Una storia da costruire per raccontarsi e crescere

Sviluppare la creatività fin da piccoli è molto importante, ma non sempre si hanno gli strumenti, o meglio, ci si chiede come fare e, soprattutto, se esistano modalità corrette.

Nel campo delle neuroscienze, sono state effettuate molte ricerche in merito e, in sostanza, quello che è emerso è che quando i bambini ascoltano una storia, l’attività del cervello aumenta, facendo aumentare immaginazione e curiosità. Ecco una parola chiave: “curiosità”.

La curiosità è un ingrediente fondamentale dell’apprendimento. E` scientificamente  provato che un bambino curioso è un bambino che dimostra intelligenza. La creatività si sviluppa grazie a una mente curiosa, desiderosa di conoscere…

L’influenza ambientale è determinante, è bene ricordare, infatti, che la creatività è un’abilità e come tale deve essere allenata e spronata. In buona sostanza si può affermare che uno degli obiettivi educativi per eccellenza è proprio quello di stimolare la creatività, al fine di offrire un’educazione il più possibile equilibrata. Non  a caso, infatti, i bambini che avranno sviluppato una buona dose di creatività saranno adulti aperti, inclini all’ascolto e maggiormente sereni.

La narrazione, il raccontare una o più storie, diviene un un mezzo privilegiato per sviluppare competenze come l’ascolto e la comunicazione, ma non solo: il racconto aiuta e stimola la relazione e può essere utilizzato come veicolo per spiegare e introdurre un nuovo argomento e/o una nuova situazione.

In questo caso,  Federica ha ideato un racconto per spiegare alla piccola Elena un imminente viaggio: il suo primo viaggio in aereo verso l’Italia. Da mamma, Federica si è preoccupata delle tante ore di volo che la bambina dovrà affrontare e, spinta anche dal Metodo ACA e dalla coerenza della nostra ricerca, ha pensato  di costruire un strumento personalizzato che possa, in ogni caso, contribuire allo sviluppo del pensiero e a stimolare la creatività.

Di seguito vi proponiamo la storia di Matteo…

La storia di Matteo

Il protagonista di questa storia si chiama Matteo, un bambino italo – cinese di 3 anni che vive in Cina con la sua mamma, il suo papà e i suoi nonni paterni. Purtroppo però, a causa di un brutto virus che ha colpito il mondo intero, non ha mai potuto incontrare i nonni materni, gli zii e gli altri parenti che vivono in Italia.

Matteo è un bambino vivace, curioso, che ama osservare e fare nuove esperienze. Quando ha saputo di questo viaggio, era molto emozionato, ma allo stesso tempo impaurito e un po’ nervoso: era la prima volta che prendeva l’aereo e non sapeva cosa aspettarsi, cosa dovesse fare in aeroporto e soprattutto come si doveva comportare una volta in volo. Il viaggio era lungo e pieno di insidie.

“In aereo si può giocare e correre con gli altri bambini? Se mi viene fame, cosa mangio? Riuscirò a dormire? Se le altre persone non riescono a capirmi, come faccio? E se i miei genitori mi lasciano da solo?”

Le domande che Matteo si poneva erano tante, a detta sua…troppe.

L’espressione preoccupata del bambino aveva attirato subito l’attenzione dei suoi genitori che si erano avvicinati chiedendogli cosa lo preoccupasse di più, cercando di rassicurarlo e spiegargli che non c’era niente di male ad avere paura. Con il supporto di alcuni libri, gli hanno fatto vedere cosa bisognasse fare prima di salire sull’aereo e cosa si potesse fare per passare il tempo.

Grazie alla vicinanza dei suoi genitori, Matteo si sentiva più tranquillo perché sapeva di non essere solo e sicuramente sarebbe andato tutto bene.

Il grande giorno era arrivato: sveglia presto e via, direzione: aeroporto. Imbarco valigie (check-in) e poi controlli di sicurezza.

Mentre Matteo e i suoi genitori aspettavano che il gate aprisse, hanno fatto un giro osservando quello che stava accadendo intorno a loro: alcune persone sembravano molto contente, forse partivano per le vacanze, altre sembravano tristi, altre ancora correvano perché erano in ritardo. C’era chi mangiava qualcosa, chi parlava al telefono, chi leggeva e chi dormiva.

E poi c’erano loro: gli aerei, sembravano grandissimi! Matteo non credeva ai suoi occhi. Si è avvicinato alle grandi vetrate e si è fermato diversi minuti ad osservarli senza dire una parola, per poi esclamare: “Wow! Sono fantastici!

Il gate era aperto, il suo viaggio stava per iniziare.

“Pronti, partenza…via! Destinazione: Italia.

Considerazioni e motivazioni

Vediamo ora perché Federica ha deciso di scrivere questa storia all’apparenza un po’ banale e forse scontata, ma che in realtà nasconde uno scopo ben preciso. Non a caso il protagonista, Matteo, si trova in una situazione simile a quella di Elena: è un bambino italo – cinese che vive in Cina con la sua famiglia e a causa della pandemia non ha ancora potuto incontrare i suoi nonni materni e i suoi zii italiani, se non attraverso uno schermo. Qui, invece che focalizzare l’attenzione sull’aspetto linguistico o sull’aspetto culturale, come eravamo solite fare durante la nostra ricerca, l’obiettivo è quello di aiutare Elena a capire cosa significhi prendere un aereo e cosa comporti il viaggio. Nonostante a casa abbia diversi libri, non c’è nulla riguardo gli aerei.

La bambina ha fatto qualche viaggio sul treno ad alta velocità, sperimentando il controllo documenti dei suoi genitori, e i controlli di sicurezza, ma questa sarebbe la sua prima volta su un aereo.

Nel gioco simbolico compaiono solamente il treno, utilizzato per raggiungere i nonni a Beihai, oppure la macchina con cui andare allo zoo.

Finalmente anche per Elena è arrivato il momento di organizzare il viaggio in Italia per incontrare i suoi nonni; in mezzo a tanto entusiasmo e agitazione per i preparativi, Federica ha pensato che forse fosse il caso di far “familiarizzare” la bambina con l’aereo, conoscere meglio questo mezzo di trasporto ancora sconosciuto e renderla più a suo agio una volta arrivati in aeroporto. Quale modo migliore per farlo se non attraverso una storia, magari che abbia delle somiglianze con la situazione che la sua famiglia sta vivendo?

Un primo approccio utile per far capire che non c’è niente di male ad aver paura e che se ci si fa un’idea di ciò a cui si va incontro, attraverso l’aiuto di un adulto, questa sensazione si trasformerà in qualcosa di davvero piacevole.

Questa storia funge da introduzione all’argomento che può essere successivamente approfondito con la lettura di alcuni libri o il supporto di materiali audiovisivi, scelti con cura in base all’età e alle attitudini del bambino.

Concludendo, ci auguriamo che questa esperienza possa essere utile anche per situazioni diverse: l’importante, in qualsiasi rapporto è creare fiducia, infondere sicurezza e creare le condizioni utili ad affrontare anche gli imprevisti, d’altro canto: “… Quando le radici sono profonde non c’è motivo di temere il vento…” (Proverbio africano).

Articolo a cura di Haidi Segrada e Federica Mascheroni

Haidi Segrada

Haidi Segrada è esperta in glottodidattica infantile, formatrice e docente a contratto all’Università degli Studi dell’Insubria nell’ambito dei corsi CIM (Comunicare e Interagire con i Minori). Direttrice di Scuola dell’Infanzia, è autrice di diversi testi a carattere pedagogico- didattico e ideatrice del Metodo educativo-pedagogico per bambini dai 2 ai 6 anni “A.C.A. – Ascolto, Comunicazione, Azione”.