La protesi dell’immagine di copertina sta svelando importantissime informazione agli studiosi di medicina antica e agli archeologi. Questa protesi in legno ha oltre 3.000 anni, ed è stata trovata sul piede di una mummia di una donna del sito di Sheikh’ Abd el-Qurna, a ovest di Luxor, in Egitto. La protesi è un autentico capolavoro di scultura antica, e consentì alla donna non solo di vivere con un alluce “reale”, ma anche di giungere al mondo dei morti con il corpo “integro”. Secondo la religione dell’Antico Egitto, la conservazione del corpo era fondamentale per la vita eterna, e l’alluce ebbe quindi una funzione cruciale nella percezione del proprio corpo durante la fase del trapasso.

Il sito con gli scavi archeologici. Fotografia dell’Università di Basilea:

Nuove ricerche condotte sull’alluce, fatte grazie ai raggi X, hanno consentito di comprendere come la protesi fu rimodellata più volte, modificata seguendo le esigenze della sua indossatrice. Il motivo del taglio dell’alluce della donna rimarrà probabilmente sconosciuto, forse un casuale incidente o anche un’operazione di amputazione volontaria, ma la sua volontà di ottenere una protesi “perfetta” rimane ben visibile nei successivi ritocchi fatti alla protesi. La mummia appartiene con ogni probabilità alla figlia di un sacerdote, una posizione sociale elevatissima per l’epoca.

Sotto, alcuni affreschi e le porte di ingresso al tempio. Fotografia dell’Università di Basilea:

Dello studio è stato redatto un articolo sul sito dell’università di Basilea, dove si legge che “Il piede artificiale testimonia le competenze dell’artigiano e la sua familiarità con la fisionomia umana. Il know-how tecnico si vede particolarmente nella mobilità dell’estensione protesica e nella robusta struttura delle cinghie“.

La ricostruzione digitale svolta presso l’Università di Basilea:

La protesi, risalente all’età del ferro, fu trovata in una tomba nella vecchia cappella sepolcrale presso la cima del santuario di Abd el-Qurna, ad ovest di Luxor, in Egitto, ed oggi si trova al Museo del Cairo. Secondo i ricercatori, la cappella faceva parte di un gruppo di tombe di roccia costruite per persone di classe elevata vicine alla famiglia reale. Anche se la tomba era stata saccheggiata, le scoperte nel sito stanno aiutando gli archeologi a costruire delle “storie della vita” della persone che utilizzavano questi antichissimi oggetti.

Le fotografie sono state realizzate da Matjaž Kačičnik per l’università di Basilea.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...