Non è strano che una città come Napoli, dalla storia antichissima, nasconda nel proprio sottosuolo un’estesissima rete di gallerie, cunicoli, cisterne e acquedotti, risalenti in parte alla Neapolis greca, ma realizzati principalmente in epoca romana.

Il ritrovamento di reperti archeologici greco-romani non è quindi un evento insolito quando nella città si realizzano, per qualsiasi motivo, degli scavi.

Si potrebbe definire invece stravagante il ritrovamento di un deposito di auto e moto d’epoca, a quasi 50 metri di profondità, proprio sotto il cuore di Napoli.

Il ritrovamento è stato casuale: nel 2007, una squadra di geologi che stava controllando le condizioni strutturali della Galleria Borbonica, trovò un passaggio murato che conduceva ad un’ulteriore rete di cave e gallerie, incredibilmente riempita, oltre che da cumuli di detriti, anche da decine e decine di auto e moto rimaste ad arrugginirsi nel ventre di Napoli.

La rete di tunnel conosciuta come Galleria Borbonica fu fatta costruire nel 1853 da Ferdinando II di Borbone, che voleva garantirsi una via di fuga in caso di moti rivoluzionari. Fu progettata anche come un sistema di difesa della Reggia: due ampie gallerie carrabili, e relativi marciapiedi, consentivano il passaggio delle truppe, anche a cavallo, destinate a proteggere la famiglia reale.

Anche se Ferdinando II di Borbone non fu costretto ad usare questa via di fuga, mai completamente finita, la rete di gallerie fu ampiamente usata durante la seconda guerra mondiale come rifugio antiaereo, ed anche come ricovero per molti dei napoletani rimasti senza casa in seguito agli oltre duecento bombardamenti che devastarono la città.

Dopo l’immane lavoro di pulizia fatto da gruppi di volontari, gli ambienti hanno rivelato un’infermeria, docce, servizi igienici, ma anche oggetti abbondati da chi era stato costretto a vivere nel sottosuolo una difficile quotidianità.

Il mistero dei tanti veicoli trovati nelle gallerie ha invece una spiegazione piuttosto banale: dalla fine della guerra fino al 1970, gli ambienti della Galleria Borbonica furono utilizzati come Deposito Giudiziale Comunale. Fu ammassato in questo enorme ventre tutto ciò che proveniva da sfratti e sequestri, ma anche dalle macerie di una città devastata dalla guerra.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.