anno, verrà ricordata per i millenni a seguire, e sarà causa di speculazioni e indagini, più o meno scientifiche, che hanno appassionato medici e scienziati nel corso degli ultimi decenni. Quell’uomo non era uno qualunque, era:

Alessandro Magno

Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

L’ultima ipotesi riguardo la patologia del “Macedone” arriva dal professor Thomas Gerasimidis, dell’università Aristotele di Thessaloniki, che dal 1995 studia la vita e la morte del condottiero. Secondo il docente Alessandro non sarebbe morto di malaria o polmonite, come ipotizzato a più riprese durante il ‘900, ma di una malattia più subdola e meno riconoscibile:

Necrosi pancreatica

Sotto, l’Impero che riuscì a creare Alessandro nei suoi relativamente pochi anni di vita. Fonte immagine: Generic Mapping Tools via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

La Necrosi Pancreatica origina dalla Pancreatite Acuta, sovente conseguenza di calcoli biliari creati all’interno della colecisti (anche nota come cistifellea) che escono dalla sede e passano nel coledoco, causando una flogosi del Pancreas e la possibile conseguente necrosi.

Sotto, lo schema grafico degli organi coinvolti nello sviluppo della Pancreatite Acuta e della conseguente Necrosi Pancreatica:

Oggi i calcoli biliari vengono identificati con una semplice ecografia (o risonanza magnetica) e trattati quasi sempre con un’operazione in laparoscopia (della durata di pochissime ore) che ha lo scopo di asportare la cistifellea ed evitare la nuova creazione di calcoli.

L’intervento di colecistectomia per via laparoscopica è il più eseguito al mondo

Al tempo di Alessandro questo tipo di medicina era fantascienza, mentre erano frequentissimi i grandi banchetti con gustose e grasse pietanze e fiumi di vino, spesso all’origine di questo tipo di patologie.

Il professor Gerasimidis ha studiato le fonti storiche, fra cui Arriano, Tolomeo, Plutarco e Quinto Curzio, che hanno descritto i sintomi del decorso della malattia, che durò soltanto 14 giorni circa.

La sintomatologia fu tipica della necrosi pancreatica e dei problemi legati ai calcoli biliari. Fortissimi dolori addominali dopo un pasto abbondante, seguiti da febbre e da un rapido degrado della salute quotidiana, con la tipica lucidità piena del malato in tutte le fasi del dolore. A seguito dell’infiammazione del Pancreas e della sua necrosi Alessandro sviluppò una forma di sepsi che lo portò alla rapidissima morte.

Sotto, raffigurazione della morte di Alessandro Magno:

E’ bene specificare che la tesi del professor Gerasimidis è soltanto l’ultima in ordine di tempo ad aver raggiunto l’attenzione dei media. E’ di circa un anno fa l”ipotesi della dottoressa Katherine Hall, dell’Università di Odago, in Nuova Zelanda, che identificava la causa della morte nella Sindrome di Guillain Barré (GBS), di cui abbiamo ampiamente parlato nell’articolo dedicato.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...