L’artista norvegese Fredrik Raddum è famoso per le sue fantasiose sculture figurative e installazioni artistiche, che spesso esplorano temi a sfondo politico. La più recente collezione di sculture in bronzo di Raddum, intitolata Hacienda Paradise – Utopia Experiment, è stata esposta all’inizio di quest’anno alla Galleri Brandstrup di Oslo, e si riferisce a una storia di quasi un secolo fa chiamata “Galápagos Affair”.


The Galápagos Affair

Alla ricerca di un proprio Eden, un gruppo di europei stanchi del mondo occidentale lasciò la patria per andare a vivere alle Galápagos, all’inizio degli anni ’30. I primi ad arrivare furono Friedrich Ritter e la sua amante, Dore Strauch, che si stabilirono nell’isola più remota, Floreana. In seguito arrivò la famiglia Wittmer, composta da tre persone e sempre tedesca, e poi la baronessa Eloise von Wagner Bosquet con due compagni, John Garth e Rolf Blomberg.

Non trascorse molto tempo che la baronessa e uno dei suoi amanti sparirono misteriosamente

Le sculture di Raddum metaforizzano quella strana vicenda, dalle circostanze surreali e misteriose. Una delle sculture mostra un uomo trascinato via da un corvo, mentre in un’altra una donna poggia i piedi su due teste umane ed esala uno strano fluido solido dorato. Il carapace di una tartaruga gigante esemplifica la leggenda della tartaruga di Floreana, in grado di leggere la mente dei visitatori. Nella scultura, il carapace viene utilizzato come nicchia per il fuoco.

Una donna calpesta i volti di due uomini ed esala uno strano fluido dorato:

Il carapace della tartaruga viene usato come nicchia per il fuoco:

Il fuoco all’interno del Carapace:

Lasciate qui le vostre armi:

L’artista descrive la sua serie affermando che:

Possiamo cambiare ambiente, ma non possiamo fuggire a noi stessi

Se siete appassionati di misteri e delitti, di seguito il trailer di “The Galapagos Affair: Satan Came to Eden“, che include anche i 4 minuti di un film con protagonisti i migranti di Floreana dal titolo “The Empress of Floreana”:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...