La città reale Akhetaton, nota oggi come Amarna, era un insediamento nuovo per gli Egizi vissuti nel XIV secolo avanti Cristo. Essa fu fondata ex-novo da Akhenaton, il Faraone eretico che introdusse un culto semi-monoteista del dio Aton, che fu padre di Tutankhamon e marito della famosa regina Nefertiti. Costruita a metà strada fra il Cairo e Luxor, sulla riva orientale del Nilo, la città fu la capitale dell’Egitto per pochi anni, fino a quando Tutankhamon non trasferì la sede della corte nuovamente a Tebe.

Akhetaton era una città rivoluzionaria per l’epoca, con templi costruiti senza tetti in modo da consentire il passaggio dei raggi solari, e quindi del Dio Aton, direttamente sui fedeli. Ancora più rilevante, molte strutture vennero costruite con l’uso di mattoni di pietra noti come “Talatat”, che sostituirono le grandi rocce con cui venivano precedentemente realizzati gli edifici monumentali e che consentivano a un operaio di trasportare un singolo blocco.

Sotto, Decorazioni murali ricostruite dal Tempio di Akhenaton a Karnak. L’edificio fu successivamente demolito e i suoi blocchi di pietra (“talatat”) usati per costruire il nucleo del 9° pilone del tempio di Amun durante il regno di Horemheb:

Dopo la distruzione di Akhetaton da parte dei faraoni successivi, i Talatat vennero reimpiegati in altre costruzioni, preservandoli dall’oblio e consentendo agli archeologi moderni di riassemblare alcune scene dipinte sui mattoni nell’originale città di Akhetaton.

Oltre ai Talatat, le rovine di Akhetaton consentono di ricostruire in parte gli edifici della città, e di immaginare le costruzioni e gli spazi come dovevano apparire oltre 3.300 anni fa.

Sotto, l’animazione realizzata per la mostra dedicata ad Akhenaton e Nefertiti a Bordeaux nel 2017 ci porta ad Amarna nel XIV secolo avanti Cristo:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...