Un Rifugiato trasforma il suo Villaggio costruendo Case con le Bottiglie di Plastica

Fra il 1975 ed il 1979 i Sahrawi, una popolazione abitante la regione del Sahara, furono costretti dall’invasione delle truppe militari del Marocco a rifugiarsi presso l’Oasi di Tindouf, in Algeria. La guerra durò sino al 1991 e, con il cessate il fuoco, sembrava che si potesse trovare una soluzione per far tornare i popoli sahariani nella loro regione d’origine, ma l’ostracismo del Marocco e la poca risoluzione delle organizzazioni internazionali hanno spostato la data di ritorno ad un indefinito “da destinarsi”.

Oltre quarant’anni dopo l’esodo, i circa 75 mila rifugiati sahrawi sono diventati 160 mila, tutti abitanti una regione con temperature massime che arrivano a 56°C e una natura “crudele”. I rifugiati vivono in tende e case di mattoni che potremmo definire “di fortuna”, che nel 2015 furono in parte spazzate via da una inondazione. Il rifugiato Tateh Lehbib Breica ha pensato ad un modo efficace per ricostruire le abitazioni del campo profughi, un sistema che consenta di avere temperature interne minori rispetto a quelle esterne e che sia facile, economico e veloce da realizzare.

Come materiale base si sono rivelate perfette le bottiglie di plastica che, riempite di sabbia, costituiscono un sistema facile da realizzare, efficiente dal punto di vista dell’isolamento energetico e sopratutto a costo (quasi) zero, ovvero il prezzo del solo riciclo. Raccolte le bottiglie, queste vengono riempite di sabbia e posizionate in modo da formare dei muri circolari. Le case vengono costruite soltanto con bottiglie, sabbia e pochissimo cemento, ma sono resistenti al calore, antiproiettile, ignifughe e anche resistenti alle inondazioni stagionali.

Alcuni dati sulla costruzione delle case in bottiglie di plastica:

  • Ogni abitazione necessita di circa 5.500 bottiglie
  • Per costruire una casa sono necessari dai 7 ai 12 giorni

La prima casa costruita da Breica fu quella per la nonna, che sognava un luogo dove ripararsi dal caldo e dalle alluvioni stagionali, ma adesso le costruzioni continuano a ritmo sostenuto, tanto che le Nazioni Unite hanno premiato l’inventiva del ventottenne Sahrawi con il terzo posto su 3.000 progetti, e gli hanno fornito i mezzi economici per costruire altre 25 case per la comunità con un finanziamento da 55.000 euro. Il premio e il sostegno dell’UNHCR sono un primo passo per iniziare a costruire un luogo migliore per il popolo di rifugiati Sahrawi.

Sotto, il video

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...

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