Federico III d’Asburgo, nato nel 1415, fu Imperatore dei Romani per un lunghissimo periodo di tempo, dal 1440 sino alla morte, occorsa nel 1493. Nonostante non abbia vinto sul campo molte battaglie è ricordato come uno dei più proficui regnanti dell’Austria, bisnonno di quel Carlo V sul cui “Impero non tramontava mai il sole”.

Federico III in vita fu un abile politico, che riuscì con la diplomazia ad assicurarsi numerosi territori e ricchezze. La sua tomba reale, un raro caso di sepolcro antico non violato di un sovrano Europeo, fu realizzata in stile gotico proprio al termine del Medioevo, e viene considerata un capolavoro dell’arte scultorea di quel periodo storico.

All’interno della tomba è stato recentemente scoperto un tesoro di gioielli, monete, tessuti e una corona d’oro

La scoperta non giunge inaspettata, ma fino a poco tempo fa non si era sicuri nemmeno della presenza del sovrano.

Sotto, Federico III nel 1468, dipinto di Hans Burgkmair:

Un Regno lunghissimo

Federico III governò il Sacro Romano Impero per 53 anni, un lungo periodo insolito per un sovrano medievale. Durante il suo regno riuscì a diventare l’unico imperatore asburgico ad essere incoronato dal papa, consolidando il dominio dell’Austria e gettando le basi per il dominio asburgico dell’Europa nel XVI secolo.

La Morte

Federico morì, come spesso accadeva all’epoca, per un’operazione oggi considerata banale: l’amputazione della gamba sinistra. L’8 giugno del 1493 l’arto gli fu amputato sotto la direzione del chirurgo Hans Seyff nel castello di Linz. Sebbene Federico fosse inizialmente sopravvissuto alla procedura, morì il 19 agosto 1493, all’età di 77 anni. I contemporanei citarono come causa della morte le conseguenze dell’amputazione della gamba, la senilità e la diarrea causata dall’eccessivo consumo di melone. Le sue viscere furono probabilmente sepolte separate dal corpo (come spesso accadeva all’epoca) il 24 agosto 1493 nella chiesa parrocchiale di Linz.

Sotto, Dettaglio di “Enea Piccolomini (Papa Pio II) presenta Eleonora del Portogallo a Federico III”, dipinto dal Pinturicchio nella Libreria Piccolomini a Siena (1502-1508):

L’arrivo degli Ottomani in Carinzia ritardò l’arrivo del figlio Massimiliano I, e con esso il servizio funebre. Le esequie si svolsero infine nella Cattedrale di Santo Stefano il 6 e 7 dicembre 1493, e oltre al corpo venne sepolta anche la gamba amputata qualche mese prima.

La sua tomba, scolpita da Nikolaus Gerhaert von Leyden nella Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, è una delle opere più importanti dell’arte scultorea del Basso Medioevo. L’opera non fu completata fino al 1513, due decenni dopo la morte di Federico, ed è sopravvissuta nelle sue condizioni originali.

Federico III e la tomba vuota

Sino al 1969 numerosi storici sostenevano che la tomba di Federico III fosse vuota. Così, un gruppo di ricercatori (in gran segreto) praticò un piccolo foro per confutare le voci che volevano il sepolcro vacuo. Grazie al pertugio si intravidero alcune delle ricchezze presenti, oltre ai resti dell’Imperatore.

Sotto, la Tomba di Federico III. Fotografia di Bwag condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Nel 2013, in occasione del 500° anniversario del completamento del monumento, un gruppo di ricercatori ha nuovamente deciso di indagare la tomba. Grazie all’utilizzo di endoscopi medici e GEODAR sono stati in grado di certificare la presenza di una “bara reale con piastre in ceramica smaltata e tessuti preziosi”.

Andrea Mantegna, Mantova Camera degli Sposi, Federico I Gonzaga (a destra) a colloquio con Federico III d’Asburgo e Cristiano I di Danimarca:

Più di recente una nuova squadra di ricerca ha sfruttato il foro laterale praticato nel 1969 per ispezionare la tomba di Federico III. Con l’impiego di tecnologia W-LAN e luci miniaturizzate sono stati documentati non solo i tessuti e le ceramiche, ma anche la corona dell’Imperatore, probabilmente realizzata in argento dorato, e uno scettro a globo che si trova parallelo al corpo.

Sotto, sepolcro di Federico III. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

La corona è un oggetto particolarmente prezioso, perché si tratta del primo esemplare sopravvissuto del tipo “Mitrenkrone”, con cui vennero incoronati numerosi Asburgo successivi. Oltre a scettro e corona i ricercatori hanno anche identificato “monete con l’effige di Federico e un grande crocifisso con una statuetta di Gesù”, e le maniglie d’oro della bara.

Sotto, Federico III in età anziana. Si noti l’inizio del prominente “Mento Asburgo”, una delle tare genetiche che porta in dote la politica matrimoniale endogamica degli Asburgo:

Oltre ai metalli preziosi sono presenti anche ricchi tessuti. Il corpo è protetto da due teli di velluto cuciti con fili d’oro e d’argento, probabilmente realizzati in Italia (all’epoca Firenze e Venezia erano le capitali mondiali dei tessuti preziosi). Proprio a causa dei teli in velluto non si sa cosa indossasse Federico III al momento della sepoltura.

Una scoperta unica

Dopo aver realizzato le immagini i ricercatori le hanno mostrate a uno dei curatori della cattedrale, Franz Kirchweger, il quale ha commentato: “Quando mi sono state mostrate le fotografie ho avuto la sensazione di essere Howard Carter quando vide per la prima volta le ricchezze della tomba di Tutankhamon“.

Sotto, dettaglio del ricchissimo sepolcro. Fotografia di Georges Jansoone condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

I risultati della ricerca sono stati presentati a Vienna a inizio Novembre e a Dicembre saranno pubblicate le immagini dello studio. Probabilmente il contenuto del sepolcro verrà conosciuto soltanto mediante queste fotografie (o simili) perché la sua apertura danneggerebbe irreparabilmente l’opera e il suo contenuto.

Le immagini dell’interno della tomba sono pubblicate sul sito Derstandard, non pubblicate su Vanilla Magazine a causa dei diritti di Copyright.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...