Una Ricerca di Stanford afferma che l’Uomo è causa della Sesta Estinzione di Massa

Diverse specie animali in tutto il mondo stanno scomparendo per sempre dalla faccia della Terra, mettendo l’uomo di fronte a una responsabilità inquietante:

Essere la causa della sesta estinzione di massa del nostro pianeta

Durante l’ultimo secolo, a partire dagli inizi del ‘900, numerose specie di vertebrati si sono estinte, con un ritmo 114 volte più veloce di quello che avrebbero avuto in assenza di attività umane. Ciò significa che il numero di specie che sono scomparse negli ultimi 100 anni avrebbero impiegato 11.400 anni per estinguersi seguendo i tassi di estinzione naturale, e i calcoli sono stati realizzati utilizzando le stime più prudenti, ovvero quelle meno catastrofiche.

Gran parte delle estinzioni è dovuto alle attività umane che portano a inquinamento, perdita di habitat, introduzione di specie invasive o aumento delle emissioni di carbonio che causano i cambiamenti climatici e l’acidificazione degli oceani.

Le nostre attività stanno causando una massiccia perdita di specie che non ha precedenti nella storia dell’umanità e pochi precedenti nella storia della vita sulla Terra

La frase sopra è del ricercatore Gerardo Ceballos, docente di conservazione ecologica presso l’Università Autonoma Nazionale del Messico e visiting professor alla Stanford University.

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Ceballos è un ricercatore che ha come vocazione la conservazione delle specie animali di tutto il pianeta. Nel nuovo studio da lui promosso, lui e i suoi colleghi si sono focalizzati sui tassi di estinzione dei vertebrati, quindi i mammiferi, gli uccelli, i rettili, gli anfibi e i pesci.

La prima fase: stabilire quante specie si estinguono naturalmente nel tempo

Utilizzando i dati di una ricerca del 2011 pubblicata sulla rivista Nature, si è stabilito che la terra assiste mediamente a 2 estinzioni per 10.000 specie di vertebrati ogni 100 anni. Tale studio è basato sulla valutazione dei fossili e di alcuni specifici documenti storici. Questa velocità del tasso di estinzione era superiore a quello riscontrato in altri studi, che considerano spesso una velocità di circa la metà rispetto a quest’ultimo.

La ricerca pubblicata su Nature è disponibile sul sito ufficiale della rivista.

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Sopra: Mei Xiang, un panda gigante presso lo Zoo Nazionale dello Smithsonian di Washington. In Natura esistono meno 2.500 panda giganti.

Fotografia di Abby Wood, National Zoo di Smithsonian

La seconda fase: stabilire quante specie si sono estinte negli ultimi secoli

Ceballos e i suoi colleghi hanno quindi calcolato la velocità del tasso di estinzione moderno. Utilizzando i dati provenienti dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), un’organizzazione internazionale che tiene traccia delle specie minacciate e in via di estinzione, sono riusciti ad estrapolare il dato delle specie di vertebrati estinte a partire dal 1500 dopo Cristo. I dati hanno consentito di calcolare due tassi differenti: una velocità del tasso di estinzione basato sui vertebrati estinti e uno sui vertebrati estinti e probabilmente estinti.

Seguendo il tasso di estinzione naturale a partire dal 1500 avrebbero dovuto estinguersi soltanto 9 specie di vertebrati. A causa dell’uomo se ne sono estinte 468

Nello specifico le specie estinte coinvolgono 69 specie di mammiferi, 80 specie di uccelli, 24 specie di rettili, 146 specie di anfibi e 158 di pesci. Ognuna di queste specie perdute giocava un ruolo nel proprio ecosistema, sia che si trovasse in cima sia alla base della catena alimentare.

Ogni volta che perdiamo una specie erodiamo le possibilità della Terra di fornirci sussistenza ambientale“, afferma Ceballos.

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I ricercatori identificano un’estinzione di massa quando oltre il 5 per cento delle specie della Terra si estingue in un breve periodo di tempo, misurato secondo le ere geologiche. Sulla base dei reperti fossili la storia ci dice che la terra ha assistito a circa 5 estinzioni di massa, l’ultima delle quali avvenne 65 milioni di anni fa, quando (probabilmente) un meteorite colpì la terra e provocò l’estinzione dei dinosauri non aviani. Paul Ehrlich, professore di studi della popolazione biologica alla Stanford University, afferma in un comunicato

Lo studio dimostra senza alcun dubbio significativo che stiamo entrando nella sesta grande estinzione di massa

Addio alla diversità biologica

Se le estinzioni continueranno con questo ritmo, una grande parte della biodiversità del pianeta andrà persa in un periodo di circa 2/3 vite umane, e potrebbero essere necessari milioni di anni per riacquistare parte del patrimonio perduto. Ceballos fa anche un’altra importante considerazione. Alcune popolazioni di vertebrati, come ad esempio gli Elefanti, ma anche i Leoni, i Ghepardi, le Tigri, i Rinoceronti o i Giaguari, non sono ancora estinti ma sono così pochi da risultare praticamente ininfluenti nell’ecosistema in cui vivono.

Pangolini

Sopra: a Bangkok, in Tailandia, un gruppo di giornalisti fotografa una spedizione di pangolini intercettata all’aeroporto internazionale della città, destinata al mercato nero della medicina tradizionale cinese.

Ceballos afferma inoltre: “Evitare una vera e propria sesta estinzione di massa richiederà rapidi sforzi per la conservazione delle specie già minacciate, alleviando le pressioni sulle loro popolazioni e in particolare, la perdita di habitat, lo sfruttamento eccessivo a scopo di lucro e i cambiamenti climatici“.

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Sopra: Rangoon, Birmania. Un orso nero asiatico presso un allevamento. L’azienda mantiene gli orsi in cattività per prelevarne la bile, una sostanza altamente pregiata sul mercato della medicina tradizionale cinese.

Lo studio non è inoltre il primo a giungere a queste conclusioni. Nel 2014 il professor Clinton Jenkins, visiting professor presso l’Istituto di Ricerca Ecologica in Brasile, pubblicò una ricerca che aveva raggiunto le medesime conclusioni generali di Ceballos e colleghi, ma che era addirittura ampliato alle specie vegetali. Considerando anche le specie di piante, fiori e simili, la velocità del tasso di estinzione attuale è di circa 1.000 volte superiore a quello che la terra avrebbe avuto senza le attività dell’uomo.

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Sopra: presso gli uffici dell’unità di protezione degli animali di Scotland Yard, un agente di polizia mostra una testa di tigre sequestrata durante un raid a Londra.

Elefante

Un grande elefante del Chitwan National Park siede con le gambe incatenate. Lo splendido animale ha 50 anni, ed è tenuto in catene perché durante tutta la propria vita ha ucciso 5 trasportatori.

Fonte per il testo LiveScience, le fotografie in Bianco e nero sono di Patrick Brown tratte dal suo libro “Trading to Extintion” e altri dati sono stati estrapolati da Eniclopedia Britannica.

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...