9 Luglio 1968. National Institute of Health a Bethesda, Maryland. Lo scienziato John Calhoun posiziona 8 topi bianchi in un recinto quadrato largo 2,7 metri con pareti alte 1,3 metri, aperto in alto per permettere l’osservazione degli animali.

Calhoun ancora non lo sa, ma il suo esperimento sarà destinato a far discutere per molti decenni a seguire, e influenzerà etologi, psicologi del comportamento e studiosi di tutto il mondo

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Ma quel giorno d’estate di più di mezzo secolo fa John Calhoun non sa nulla di tutto questo. E’ un etologo sulla cinquantina specializzato negli studi del comportamento animale. Forse ha intuito che la popolazione umana mondiale sta crescendo in modo vertiginoso, troppo vertiginoso, e vuole prevedere cosa possa succedere nel caso in cui l’ambiente naturale diventi troppo piccolo per l’uomo stesso. Sicuramente non lo sa, ma mezzo secolo dopo, nel 2020, con una popolazione mondiale di quasi 8 miliardi di abitanti e l’habitat animale drasticamente ridotto, un’epidemia virale paralizzerà tutti gli esseri umani sul nostro pianeta, con conseguenze che oggi non possiamo ancora immaginare.

Ma torniamo a quel piccolissimo esperimento, partito con 8 topi, e a quel recinto in una fattoria del Maryland.

I topi scelti come cavie sono i migliori esemplari del NIMH (National Institute of Mental Health – Istituto Nazionale della Salute Mentale) e vengono posizionati in un mondo in cui non è necessario alcuno sforzo per difendersi dai predatori o per procurarsi il cibo, e inoltre sono protetti dall’insorgere delle malattie.

Devono solo mangiare e riprodursi

Universo 25, così si chiama la gabbia, ha uno spazio orizzontale libero e tante nicchie disposte nei muri verticali, che possono essere raggiunte dai topi grazie a delle griglie in ferro saldate sulle pareti. Le nicchie sono collegati da 4 tunnel e sono complessivamente 256, un numero di nidi sufficienti a ospitare (teoricamente) 3.800 topi in tutto. La gabbia viene pulita ogni 4 settimane.

L’habitat avrebbe teoricamente permesso la sopravvivenza di 3.800 topi

La vita all’interno della gabbia è un paradiso teorico. Niente gatti, niente trappole, niente caldo o freddo, e nemmeno il rischio di finire vivisezionati come cavie od oggetto di operazioni con bisturi e siringhe. Nulla di tutto questo. Semplicemente mangiare e riprodursi.

E infatti il numero di topi inizia a crescere vertiginosamente

Sotto, un video mostra Universo 25:

La popolazione, dopo un periodo di circa 3 mesi di adattamento, inizialmente raddoppia ogni due mesi. Prima 20 topi, poi 40, poi 80 e così via. In seguito la curva di crescita cala un po’ ma la popolazione raggiunge le 620 unità nell’Agosto del 1969, un anno dopo l’inizio dell’esperimento. Dopo 560 giorni, quindi dopo circa un anno e mezzo dal momento in cui furono introdotte quelle prime 4 coppie di topi, Universo 25 raggiunge il massimo della sua popolazione con 2.200 esemplari.

Poi, le cose iniziano a cambiare

I topi vivi superano di molto i ruoli sociali disponibili, e si iniziano a notare delle anomalie comportamentali che diventano via via più innaturali. Alcuni maschi iniziano ad attaccare femmine e neonati. Altri diventano pansessuali, tentando di avere rapporti con tutti i topi disponibili. Le femmine rimaste sole, in pericolo perché minacciate dai maschi, si rifugiano nei nidi più alti portando con sé la prole, alla quale però non sono in grado di provvedere perché impegnate nella difesa del territorio. La stragrande maggioranza dei piccoli viene lasciata morire e nessuno si cura di loro.

In alcune zone di Universo 25 il tasso di mortalità dei piccoli raggiunge il 96%

Altri esemplari all’interno della gabbia, definiti da Calhoun “i Belli”, non si preoccupano di nulla se non di mangiare e lisciarsi il pelo, e sono gli unici che non riportano ferite da combattimenti con altri individui. I gruppi di topi rimasti che girano all’interno della gabbia sono sproporzionati, a volte con 1 solo maschio per 10 femmine oppure di 20 maschi e 10 femmine.

In questa situazione esplose la violenza, il pansessualismo e persino il cannibalismo (nonostante il cibo fosse abbondantemente disponibile), che portò al totale collasso l’utopia di Universo 25.

Dal 600-esimo giorno in poi la popolazione inizia a calare, e l’ultima nascita risale al 920-esimo giorno, il 1° Marzo 1970. L’esperimento termina 5 anni dopo il suo inizio, nel 1973, con la società dei topi che è completamente estinta e l’ultimo topo è spirato.

Sotto, il grafico con l’evoluzione demografica di Universo 25. La linea tratteggiata mostra l’andamento dopo il giorno 700:

Quello che doveva essere un paradiso per topi si rivelò un inferno

La società di topi in cui non esistevano esigenze se non quelle di interazioni sociali era collassata, annientata dalla mancanza di ruoli sociali da impiegare a causa della sovrappopolazione, infine distrutta dai suoi stessi membri.

Le conclusioni di Calhoun

Nel 1973, Calhoun pubblicò la sua ricerca sull’Universo 25 dal titolo “Death Squared: The Explosive Growth and Demise of a Mouse Population”. La pubblicazione, per dirla in modo leggero, è un’intensa esperienza di lettura accademica. Al suo interno si trovano citazioni del libro dell’Apocalisse, con dei corsivi su alcune parole per enfatizzare la situazione come ad esempio “uccidere con la spada e con la carestia e con la pestilenza e con le bestie selvagge”.

I topi venivano definiti con nomi umani, come “i belli” per quelli che erano tranquilli e non si accoppiavano, i “bevitori sociali” quelli che si affollavano attorno alle bottiglie d’acqua e il collasso della società venne definito:

Fogna del comportamento

Tutto questo era un linguaggio poco accademico, ma perfettamente in grado di trasmettere in modo vivido il pensiero del suo creatore.

Le conclusioni di Calhoun furono sconcertanti:

Non importa quanto sofisticato l’uomo creda di essere, una volta che il numero di individui in grado di ricoprire un ruolo sociale supera largamente il numero di ruoli disponibili, la conseguenza è la distruzione dell’organizzazione sociale

John Calhoun incontra Papa Paolo VI il 27 September 1973. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia:

Le conclusioni dello scienziato, discusse e oggetto di approvazione o controversia, scioccarono la comunità scientifica dell’epoca, che era seriamente preoccupata dall’esplosione demografica (durante gli anni del benessere negli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 si assistette a una crescita sostenuta, rallentata soltanto negli anni ‘2000) e che non aveva idea di cosa ciò avrebbe comportato.

Sotto, la curva di crescita della popolazione mondiale:

Chissà cosa penserebbe oggi John Calhoun del nostro pianeta dopo l’effetto dell’epidemia e del distanziamento sociale. Forse, usando l’immaginazione, ci sta osservando come osservava i suoi topi, intenti a distruggere la società che essi stessi avevano creato.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...