Quando si parla di QI, quoziente d’intelligenza, si tende a mal interpretare il concetto dietro a un freddo numero. Il QI viene spesso associato all’intelligenza “innata” o “genetica”, ma in realtà è una percezione poco aderente alla realtà.

Un cervello ben allenato ragiona e risolve problemi in modo più veloce e accurato rispetto a un cervello che non è stato abituato al ragionamento in modo continuativo. La qualità dell’istruzione influenza quindi in modo significativo i punteggi del QI, e rappresenta un interessante spunto per giudicare il funzionamento del sistema scolastico di ogni nazione.

Il QI è un punteggio che va da 40 a 160, la cui media è 100

Ciò che può sembrare controintuitivo è come il QI medio della popolazione dei paesi sviluppati, che si è mantenuto di 100 punti nel corso del tempo, non sia cresciuto con la diffusione di un sistema scolastico obbligatorio. Il motivo risiede nel fatto che il QI è misurato rispetto all’intera popolazione, in modo tale che la media rimanga sempre uguale a 100 (motivo per cui i test del QI subiscono regolarmente un processo di normazione).

Visto che la qualità dell’istruzione è migliorata costantemente nella maggior parte dei paesi, una persona che ha totalizzato 100 punti in un moderno test del QI avrebbe ottenuto un punteggio di circa 120 in un test del QI del 1950 (questo aggiornamento è chiamato effetto Flynn).

Ad esempio, una persona con QI pari a 82 (il valore dell’Albania nella mappa sotto), avrebbe avuto un QI superiore alla media per gli standard degli anni ’50. Ciò indica che il sistema educativo albanese è in ritardo rispetto alla maggior parte degli altri paesi europei, ma ovviamente non che gli albanesi siano in alcun modo intrinsecamente meno intelligenti di altri europei.

La mappa si basa sul libro Intelligence: A Unifying Construct for the Social Sciences di Lynn e Vanhanen, del 2012, ed è tratta dal sito jakubmarian.com. Gli autori hanno utilizzato non solo le misurazioni del QI disponibili per ciascun paese, ma anche valutazioni standardizzate degli studenti (TIMSS, PISA) e correlazioni note tra QI e risultati di tali studi.

E’ importante notare che, a causa di inevitabili errori statistici o di rilevazione dei dati, differenze di pochi punti QI potrebbero non essere statisticamente significative

Come spiegato all’inizio, il QI è tipicamente normalizzato in modo che il valore medio dell’intera popolazione risulti 100. Nella redazione della loro ricerca, Lynn e Vanhanen hanno utilizzato un approccio diverso, e hanno calcolato i punteggi del QI rispetto al valore medio del Regno Unito, impostato inizialmente a 100, e poi sceso a 99 in base ai risultati degli studenti raccolti nei database TIMMS e PISA.

Come si evince dalla mappa, la maggioranza delle nazioni europee ha un QI prossimo a 100. Se invece di prendere come valore normale il QI del Regno Unito ci si fosse riferiti al valore globale, quasi tutti i paesi europei avrebbero totalizzato un valore prossimo a 110.

Nella mappa risultano evidenti i migliori sistemi scolastici dei paesi nord europei

In testa a tutti c’è la Finlandia con un valore di 101, seguita dalla Svizzera, dall’Estonia e dai Paesi Bassi, tutti con un valore di 100 punti. Dietro a loro le eccellenza da 99 punti: Svezia, Regno Unito, Germania, Belgio, Repubblica Ceca, Islanda e Austria.

Ancora dietro ci sono numerosi paesi a 98 punti, il cui più grande è la Francia, e poi a 97 punti l’immensa Russia e la Spagna, oltre alla Norvegia. L’Italia si trova dietro tutti i più ricchi paesi d’Europa con un punteggio di 96 punti, appaiata alla Polonia. Fanalino di coda sono il Montenegro, con 86 punti, e l’Albania, che totalizza 82 punti di QI medio.

Se la mappa ci consente di desumere che i sistemi scolastici nord europei abituino meglio le persone alla risoluzione di problemi complessi, è facilmente intuibile che un’economia forte, in uno stato che investa nell’istruzione, porta la popolazione in generale ad avere migliori risultati nei test dell’intelligenza.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...